Nelle pagine di… ‘Dietro la stazione’ di Arno Camenisch (Keller)

“Di notte il papà viene in camera nostra e ci sveglia. Si siede sul bordo del letto e ci spiega cosa è bene e cosa no, chi è buono e chi no, chi ha la testa a posto e chi è un maledetto lavativo e perché uno così bisognerebbe investirlo con la macchina. Passa da un letto all’altro, è tutto contento e ride e poi piange di nuovo, gesticola, parla in rima e canta, bestemmia, scoreggia e dice opplà. Il pesce che ha in bocca gli nuota tra le parole.”

Dietro la stazioneLa Svizzera di Arno Camenisch, autore pluripremiato e dall’incredibile unicità stilistica, non è quella degli stereotipi. Il paese raccontato in Dietro la stazione non è nemmeno un paese, ma una visione multiforme e particolare di quel villaggio di campagna, visto attraverso gli occhi di un bambino.
In un susseguirsi di episodi indimenticabili Arno Camenisch trasporta il lettore in un piccolo villaggio dei Grigioni, lontano miglia e miglia dall’immagine da cartolina della Svizzera. Non si conosce il nome della frazione. Ma si sa che ha “tredici gatti, sei cani, quattro idranti” e una quarantina di abitanti. Qui il mondo esterno si presenta con i treni, il postale e la tivù, ma soprattutto con una lingua, il tedesco, che si insinua nel romancio locale portandovi i fermenti di un mondo che cambia.
La raffinata particolarità di questo testo risiede nella lingua usata da Camenisch, un miscuglio di tedesco, romancio e italiano: una lingua inedita, viva, di grande ritmo, melodica e vicina a quella parlata, una lingua contaminata dal dialetto che restituisce immagini divertenti, tangibili e toccanti. Un mix irresistibile che trascina il lettore alla propria infanzia, dove la lingua viene costruita giorno dopo giorno seguendo quella che Rodari chiamò, con un guizzo di genio, “la grammatica della fantasia“.

(Traduzione dal tedesco: Roberta Gado)

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3 pensieri su “Nelle pagine di… ‘Dietro la stazione’ di Arno Camenisch (Keller)

  1. Bellissima recensione! Peccato che abbia un grave difetto: la “lingua inedita, viva, di grande ritmo, melodica e vicina a quella parlata, una lingua contaminata dal dialetto che restituisce immagini divertenti, tangibili e toccanti” non è la lingua di Arno Camenisch, ma è la lingua che la sua traduttrice ha saputo trovare per dargli voce in italiano. I libri – e questo più che mai – non si traducono da soli e senza il lavoro del traduttore molti lettori non vi avrebbero accesso! Citare il nome del traduttore è non solo un atto di correttezza, ma è obbligatorio per legge. Non dimentichiamolo!Aggiungetelo alla recensione, è importante. Grazie, Roberta

    • Gentile Roberta,
      grazie perla precisazione, utile e assolutamente doverosa. Verificherò quest’obbligo di legge, perchè da noi in redazione non ci è mai stato comunicato nulla.
      Il tuo commento, come quello di altri utenti, è per me sempre fonte di nuove scoperte.
      A presto.
      Grazie per la lettura.
      VB

      • Ciao, ti mando gli estremi di legge:

        Legge 633 (Legge di protezione sul diritto d’autore del 22aprile 1941), comma 3 dell’articolo 70, consolidata al 9 febbraio 2008 :

        /Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta. /

        Buon lavoro! Roberta

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