Uozzamericanbois. We’re back! (day 5, 30 dicembre 2013). Astoria

Shipwreck Peter Iredale - Photo by Violablanca
Shipwreck Peter Iredale – Photo by Violablanca

Partiamo con nello stomaco un bel toast con formaggio e tacchino, così per iniziare bene la giornata. Noi sulla macchina con la Dinky, Michael e Phoebe, Anna & family sulla loro macchina.

Prima tappa pipì sulla strada verso Portland dove ho modo di rimanere piacevolmente stupita per la pulizia dei bagni (esattamente come da noi in certi autogrill…). Una volta a Portland entriamo da Safeway per un buon caffè da Starbucks (io il mio Ginger Brad Latte), un sandwich per la nana, e popcorn per tutti.

Via!

Prima tappa a Elsie per visitare un posto pazzesco: un ristorante-museo e chi più ne ha più ne metta: Camp 18. Pieno zeppo di sculture in legno e vecchi ferri (locomotive, cavi attorcigliati ormai arrugginiti, gru e altro, tutto a cielo aperto come in una grande mostra), merita sicuramente una visita anche la sala interna del ristorante. Per il grande albero di Natale che troneggia in mezzo alla sala, per i bagni alle cui porte sono state usate vecchie asce come maniglie, per i quadri appesi e il gatto norvegese che la fa da padrone su tutta la struttura.

albany-seaside

Riprendiamo la strada fino a Seaside, primo paese che incontriamo sull’Oceano, ma che ci limitiamo ad attraversare mentre io mi sciolgo all’idea di perdere foto e foto di cose tipiche e meravigliose: surf shops, case addobbate nelle maniere più strampalate, la polizia locale con la macchina dello sceriffo parcheggiata fuori, caffè ready to drive e mille altre fantastiche diavolerie americane.

Attraversiamo quindi lo Youngs Bay Bridge: spettacolare, ma ancora nulla rispetto al seguito. Comunque siamo sul Columbia River (the great river of the West) e tutto è molto affascinante, di proporzioni esagerate e fuori dall’ordinario.

Dall’altra parte del ponte siamo ad Astoria, patria degli horror movie (che per me si riduce a The Ring 2, poi arrivano anche a Corto Circuito e I Goonies, Free Willy 2, TMNT 3).

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Prima di arrivare al nostro hotel percorriamo però il ponte che collega Astoria, nello Stato dell’Oregon, allo Stato di Washington: l’Astoria Bridge. Incredibilmente incastonato in questo scenario, il ponte parte da Astoria in alto e pian piano si abbassa quasi al livello dell’acqua per “atterrare” nello Stato di Washington. Una veduta mozzafiato dalla nostra camera (in realtà dalle camere di tutto l’hotel che si estende a L sulla Marina che ha come panorama il ponte).

Andiamo quindi al nostro hotel l’Astoria Riverwalk Inn dove abbiamo acquistato le camere con il Groupon (internazionali siamo!).

Camere: Dinky e Michael hanno una queen single; noi una queen double e Anna una family suite. Pulite, grandi e calde (così calde che noi di notte soffochiamo “maperdavvero” e dobbiamo a più riprese aprire la finestra, sissignori, aprire la finestra poiché si boccheggiava e a nulla è valso abbassare la temperatura!). Mi piace perché è situato sulla Marina di Astoria, affacciato sui suoi pontili con tante piccole barche, per nulla pretenziose e cafone.

Fatto il check in decidiamo di andare subito a vedere il relitto sulla spiaggia (shipwreck) di Peter Iredale a Fort Stevens State Park. E qui…

Parcheggiate le macchine ci incamminiamo verso le dune.

Le scavalchiamo, sabbia nera.

Ed eccolo.

Da togliere il fiato.

Adagiato sulla riva di questa spiaggia enorme, larghissima, lunghissima, infinita a perdita d’occhio, ecco ciò che resta del relitto della Peter Iredale, la nave arenatasi qui nel lontano 1907 in seguito ad un naufragio. E ancora oggi il relitto si offre agli sguardi indiscreti di tutti. Se sei fortunato la bassa marea ti permetterà di entrare nelle sue viscere, altrimenti potrai osservarlo solo da lontano. A noi è concesso di circumnavigarlo, di entrare in quella che una volta era la sua prua, mentre quel che resta della poppa forse giace sommersa dalla sabbia, molto però è stato ormai mangiato dalla salsedine e dalla forza impetuosa di quest’oceano.

Io l’ho definita come una delle cose più belle e maestose che ho visto in vita mia. Ricca di storia, la sua personale tragedia esposta alla mercé di chi ne ha sentito parlare, ne ha letto o ci capita per caso.

La solennità del momento è rotta dallo sguazzare di Phoebe nell’acqua. Dalle grida dei bambini. Dal frastuono delle onde laggiù in lontananza.

L’Oceano è magnifico, potente, impetuoso.

L’uomo di fronte a questa forza della natura è quanto mai piccolo e indifeso. Nulla. Questo il luogo dove lo si percepisce.

Ora è la volta di dirigerci all’osservatorio alla punta ovest più a nord dell’Oregon (chiaro, no?). Siamo alla fine di questa parte della costa, l’ultima parte, dove una torretta sulla spiaggia permette di scorgere buona parte del panorama circostante e, se si è davvero fortunati, anche le balene di passaggio proprio in questa stagione che raggiungono le acque più calde del Messico. Noi non lo siamo stati. Pazienza.

Ora basta, dobbiamo portare a mangiare i 4 monkeys. Ma sulla strada non ci perdiamo una piccola deviazione perché Micheal ha avvistato al margine del bosco le alci. La Dinky mi presta il suo tele ed eccole immortalate, non tanto vicine, non troppo lontane.

Ora davvero basta, portiamoci tutti al nostro meritato pranzo, ora che sono le 16,00.

E ci sediamo al Dodger’s, tipico per il seafood & grill (e dove scopriamo con orrore l’esistenza del “Surf & Turf”, il piatto con carne e pesce insieme, manco fossero un mare e monti dei nostri anni ’80…). Questa volta non mi leva nessuno una Clam Chowder, ma anche l’insalata di accompagnamento con i gamberetti. E poi i calamari alla Kajun style e la baked potato con la sour cream. E poi muoro.

Tanto che alla malaugurata idea di andare all’hotel perché Anna doveva ancora fare il check in, alla malaugurata idea di farmi un attimo la doccia che poi m metto in pigiama e visto che ci sono mi caccio sotto le coperte a fare un pisolino (sono le 17,30), mi risveglio alle 20,00 quando la Dinky viene a bussarci per andare a fare un giro del paese e prendere un caffè. Allora, e solo allora, mi accorgo che anche gli altri due fenomeni stanno dormendo: una con il suo tablet sotto il braccio, l’altro con il fido iPad posato a fianco del suo lettone gigante.

Passiamo.

E facciamo il giro dell’orologio, fino alle 5,30 della mattina successiva. Con boccheggiamenti vari nel cuore della notte.

Goodnight!

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