Uozzamericanbois. We’re back! (day 10, 4 gennaio 2014). Seattle

Me @EMP Museum - selfie
Me @EMP Museum – selfie

Io e il Tato siamo i primi a svegliarci: alle 7,00 lo sento andare in bagno, mi alzo anche io per doccia e capelli. Quando manca poco alle 8,00 eccolo grattare alla nostra porta, la apro e svegliamo anche loro. Dai, colazione e via.

Anche la colazione ha il suo perché: waffle e uova.

La prima tappa è lo Space Needle e oggi, udite udite, la piovosa Seattle è solo un lontano ricordo. Sole e cielo azzurro. La camminata dall’hotel è breve e scopro che siamo anche vicinissimi al Car Wash con il simbolo di Seattle, l’elefante rosa punto di riferimento per orientarsi in città. Troppo bello!

In meno di 5 minuti siamo sotto lo Space Needle. Lo sapevate che è stato eretto nel 1962 per l’Expo? In seguito è diventato il simbolo della città per eccellenza (pare logico domandarsi: la torre Unicredit è il nostro simbolo per l’Expo?). Alto 184 metri gode della particolarità di avere sotto al piano panoramico lo SkyCity Restaurant con pavimento rotante: ci siamo stati e a ruotare è solo la parte esterna in cui i clienti sono seduti al tavolo. Scenografico.

Il panorama dallo Space Needle è, inutile dirlo, incredibile e a favorirlo c’è sicuramente il sole che splende. Giriamo attorno pian piano con il Tato che ci spiega molte delle cose che vediamo: oceano, montagne, strutture e sculture. Sotto di noi anche una casa con 2 giganteschi ragni dipinti sul tetto che sembrano volerla assalire. Poi la struttura dell’EMP Museum: pazzesco, colorato, dello stesso architetto del Museo Guggenheim di Bilbao, Frank O. Gehry. E poi ancora l’elefante rosa del car wash. E poi i padiglioni dell’Expo rimasti a testimoniare l’evento. E poi i grattacieli di downtown e le macchine che passano e il sole accecante. Tutto perfetto.

Facciamo fuori e dentro, dentro e fuori. All’interno un bar, la storia dello Space Needle (compreso il fatto che si pensava fosse stata costruita dagli alieni per catturare gli umani…).

Space Needle - Photo by Violablanca
Space Needle – Photo by Violablanca

Una visita d’obbligo al gift shop, la solita calamita come souvenir e tappa successiva. Sono emozionata.

L’EMP Museum è un’esperienza.

L’esperienza.

Io non ho mai visto un posto del genere.

Io non sono mai stata in un posto del genere.

Io vorrei starci un giorno intero.

E poi tornarci ancora. E ancora.

EMP sta per Experience Music Project e quanto avviene al suo interno, dal momento preciso in cui varchi la soglia, è come ho già detto “l’esperienza”. Ne esco diversa da come sono entrata. Non solo perché arricchita, ma adrenalinica, emozionata, ancor più curiosa e malinconica per essermi persa pezzi di storia della musica, per non esserci stata…

Iniziamo dal terzo piano: una postazione audio con tutta la musica che vuoi da ascoltare e selezionare come la tua preferita. Qui vicino la mostra errante (passata anche da Milano) “Close up” di Martin Schoeller. Felice di averla vista (felice di aver visto che Paris Hilton ha un occhio più grande dell’altro, eh diciamolo).

Sullo stesso piano anche il Sound Lab: una camera della musica attaccata all’altra dove mettersi alla prova. Voce, chitarra, batteria, piano e basso, in ogni stanza entri ed esci e ti cimenti in quello che sai fare (o che vorresti saper fare, come nel mio caso che amo cantare, anche se non mi riesce proprio benissimo…). La nana una scheggia impazzita, corre da uno studio all’altro eccitatissima e felicissima. Io scatto e amo. Questo posto, la sua potenza. In alcuni studi puoi anche registrare il tuo pezzo e avere la tua musica incisa per sempre! Ma non solo… Esiste un vero e proprio palco in cui tu e la tua band sarete protagonisti assoluti on stage! Chiunque abbia una band può venire qui e suonare e cantare e registrare il proprio cd mentre ti scattano foto e ti creano un vero e proprio poster e un video di tutta l’esperienza. Penso ad un amico e alla sua band… Il mio amico Rockstar.

Al secondo piano la Sky Church, lo spazio immenso con megaschermo che ricorda il palco di un concerto. Le immagini si susseguono: quando passiamo noi stanno trasmettendo i Red Hot Chili Peppers e il loro “Give it away”, rigorosamente live!

Passiamo oltre, avremo modo di sederci e assaporare con calma questo luogo.

A questo piano 2 attrazioni: il museo Fantasy e quello dell’Horror.

Mi tocca entrare nel primo. Fantasy: worlds of myth and magic. Tutti i film che si vedono a casa nostra, il Signore degli Anelli, lo Hobbit (esposte fino a oggi 3 pagine originali del manoscritto di Tolkien, vietatissimo fotografarle), le cronache di Narnia, il mago di Oz, Harry Potter e Biancaneve, con tanto di drago in gabbia. La nana lo ha apprezzato molto, inutile girarci intorno.

Anche una sezione dedicata alla Fantascienza, pare sia molto ricercata e per i veri amatori del genere. Un percorso breve ma intenso mostra artefatti cinematografici e libri SciFi. E tra teschi di Terminator e xenomorfi di Alien spunta anche la poltrona del capitano Kirk. Sapevatelo! Questa sezione è inserita nella parte dedicata all’Horror (vietata ai minori di 14 anni, secondo voi la nana invece che fa?).

Can’t look away: The lure of Horror film. Una parola su tutte: se pensate di sapere davvero cosa sia la paura, fate un giro qui dentro, dove la paura viene espressa attraverso cult movies, ma anche attraverso la biologia, la storia e la cultura contemporanea. Ho amato la Scream Booth, una stanza dove appoggi la mano ad uno schermo, non so come, ma riconosce se sei uomo o donna e ti mostra immagini dai film più famosi di donne o uomini che urlano e poi tocca a te: sei inquadrato e alla fine del countdown devi urlare come non mai. Click. Foto scattata. Risultato: da paura!

We... And our scream! - Photo by Violablanca
We… And our scream! – Photo by Violablanca

Al primo piano loro: Jimi Hendrix e i Nirvana.

Hear my train a comin’: Hendrix hits London. Un percorso attraverso testi delle canzoni, le chitarre originali (come quella sotto teca usata a Woodstock nel 1969), outfit oltraggiosi e una cineteca dei concerti da far impallidire gli archivi della Rai. Emozionante.

E poi loro… Nirvana: Taking punk to the masses. Tutto il loro mondo e la loro personale rivoluzione grunge, dalla prima cassetta ai bedge dei concerti, a foto personali (quella di Courtney Love, per esempio), a testimonianze video di manager e di chi li ha conosciuti, a tutta la loro musica. Nessun accenno alla fine di Kurt Cobain. Meglio così.

Sono passate 4 ore, dico 4. La nana ha fame, ci sfianca. A malincuore, sincero e profondissimo malincuore, ce ne andiamo. Ma prometto di ritornarci, una sola giornata, tutta da dedicare all’EMP. Magnifico!

(Consiglio: comprate i biglietti online, risparmierete 5$.)

Andiamo a pranzo (sono ormai le 14 passate) all’Whole Foods Market, un market (appunto) dove comprare e mangiare, se ti va, all’interno., tutto quello che vuoi.

Desideri una cosa in particolare?

C’è.

Noi optiamo per una cosa schifosamente sana: una Shrimp Thai Basil Soup. Che triste…  Ci rifacciamo con un mega burrito con dentro di tutto.

Sulla strada verso il market mi stavo scordando l’incontro ravvicinato con i soliti scoiattoli ammaestrati che sembrano vivere solo qui negli USA! Ammaestrati perché ti vengono a prendere il cibo direttamente dalle mani, uno spettacolo!

Un passaggio in hotel per un relax di una decina di minuti e via di nuovo. Anche se siamo tutti morti. Andiamo quindi sul mare, al parco dove ci sono le opere d’arte, ma tra una foto e l’altra ce lo perdiamo perché chiude mezz’ora dopo il tramonto, quindi alle 17,00. Mannaggia.

Sono ufficialmente morta, chiedo di tornare in hotel, ho freddo e sono sfiancata.

Relax, escono loro per prendere da mangiare, di nuovo all’Whole Food Market e facciamo un’americanata: ce lo gustiamo in camera (figata!). La nana si è presa riso e uova sode, io ho chiesto mirtilli e lamponi, loro di tutto di più.

Goodnight…

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