Uozzamericanbois. We’re back! (day 11, 5 gennaio 2014). Seattle, last day…

Me al muro di gomma. Gomma americana. La cicca. Uno schifo.
Me al muro di gomma. Gomma americana. La cicca. Uno schifo.

Oggi si fa con estrema calma perché abbiamo il check out e la prima cosa da vedere apre alle 10,00. Quindi come si fa anche oggi che sono sveglia dalle 7,00? Ammazzo il tempo, ravano su fb per vedere che succede in mia assenza.

Colazione, torniamo in camera per chiudere i bagagli, ultime foto (alla nana che legge la pagina comics del giornale che ci lasciano tutte le mattine fuori dalla stanza) e via. Stamattina prendiamo la macchina e ci spostiamo con lei verso la meta: biblioteca, Waterfall Garden Park e il Pike Market.

Prima meta il Waterfall Garden Park, delle vere e proprie cascate che la UPS ha regalato alla città di Seattle nella loro prima sede, quella storica, prima di trasferirsi altrove. Cascate in città, mai vista una cosa del genere. Sono immerse in un giardino con tavolini e sedie in ferro battuto e posso solo sognare come sia in primavera ed estate con un clima diverso stare qui seduta a leggere con il rumore dell’acqua che cade in sottofondo. Click!

Oggi la giornata è altrettanto splendida, non fa eccessivamente freddo e per strada nemmeno un’anima. La domenica se la godono qui… Camminiamo quindi padroni delle strade di Seattle. Scatto all’impazzata, grattacieli, gabbiani affamati perché qualcuno si è perso una valanga di pane per strada, il Pioneer Building, e tanto altro.

Di fronte al’YMCA (i nostri ciellini) – con foto d’ordinanza sulle note della ben più famigerata YMCA dei Village People – eccoci alla biblioteca di Seattle (The Seattle Public Library), dalla struttura irregolare. Sembra quasi fatta peccato che oggi apra alle 12,00…Ma che, mi avete fatto uno scherzo perché io ci volevo andare e voi no?

Io vado in tutte le biblioteche dei posti in cui mi trovo (compresi i cimiteri, metti link), e ad ora vince per la magnificenza e l’emozione che mi ha suscitato quella del Trinity College di Dublino e a seguire la Biblioteca Pubblica di Amsterdam.

Passeggiando per Downtown arriviamo alla meta finale: Pike Place Market, finalmente. La Dinky mi ha detto che lo si vede in tutti i film, non ce ne viene in mente mezzo, sarà…

Il lancio del pesce @Pike Place Fish Market - Photo by Violablanca
Il lancio del pesce @Pike Place Fish Market – Photo by Violablanca

Quello che sappiamo è che la pescheria che si trova subito all’entrata è famosa per il lancio di pesci: tra i commessi, ma quel che peggio addosso alla folla quando si accalca curiosa per vedere cosa succede (il Tato dice che il pesce che lanciano addosso sia finto, sarà una delle sue palle?). Poi sappiamo che qui è nato il primo Starbucks, nel lontano 1971, annata a noi cara, la nostra buona annata. E, terza cosa, la parete ricoperta di gomma americana, insomma la cicca.

Entriamo. Ed eccola: la Pike Place Fish Co. E subito assistiamo al lancio del pesce… Al banco sono esposte meraviglie del mare: granchi giganti, aragoste e ogni ben di Dio (compreso il Monk Fish, la rana pescatrice dall’aspetto davvero equivoco: sembra la bocca della verità, se infili la mano e menti te la mangia!).

Monk fish @Pike Place Fish Market - Photo by Violablanca
Monk fish @Pike Place Fish Market – Photo by Violablanca

Banchi di frutta coloratissima, di verdura perfettamente impilata, tanto artigianato più o meno decente, il pezzo forte del Pike Market è sicuramente il food.

Poi usciamo sulla strada ed eccolo lì, davanti a noi: il primo, il vero, il solo e l’originale. Il primo Starbucks, quello del 1971 è qui davanti a noi. Scommetto che nessuno conosce la vera storia, cioè quella dell’amministratore delegato che viene in Italia (a Milano), si innamora della nostra tradizione del caffè e decide quindi di aprire il suo negozio in cui servire caffè. Lo sapevate, eh, eh, eh?

Anche l’insegna è diversa da tutte le altre, a dimostrare che è stato il primo, il solo, l’unico.

Rientriamo per il pranzo nel Market: loro due si fermano da Uli’s Bierstube dove prende meglio il wifi (si vogliono vedere la partita Juve-Roma), mentre io e la nana andiamo a pranzo al Pub: alla Pike Brewery, dove lei si gusta un Chicken Little (pollo grigliato servito con verdure bio), mentre io una Crab Chowder.

Appuntamento alle 13,30 per rientrare in Oregon. Ci avviamo alla macchina, a malincuore lasciamo Seattle. Che ad ora sale tra le mie città preferite al secondo posto, dopo NY.

Seattle, arrivederci.

Arriviamo a casa (mi piace chiamarla “casa”) per ora di cena. Racconti più o meno dettagliati, siamo cotti, e ci gustiamo la cena messicana che ci hanno preparato: tacos di farina e di mais farciti a piacimento con carne di manzo o carne di maiale. Verdurine di accompagnamento, fagioli d’ordinanza, sour cream e corona. Eccellente.

A letto presto, non prima di aver apprezzato il giornale che Michael ha comprato appositamente per me: la Dinky mi dice che in ufficio lo chiamano “il catalogo dei mariti”. Cos’è? Un simpatico giornaletto di 12 pagine dove compaiono in bella mostra gli ultimi… Arrestati. Sì, avete letto bene. Un bel catalogo degli ultimi arresti della settimana con tanto di foto scattata al momento dell’arresto. Nome, cognome, località (si tratta di criminali della contea) e crimine per cui sono stati arrestati. Non tutti gravi, ma comunque che sputtanamento! Tanti begli esemplari, qualche donna chiaramente, ma la chicca è la mugshot, cioè la foto segnaletica della settimana. Questa volta un gentiluomo che ha sempre massacrato la moglie, ma quest’ultima pare essersi finalmente rotta le palle e l’ha massacrato a sua volta colpendolo con calci ripetute volte in faccia (la foto è molto eloquente). Brava gente.

Grazie Michael, questo è un prezioso cimelio.

Goodnight…

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