Uozzamericanbois. We’re back! (day 13, 7 gennaio 2014)

Stranezze @Walmart
Stranezze @Walmart – Photo by Violablanca

Oggi si avverte in tutto e per tutto la pesantezza dell’ultimo giorno in questa casa, in compagnia della nostra famiglia…

Ma abbiamo un sacco da fare.

Prima di tutto stamattina la Dinky esce prima di noi perché deve tornare in tribunale per la fine della causa di giovedì scorso. Noi finiamo colazione e la raggiungiamo. Mannaggia, giusto ieri sera avevo appena detto “che bello, da quando siamo qui non ci siamo mai beccati la pioggia” e oggi? Pioviggina.

Arriviamo in tribunale (oggi anche la nana al seguito) con qualche minuto di ritardo, spero non sia già tutto finito. Fuori dall’aula 3 (quella in cui si tengono le cause per gli adolescenti “un po’ scalmanati”) troviamo la Dinky che parla con l’avvocato che abbiamo già visto la scorsa settimana. Mentre loro discutono fitto fitto eccolo! Lo vedo arrivare e subito colpisce la mia attenzione. Non per qualcosa in particolare che me lo faccia adocchiare, no. Non per la donna al suo fianco che intuisco dopo qualche frazione di secondo essere una poliziotta, no. La sua poliziotta.

Secondo la Dinky, che subito mi viene vicino non appena mi vede cadere la mascella, è stato appena arrestato. Non ha ancora la divisa che ti danno dopo qualche ora dall’arresto. È ancora in abiti civili insomma.

E mentre mi sfila davanti ecco che qualcosa cattura definitivamente la mia attenzione: le manette alle caviglie e a seguire, non appena alzo lo sguardo, quelle che gli legano i polsi. Stanno chiacchierando, lui e la poliziotta, tra l’altro lui sorride pure. Cosa si staranno dicendo? Forse lei gli sta dando le istruzioni operative su cosa succederà a breve. Lo conduce in una stanza che non è un’aula, forse un ufficio dove si cambierà. Scatto, ma troppo tardi perché ero imbambolata…

Entriamo ora nell’aula dove non c’è il giudice della scorsa volta (Papa Smurf, leggi il day 8), ma una donna. Sono già tutti ai loro posti, quindi intuisco che l’udienza sia già iniziata. E dopo appena qualche parola del giudice finisce tutto. Ma come? Ci risiamo?

All’uscita arriva la spiegazione: anche questa volta il padre non si è presentato. La figlia quindi d’ufficio è stata “riconsegnata” alla custodia della madre. Tutti sono felici e sollevati. La ragazzina, che continuo ad osservare, ha 13 anni. La osservo in cerca di un’amozione, in cerca di un sorriso per essere tornata dalla mamma. Nulla. La mamma ha un toy boy, pare davvero più giovane di lei. Ma non pensate al toy boy hollywoodiano, ad una madre imbellettata. Qui si tratta di persone semplici. E il fatto che non ci sia emozione nei gesti e negli sguardi, mi spiegherà la Dinky dopo qualche minuto, è solo dettata dal fatto che la ragazzina è comunque problematica, ha vissuto un’esperienza non facile, ha trascorso buona parte della sua vita con un padre anaffettivo.

La cosa drammatica è che, ci spiega ancora, il padre è in diritto di andare a riprendersela per portarla con sé. Ma sono certi che non lo farà per evitare che a questo giro vengano spiattellati tutti i suoi traffici con la marijuana. Io penso solo che la sua sarà una vita basata sull’incertezza. Che si è persa la spensieratezza che dovrebbe caratterizzare l’infanzia. Che sono sconvolta da quante orribili famiglie esistano. E che mi bacio i gomiti per me e per mio fratello in principio (noi sappiamo perché). E continuo a ribaciarli per avere incontrato Lui e per aver dato e continuare a dare serenità e amore, tanto amore, alla nostra piccola nana.

Saranno banalità, ma smettono di esserlo quando non le si danno per scontate.

All’uscita stiamo tutti sulla macchina della Dinky e andiamo a fare le ultime compere: prima tappa Dollar Tree, uno di quei posti in cui tutto costa 1$. Da noi ci sono i negozi in cui tutto costa (o dovrebbe costare) 1€, salvo poi trovare articoli il cui costo sale. Qui no. Tutto, ma proprio tutto, vale 1$, dal food al non food. E anche qui le dimensioni non si riducono a quelle di un normalissimo negozio di casa nostra. No, sembra un supermercato. Articoli di ogni tipo trionfano sugli scaffali dei vari reparti; stanno inoltre tirando via le cose di Natale ed è già comparsa un’area dedicata a San Valentino. La Dinky ci dice che da loro si sente tantissimo, è usanza che i bambini vadano a scuola con la letterina tutta cuoricini per la preferita o il preferito (del resto Snoopy e i Peanuts insegnano).

Immerse in questo mondo di cuori e cuoricini ci facciamo prendere la mano anche noi e riempiamo il carrellino di pirottini amorevoli con cui la nana vuole fare i cupcakes da portare a scuola per San Valentino. Dio ci scampi!

Questo paradiso della minchiata strizza l’occhiolino proprio a tutti. Anche quando si tratta di comprare i gommini che si usano per alleviare i dolori dai calli sui piedi, ma che nell’intenzione dei nostri sono da usare per sollevare il computer della Dinky al posto dei classici gommini della Tucano che ho io sotto al Mac. Cosa non ci inventiamo…

Da qui si torna a recuperare la nostra macchina e prima di rientrare a casa ultima tappa nel nostro adorato Walmart. Qui invece prendiamo i barattoli di glassa colorata per i cupcake, quelli che al ritorno da Seattle la nana ha usato per decorare il cupcake che Michael le ha preparato. E altre stupidaggini di cui sentiamo non poter fare a meno.

Oggi il pranzo è speciale: accontentiamo il desiderio della nana e ci strafoghiamo di uova e bacon accompagnati da un pancake gigante, di quelli di Shirley May’s (leggi il day 3). Io e Lui andiamo a prenderlo dopo averlo ordinato al telefono ed eccoci per l’ultima volta in questo locale che più caratteristico non ce n’è. Un pancake to go per noi!

Una colazione/pranzo di tutto rispetto.

Al pomeriggio inizio a capire cosa finirà in valigia, dove e come e vado avanti con il mio diario di bordo.

Stasera a cena ci incontriamo per gli ultimi saluti, baci e abbracci con Anna & family e ceniamo a Salem in un cinese che nulla o ben poco ha a che fare con i cinesi a cui siamo abituati qui da noi. E che bocciamo.

Ma la cosa importante era vedersi, promettersi di riabbracciarci prestissimo, e lasciarli andare a casa perché Anna si alza molto presto e i bambini devono andare a scuola.

Anna, i tuoi bambini sono adorabili, divertenti ed è stato un vero piacere aver condiviso con voi qualche giorno delle nostre vite. Torneremo, lo so, ci rivedremo spero non tanto in là…

Goodnight…

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