Uozzamericanbois. #weneverstop – Day 3 – 26 dicembre 2014. Oregon Zoo a Portland

Oregon Zoo, Portland

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Il tempo è ancora dalla nostra parte: non piove e non fa freddo. E se piove riusciamo sempre a scampare lo scroscio. Cielo azzurro e nuvoloni che vanno e vengono. Fa meno freddo che a Milano.

A scombinarci però i piani arriva il nostro eroe: si è ammalato, cosa che succede sempre durante le vacanze per il rilascio fisico. O per la mancanza di smog nei polmoni. Sempre detto che l’aria salubre fa male.

Quindi saltano i piani che avevamo concordato ieri sera con il Tato di andare al mall e poi a vedere le zoo lights a Portland. Tutto da rifare: Lui sta a casa, febbricitante e dolorante, con la speranza e l’intento che si riprenda. Io, la nana, Dinky e Michael invece partiamo presto per Portland così da andare a visitare lo zoo e restare dentro per le luci.

Prima tappa a Portland è al McDrive per un pasto veloce, poi è la volta dello zoo. Entriamo per le 14, un orario che mi sembra esagerato se dobbiamo tirare le 18 per vedere le luci e incontrarci con il Tato, ma alla fine mi rendo conto che non siamo riusciti a vedere tutto. Lo zoo è gigantesco e spesso gli animali sono dei timidoni che non si fanno nemmeno vedere. Ad esempio l’orso polare: nessuna traccia.

Gli ultimi contatti che abbiamo avuto con degli zoo risalgono a un paio di anni fa con il Safari Park di Pombia e lo scorso anno in gita con la sua classe alle Cornelle. Dove gli animali vivono in grandi habitat ricreati per ogni specie.

Qui a Portland è la stessa cosa: zone immense in cui gli animali di ogni specie ritrovano (più o meno) il loro originario ambiente.

Spettacolari condor ormai quasi estinti, facoceri, aquile, orso bruno, giaguari, cougar, elefanti indiani, rettili e manguste, e i bellissimi pipistrelli che vincono il premio come creature migliori dello zoo, si passa dal Great Northwest al Pacific Shores, dall’Asia alle Fragile Forests per finire con l’Africa. Il tutto in un tempo interminabile. Tanto che il buio avanza e le luci si accendono.

Le zoolight sono qualcosa di incredibile, tanto che tutti vengono a vederle in questo periodo e la coda di macchine in autostrada e la fila interminabile di persone in attesa di entrare sono la prova della spettacolarità di questa attrattiva. Luci di tutti i colori a riprodurre gli animali dello zoo, ma non solo. Atmosfere natalizie, paesaggi marinari, draghi e farfalle dai mille colori. Una magia.

Ringraziamo i santi che hanno detto a Dinky di venire sin dal pomeriggio per riuscire a vedere lo zoo prima e le luci dopo, ed avendoci evitato code e freddo. Freddo. Non che la temperatura sia ideale per fare una passeggiata così lunga all’aria aperta, ma avevamo altra opzione? Ne è valsa la pena, eccome, ma che dispiacere sentire la mia bambina alla fine che tremava e che non riusciva a trattenere le lacrime per la stanchezza e il freddo…

Ci riuniamo quindi al Tato e a Valery che sono fuori impossibilitati ad entrare per almeno 45 minuti di coda e decidiamo di andare subito a cena, sono alla fine le 19,30. E su suo suggerimento finiamo in quello che secondo lui era un ristorante tex-mex-fusion, ma che altro non è che un italiano fatto e finito.

Un italiano, capite?

Mingo, con tanto di menù completamente fake che suddivide le pietanze in insalate, primo e secondo. Peccato che nel primo includa anche l’antipasto, un piatto di polpo e nei secondi la pasta (con Gnocchi alla romana – in cui è specificato che “Non ci sono patate”) e le carni (tra cui il “pollo alle cacciatore”). Gesù…

Comunque il mio polpo con pomodorini arrostiti e spezie era piccantissimo, ma davvero delizioso. La nana ha preso la pasta al sugo di carne, che credevamo fosse un ragù invece erano straccetti di carne, anche questo molto saporito. Non mi dilungherò sulla caraffa di Averna che mi hanno portato quando ho chiesto l’amaro: con tanto di cannucce, come se fosse davvero un cocktail. E che comunque mi sono finita alla goccia.

Appena saliamo in macchina crolliamo addormentate entrambe. A casa Lui sembra stare meglio, e del resto domani è un altro giorno…

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