Uozzamericanbois. #weneverstop – Day 7 – 30 dicembre 2014. Ancora dall’Oceano…

Newport (Nye Beach)

foto 1

Nottata infame: Lui russa come se avessi al mio fianco un carrarmato, un cingolato, che ne so io… Mentre le due ladies se la dormono alla grande. Il rumore dell’oceano nel cuore della notte è attutito dallo spessore del vetro, peccato.

Quando spunta la luce lo sguardo va inevitabilmente fuori dalla finestra: scosto i tendoni e lo spettacolo è anche oggi imponente. Stamattina persino Lui che non fotografa mai nulla non resiste alla tentazione di immortalare la scena.

La Sammy è l’ultima a svegliarsi, nonostante Anna mi abbia detto che in genere tra le 6 e le 7 è già in piedi. Invece da noi si dorme. Loro. Sono le 8, con calma, molta calma, andiamo a fare colazione e devo dire che la sorpresa non è affatto piacevole: quello che offre il motel mi intristisce, waffles congelati da rinvenire mi intristiscono, quindi afferro una banana e ringrazio il cielo che la Dinky abbia bussato poco prima con un caffè di Starbucks.

Quando poi tutti sono pronti ci dirigiamo con le macchine alla volta della gita di oggi: Florence, lungo la 101, la nostra Aurelia in pratica, che corre lungo tutta la costa a sud. Ci fermiamo ogni tanto per catturare degli scorci scenografici da paura, come per esempio la spiaggia che ospita centinaia e centinaia di sea lions. Rumorosi, divertenti e tanti. Tantissimi.

E qui avviene la scena da film. Quella in cui noi stiamo parlando in italiano e un lui qualunque si avvicina e dice: “Italiani? Ciao, mi chiamo Massimiliano“. Vive a Eugene da 6 anni, sposato con una ragazza della zona, ma con la quale ha vissuto a Firenze fino al momento in cui, raccattata baracca e burattini, famiglia con 2 bambini annessa e connessa, ha deciso di mollare tutto per ricominciare qui, inseguendo il sogno americano. E a suo dire si sta bene, si sta molto bene, anche se la madre patria manca. Per tante e piccole cose. Ma la situazione italiana era (ed è) diventata esasperante. E bla bla… Non solo cervelli in fuga. Anche famiglie fatte e finite. Meditiamo gente, meditiamo…

Le soste sono anche caratterizzate dalla presenza di molti volontari pronti a spiegare cosa sta accadendo al largo, laggiù nell’Oceano: questa è infatti la settimana in cui le balene si muovono verso il Messico (ne avevo parlato a gennaio 2011 QUI). E molti si fermano nelle piazzole per osservare l’orizzonte, ma senza cannocchiale gli avvistamenti sono difficili. Tranne Lui che riesce in uno di questi stop a vedere gli sbuffi delle balene.

E anche gli altri.

Io no.

Sigh.

Rassegnata mi avvicino ai volontari che presenziano queste zone di avvistamento e che spiegano nel dettaglio il funzionamento della fisiologia dei cetacei, come si nutrono e come si muovono. Sono persone accomunate dalla passione per la natura, generose di particolari. Ascoltarli è un piacere e scopro così cose nuove. Come ad esempio che non hanno denti, ma una sorta di spatola su cui si deposita il cibo (costituito da piccoli organismi, il famoso plancton) e che viene poi leccato per essere ingerito. Una sorta di “forse non tutti sanno che…”.

Prima di arrivare a Florence ci fermiamo anche al Spouting Horn, una cavità naturale che a seconda delle maree e della quantità di acqua che vi entra crea il caratteristico sbuffo o geyser o spruzzo. Detto anche “sputo” (da qui il nome “spouting”).

Ah, la temperatura odierna? Oggi fa un freddo inenarrabile, impossibile stare senza guanti, mi si congelano le mani. Tanto che qui a Spounnting Hole le pozze d’acqua lungo la strada sono ghiacciate. Ma il blu del cielo in contrasto con quello del mare ha la sua sporca motivazione di essere così

Arriviamo a Florence che è ora di pranzo.

Florence mi ricorda molto Seaside, visitata lo scorso anno sempre tutti insieme mentre eravamo ad Astoria (QUI dove ne scrivevo): strada principale piccola, piena di negozietti tipici che vendono cose da mare (surf shop), ristorantini e t-shirt shop dove trovo delle magliette troppo belle a 5,00$. Poche macchine che passano per la strada, ne approfittiamo per portare a spasso i cani prima di andare a pranzo.

E andiamo al Margarita Deck dove mangio un burrito. Niente margarita da bere. Acqua.

Quando usciamo riprendiamo le macchine per dirigerci verso le dune, una zona vastissima che gli amanti dei quad conoscono bene, dove possono scorrazzare per miglia e miglia a bordo dell’Oceano. Purtroppo la temperatura è davvero insopportabile, il gelo è pesante. Scendiamo per avvicinarci ad un molo dove ci sono tre persone intente alla pesca del granchio, cosa che fanno abitualmente anche la Dinky e Michael.

Come avviene la pesca al granchio? In grosse gabbie di ferro viene piazzata un’esca, in genere qualche pezzo di carne di pollo puzzolente, fissata ad una cima e buttata giù. Il tempo di immersione è di circa una ventina di minuti. Poi si tira su e si fa la conta: non più di 12 crabs al giorno, solo i maschi e non le femmine.

L’aria è gelida, rientriamo in macchina per andare a cercare se qualcuno sta scalando le dune con i quad.

E troviamo un gruppo che è appena partito. Vederli arrampicarsi con il loro mezzo su queste dune gigantesche è spettacolare. Mi piacerebbe scalarne una perché immagino le foto spettacolari circondata dalla sabbia. Ma niente, è vietato.

E per la serie “lo sapevate che”… Lo sapevate che qui per andare sui quad occorre un patentino specifico? E lo sapevate che per la pesca al granchio e ai gamberi occorre una licenza dal costo annuale di 5,00$? Eh? Eh? Lo sapevate?

Io no.

Rientriamo a Newport in tempo per fare andare a sguazzare in piscina i bambini per un’oretta prima di cena. Cena che si consuma in un thai, nulla di speciale. A nanna.

Domani è l’ultimo dell’anno.

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