Uozzamericanbois. #weneverstop – Day 11 – 3 gennaio 2015. Multnomah falls – Hoodriver (Full Sail brewery, Naked Winery)

I nostri primi programmi di andare a Vancouver (Canada) naufragano a causa delle pessime condizioni meteo: danno freddo e pioggia per i 2 giorni che avevamo programmato, quindi abbandoniamo l’idea. Il Tato ci ha proposto ieri sera le cascate Multnomah. Anche la Dinky me le aveva mostrate in foto e vedere quelle immagini di neve e gelo non è che mi avesse scaldato il cuore, diciamola tutta.

Ma prima di ammettere quanto sono stata felice di questa gita, devo dire che la mia giornata è iniziata con un solo pensiero: “Ma è vero? L’ho fatto davvero il tatuaggio?”. E dopo aver acceso la luce sul mio comodino me lo sono rimirata. Insomma, ancora crostoso, ma fiera e felice.

Dopo colazione partiamo presto perché l’appuntamento con il Tato e la Valery è a Portland per le 11. Ci incontriamo in un garage dove lasciamo la nostra macchina e andiamo tutti con quella del Tato e a farci compagnia anche Mister, il pit bull bianco di Valery, che non appena entriamo in macchina impazzisce. Lui è un cucciolone.

portland-multnomah

Per fortuna avevo capito male e la strada da Portland alle cascate è di soli 40 minuti, tempo che vola davvero. Purtroppo la giornata è all’inizio caratterizzata da una pioggerella fine fine, anche se partiti da Albany c’era un sole splendido e una temperatura gradevole. Lungo la strada invece a farla da padrona è una leggere nebbiolina che coprirà l’intera passeggiata alle cascate.

Passeggiata sì.

O scarpinata.

Perché uno non è che arriva alle cascate, le vede, dice “uh, che belle”, scatta qualche foto, magari si spinge fino al ponte direttamente sotto la cascata e via, finito.

No.

Qui a Multnomah Falls se non ti incammini lungo la strada (spacciata come un solo miglio, ma mentono, sappiatelo!) che ti porta in cima alla cascata non sei nessuno. E sei venuto per niente.

Non posso ovviamente subire l’onta di esserci venuta a vuoto, quindi rimarcando il fatto che odio camminare e odio la natura mi inerpico.

Che comunque, scherzi a parte, la salita è lunga sì (un’oretta di camminata tranquilla su una stradina asfaltata), che pensi mentre vai su “santissima miseria ladra, quand’è che finisce?”, perché i geni hanno messo dei paletti a segnare i punti di risalita, man mano che si cambia direzione (della serie salgo monte a destra, arrivo alla curva che mi fa andare monte a sinistra e così via). Bene, ad ogni cambio di direzione, dicevo, un paletto ti segna questo benedetto “1 di 11”, poi “2 di 11” e così via, che io penso solo sia una maledizione, perché anche se i numeri cambiano non è che si esauriscono e l’agonia della salita è scandita da questo conto alla rovescia che, a mio modesto avviso (quello di una che odia camminare, lo ripeto nel caso non si fosse capito) prolungano solo l’agonia anziché essere un toccasana.

Poi arrivi in cima e inizia una discesa.

No, non vale! Volevo che il ritorno fosse tutto in discesa, ora avrò anche questa salita da fare!

Il tratto è breve, non più asfaltato, ma fangoso.

E poi sei in cima.

Sopra la cascata.

Miracolo! Sono sopravvissuta.

E dall’alto vedi la maestosità e la potenza di quest’acqua che si getta a capofitto di sotto. Ne vedo solo una parte, va bene, la nebbia c’è, ma vuoi se ne è valsa la pena? Soprattutto perché mai avrei immaginato di crepare di caldo, qui in Oregon, facendo questa cosa.

E invece…

Cronometro la discesa, manco fossi una naufrago che non vede l’ora di toccare terra: 29 minuti. Miseria, la camminata di oggi mi dispensa dal farne un’altra nel corso dell’anno. O forse è solo servita, in parte, a bruciare le calorie che mi ingurgito giornalmente con sandwich di tacchino e formaggio a colazione, hamburger e salsine varie.

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Siamo affamati, convinco la nana a resistere dal rimpinzarsi con schifezze dello snack bar e via verso Hoodriver.

fino a hoodriver

Pranziamo in una brewery, alla Full Sail. Dove faccio un errore madornale: chiedo che mettano nel mio buonissimo hambuerger il blue cheese. Ovvero, come rovinarlo. Peccato.

Comunque la qualità del cibo qui alla Full Sail è eccezionale, per le birre… Vale un po’ il discorso della Rogue di Newport (QUI dove ne parlo): anche provando le più blande, trovo sempre un retrogusto amarognolo che mi disturba. Ma, ripeto, non faccio testo io, mi limito a Corona e San Miguel.

Dopo pranzo (sono ormai le 17) andiamo alla Naked Winery, almeno mi rifaccio un po’. Solo che io pensavo che questa fosse un vigneto dove fare le degustazioni, come ce ne sono un sacco nella zona (lo sapevate che qui si produce anche il vino?) e invece mi ritrovo in una vineria.ma guai a chiamarla semplice e banale vienria. Questo è un paradiso per me.

Perché tutto ruota intorno al sesso ed è tutto un’allusione unica. A partire dai nomi dei vini, proseguendo con i gadgets venduti e terminando con la possibilità di fare foto idiote (che non mi sono ovviamente risparmiata) con tatuaggi finti e cartelloni vari.

Bellissima! Il vino? Come dice Lui, succo di frutta, siamo abituati ad altro.

Alle 18 circa rimontiamo in macchina, dopo aver fatto pascolare un po’ Mister e via verso Portland, poi Albany. Tutti secchi in macchina, io cerco di stare sveglia nella tratta Portland-Albany, ma che fatica.

Giornata intensa, saltiamo persino la cena.

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