Uozzamericanbois. #weneverstop – Day 12 – 4 gennaio 2015. Il riposo ad Albany. Il bowling a Portland: Sunset Lanes

Oggi è la giornata della calma. Del riposo. Del sistemare e ordinare, del finire per poi ricominciare.

Iniziamo con una colazione nuova: la Dinky insegna a Lui a preparare la Jailhouse Breakfast, le uova cotte dentro la fetta di pane, colazione inventata dai galeotti a cui hanno pensato bene di affibbiare questo nome. Deliziosa, facile quindi ripetibile.

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Dopo si va per un ultimo giro da Costco (la scusa è comunque la spesa che Dinky e Michael devono fare), si pranza a casa e si iniziano (e finiscono) i bagagli. E questo richiede accuratezza e precisione perché questa volta abbiamo anche dei preziosissimi piatti degli inizi del Novecento che Dinky e Michael ci hanno regalato. Sempre più difficile. Pesa, togli di qui e aggiungi di là, alla fine tutto appare sotto controllo. Anche se, il piccolo zaino (che zaino non è perché trattasi di una borsa porta palla da bowling) che avevo riportato ai legittimi proprietari in realtà volerà ancora con noi in Italia. Vabbè, prima o poi si fermerà qui.

Nel tardo pomeriggio invece noi 3 andiamo di nuovo a Portland per incontrarci, guarda caso, con il Tato e la Valery. Regaliamo infatti alla nana una serata di felicità: la portiamo al suo adorato bowling, lo stesso dello scorso anno, quello che le ha fatto scoccare la scintilla (QUI quando ci siamo stati la prima volta).

Quindi ci troviamo dentro al Sunset Lanes per farla prima scatenare nella sala giochi, con il Tato e Valery che le regalano i punti accumulati e con cui lei già si pregusta i premi.

Prima di iniziare la nostra partita andiamo però a cena perché il bowling è strapieno per un evento privato. Allora usciamo, attraversiamo il piazzale ed entriamo nel ristorantino hawaiano dello scorso anno, quello che io avevo erroneamente (mamma mia, non si può mai sbagliare) chiamato Mon-Sat per aver letto sulla vetrina senza aver subito (questione di nanosecondi) realizzato che erano i giorni di apertura, ecchediamine!

Roxy’s, si chiama così. E quest’anno, lo ammetto, perché avevo fame e la mia mamma mi ha insegnato a non avanzare nulla, devo dire che ho mangiato ma non gustato. C’era poco da gustare. Da quando il cuoco originario che c’era lo scorso anno se n’è andato, la qualità conferma anche il Tato è calata. Era tutto terribile. Compresa la pasta con la maionese. Gesù…

Meno male che poi si torna dentro al bowling e posso affogare il disgusto in pinte e pinte di birra. E via alla sfida.

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