EatWith. Ovvero home restaurant. Ovvero casa mia come un ristorante

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È la nuova moda. È il trend da seguire. E io ci sono.

Tutto nasce lo scorso settembre quando Lui torna a casa dal suo club del giuoco del pallone, la tifoseria insomma, e mi racconta che esiste questa cosa del far venire la gente a casa tua per mangiare. A pagamento. Che meraviglia.

Tra l’altro dopo che ormai sono un ottimo host con Airbnb, dopo che abbiamo provato a giugno ad utilizzare Bla Bla Car (ospiti in macchina a pagamento per brevi o lunghi tragitti, nostra era la macchina nella tratta Milano – Barcellona, 3 i diversi “autostoppisti moderni” con una prima tappa da Milano a Nizza per lasciare Francesca che andava in Provenza a raccogliere frutta per l’estate, mettere via un gruzzoletto con cui andare in autunno in India; e poi da Nizza a Barcellona abbiamo invece riportato a casa una coppia, molto signorile, che era rimata bloccata in Francia per uno sciopero aereo. Entusiasmante).

Quindi mi faccio trascinare dal vortice di questa sharing economy e mi metto anche io a spulciare il sito EatWith per capire il come, il cosa, il quando e tutto ciò che ruota attorno a questo nuovo fenomeno.

La trafila. Altrimenti detto il processo di inserimento nel network di host.

Quello che ho passato io è stato lungo, quindi posso solo parlare della mia esperienza (perché so di altri tentativi fatti da amici e/o conoscenti e per sentito dire che appena mandata la richiesta sono stati rispediti al mittente, senza una qualche spiegazione se non una generica).

Quindi io inizio subito a settembre compilando il format sul sito e mandando foto dei miei piatti e della mia cucina in una mail separata. Non contenta organizzo una cena con due fidate io e Lui e facciamo delle foto che mando in una seconda mail. Deve essere piaciuto!

Tempo di risposta: un paio di settimane forse. E nella loro mail mi dicono che il passo successivo consiste nell’organizzare una cena simulando un evento vero e proprio, con tanto di amici, e che loro avrebbero mandato un fotografo per immortalare la serata. Urrà!

Chiamo altre due fidate (una sempre la stessa), ci mettiamo in ghingheri, cucino senza un domani né un perché e aspettiamo.

Sì perché quello sciammannato di un fotografo si è presentato quasi due ore dopo l’orario stabilito.

Scatta quindi foto, sorseggia, mangiucchia e scatta di nuovo (poco importa se si è scordato di immortalare i padroni di casa e deve quindi tornare una seconda volta al volo, ah, l’inesperienza la fa da padrone, ma intanto le foto sono belle!).

Il fotografo manda le foto a quelli di EatWith che mi scrivono per fissare un colloquio via Skype (uh, ma allora è una cosa seria) con Andrea. Che io ormai avevo deciso essere un maschio senza pensare minimamente che oltre confine il nome è femminile. E infatti appena risponde alla mia chiamata eccola: da Tel Aviv con furore Andrea, la stessa che agita le acque sul forum di noi host, la stessa che tiene in mano le redini del nostro destino come host: sua la decisione finale.

La chiacchierata è stata molto veloce, una decina di minuti (dove credo volesse testare il livello di inglese) dopodiché mi dice che ora posso completare il mio profilo con una o più proposte di menù.

In tutto questo siamo a metà ottobre, più o meno. Inizio quindi ad inserire diligentemente i miei dati, scrivo chi sono cosa faccio e dove vado, ma anche perché lo faccio. Passo poi ai piatti, propongo un’idea di antipasti, main courses e dessert con varie ed eventuali e il menù è pronto.

Fosse finita lì.

Ora devo pensare al titolo che credevo fosse il minore dei mali.

Ah, quanto mi sbagliavo.

Dico solo che ad Andrea non andava mai bene un titolo, che mi rimbalza e mi rimbalzava ancora. E allora andavo avanti.

E passa novembre.

E arriva pure dicembre con le sue vacanze di Natale e il nostro viaggio. Credo a questo punto che per liberarsi di me, forse come regalo di Natale, mi autorizza. O forse, semplicemente, il titolo che mi ha suggerito la nana ha colpito:

Food takes life: not only pasta. (cliccateci sopra, si apre sul mio bel faccione!)

Sono host e siamo alla fine di dicembre. Il 3 gennaio arriva la prima prenotazione.

Si aprono le danze.

(Cercatemi sul sito EatWith come Valeria a Milano, siamo in pochissimi…)

Il mio sushi italiano - Credits: EatWith
Il mio sushi italiano – Credits: EatWith
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2 pensieri su “EatWith. Ovvero home restaurant. Ovvero casa mia come un ristorante

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