Expo 2015, Milano. Cose (semiserie) da sapere

Expo, il logo
Expo, il logo

Come affrontare l’Expo? Quando andarci? Da dove iniziare? Cosa vedere? Cosa saltare?
A questa e ad altre domande cercherò di rispondere grazie alla giornate, mattinate, pomeriggi, momenti liberi che mi fanno andare all’Esposizione Universale.

Prima di tutto: andare con i bambini, sì o no?
Ma ovvio che sì (basta che non rompano).
Io ci sono stata con la mia e con 2 sue amiche, tutte di 9 anni. D’accordo, non sono delle piccole mocciose e le si può portare a vedere quasi tutto (siamo perfino riusciti a scamparci il padiglione della Coca Cola che si erano imposte di visitare….). Quindi c’è talmente tanto da far vedere anche a loro, così da renderli partecipi, che una visita con i figli è davvero un dovere morale.
Detta questa che pare un monito da nonna, basta poco per fare felici anche i nostri adorabili mostri, ehm, creature. Uno zainetto con una bottiglia d’acqua da casa, viveri che possono sbocconcellare in ogni momento (MAI all’interno dei padiglioni) e per tutto il resto l’Expo ha da offrire quanto vi serve.

Acqua.
Di sete non si muore..
In più punti sono presenti i rifornimenti d’acqua (CASE DELL’ACQUA – WATER KIOSK) – ANCHE FRIZZANTE – tanto che vi sembrerà paradisiaco bere dalla fontanella acqua con le bolle.

Bagni.
Fare pipì è un diritto internazionale.
In più punti anche i servizi, puliti, colorati, giganteschi e non ho mai trovato fila. Mal che vada vi capiterà di trovare un corridoio chiuso perché lo stanno lavando.

Facendo un passo indietro, cioè ancor prima di arrivare all’Esposizione….
Biglietto della metro.
Mica vero che costa 2,50€ sempre, ovunque e comunque.
A seconda di dove prendete il metro troverete prezzi differenti. Per esempio, dall’ultima fermata del metro in Milano, Molino Dorino, il suo prezzo è di 1,90€. Da Lotto invece 2,00€.
Quindi ocio, non date all’edicolante già 2,50€, che non si sa mai.

Ma torniamo dentro all’Expo.
Consiglio di non arrivare all’apertura, ma qualche minuto (momento, mezz’ora) dopo se volete evitarvi le code disumane di questi giorni. Vi ricordo che si passa al metal detector come e manco fossimo all’aeroporto, quindi se pensate di portarvi la forbicina perché volete farvi le unghie all’aria aperta, ecco, lasciate stare. Anche voi che volete piazzare una bella bomba, lasciate perdere, ve la beccano. E pure quel fucile a canne mozze, aria gente, aria.

Timbri.
Come il Cammino di Santiago.
Potrete testimoniare (e conservare per i posteri) il vostro passaggio a Expo Milano 2015: voi c’eravate! Ogni padiglione ha infatti in dotazione un magnifico timbro (di ogni fattezza e dimensione) che potrete apporre in ogni dove. Il primo posto che mi viene in mente è la mappa di cui dovete dotarvi una volta superati i tornelli di entrata. Troverete dei gentilissimi signori con giubbottino giallo fluo che ve ne forniranno uno, centomila.
Una gioco in più per coinvolgere la prole.

Cibo.
Non si vive di solo scarpinare.
E quindi la pancia va riempita. Ne ho sentite di tutti i colori (e di tutti i prezzi). In realtà ce n’è per tutti: lo street food dei caratteristici kart, le mense alla buona, i baretti, i ristoranti sparsi un po’ ovunque e i ristoranti di alcuni (non di tutti) i padiglioni.
Esempio: il primo giorno ho pranzato “per dovere” al German Pavillon – cibo tipico naturalmente: dallo stinco, al crauto, dal Bratwurst al cavolo rosso passando per il purè e finendo con la classica birra. Prezzo: 20€ a persona.
Il risottino di Oldani (Davide) è ancora lì che mi aspetta, ah, ma arrivo prima o poi…

Consiglio se venite per la prima volta.
Poiché la sede espositiva di Expo ha delle proporzioni davvero enormi, mettevi il cuore in pace e rassegnatevi al fatto che tutto non lo potrete vedere (con una sola visita intendo – a quel punto intervengo io che ci vado spesso, sempre, assai… e vi racconto tutto).
Entrati dopo i controlli di sicurezza il mio suggerimento è di prendere la navetta che fa il giro (esterno) e che passa molto frequentemente; dalla prima fermata (F1o F2) scendete alla fermata F6, lato opposto del Decumano (sapete vero che il lungo corridoio che conduce dall’inizio alla fine si chiama Decumano e che forma insieme al Cardo bla bla…? Toh, leggi QUI).
Dalla F6 rientrate nell’area e che il tour abbia inizio!

Code.
Della serie “ma quando farà veramente caldo, l’ora e quaranta di attesa al Padiglione del Giappone cosa sarà mai?”.
Eh, non lo so davvero, diciamo che se sono cortesi, furbi e intelligenti tutti i padiglioni si dovranno dotare di parasol dalle proporzioni inenarrabili come quelli che ho visto fuori dalla Malaysia (spero non fosse un caso).

E per finire…
Farmacia: se ne avete bisogno, c’è.
Polizia, esercito, caramba, pompieri, ambulanze, crocerossine, infermiere, buttafuori e chi più ne ha più ne metta: ne abbiamo.
Pallino rosso del “voi siete qui”: che vi importa, avete lo smartphone!
Voglie improvvise di bollicine: Ferrari Spazio Bollicine, esiste!
Manganelli per randellare le orde di scolaresche che vi schiacciano i piedi, che fanno caciara e casino: trovateli!

Insomma, mi pare di aver detto le cose principali.
Non so se dirò cosa vedere e non vedere, credo che ognuno debba camminare e valutare. Io pubblico fotografie, ma poiché sono rana dalla bocca larga chissà dove mi spingerò…

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“Un bambino che legge sarà un adulto che pensa”

Un bambino....

Non ho detto nulla di nuovo, una frase che ricorre spesso quando si tratta di divulgare la lettura. E che ho prontamente “rubato” come messaggio che settimana scorsa ho cercato di trasmettere alla classe di mia figlia in cui sono stata invitata a parlare del mio lavoro (tranquilli, ho omesso qualche dettaglio sulla letteratura erotica. Ho detto qualche).

Ed è stata davvero un’esperienza ricca. Per me, perché li ho visti in azione, nel loro ambiente quotidiano, tutti loro che conosco per nome, conosco le famiglie (con annessi vizi e virtù). Loro che non si sono risparmiati con le alzate di mano, con le battute e i sorrisi, con le frasi dette guardandomi negli occhi, anche un po’ tentennanti, con la voglia di far sapere cosa e quando leggono, con il desiderio di far sapere cosa amano e con la voglia di conoscere un po’ di più il mondo “dei grandi”.

Arrivo sempre con un’ansia da prestazione più grande di me, ogni volta che devo parlare in pubblico. Ieri ancor di più, perché questi bambini sono tutti a modo loro speciali. E l’ansia che mi portavo appresso?

Nulla. Mi sono preparata, sapevo cosa dire e anche cosa non dire, ma che poi alla fine ho detto ugualmente. Perché dovevo omettere di raccontargli che quello che ti obbligano a leggere a scuola è una palla? Perché dovevo dirgli che tutti i professori, maestri, insegnanti che dir si voglia, sono dei guru e non sbagliano mai? Sono la prova vivente che la prof di italiano del liceo si sbagliava su di me, e quindi?

Bambina che si annoia. Perchè non legge...
Bambina che si annoia. Perchè non legge…

Mi è piaciuto raccontare loro delle differenze che esistono, a mio avviso tra il libro e la tecnologia, cioè l’immortale e il mutevole, la fantasia e il preordinato. I loro sguardi svegli e attenti mi facevano domandare in ogni istante che lettori saranno tra qualche anno, cosa ameranno e cosa trasmetterà loro la lettura. Io mi auguro mondi meravigliosi e voglia di scoprirne sempre di più. Ma anche una ricerca attenta e spasmodica per affinare il gusto e selezionare cosa varrà davvero la pena leggere. Me li immagino con un libro in mano (o e-reader che dir si voglia) in giro per il mondo. Loro, le parole e la voglia di scoprirsi ogni giorno dei giovani alla conquista di quello che vorranno. Liberi.

Grazie alla maestra S.T., 2C, DSMailand.

Bambino che legge... E sogna
Bambino che legge… E sogna

Formentera mon amour… Kid’s Life. Dancing girls

Andiamo a prendere i nuovi arrivati alla Savina. I genitori stanno su una macchina, io e la nana, con l’amichetta di sempre sulla nostra.

Accendo.

Parto.

E le ascolto.

M: “Qual’è la tua canzone preferita?

nana: “Mmmmmm, Waka waka!

M: “A me piace Loca, la mia mamma me la fa ascoltare la mattina in macchina, mi fa impazzire!

5 anni

Invece quest’estate sulla nostra jeep umpazza, non so perchè, Wild Boys e Hungry like the wolf. Il tutto condito da una radio meravigliosa che trasmette solo musica anni Ottanta: Onda Melodia, sui 91,7FM, qui a Formentera.

DEDICO QUESTO POST E LA SUA MUSICA A CLAUDIA, CHIARA, LAURA E NICOLETTA!!!

Formentera mon amour… Kid’s Life. Or beach Life. Discorsi tra bambini. Edificanti e indicativi…

L’amichetto di turno – dopo aver visto, fotografato, disturbato e infastidito a mille Totti in spiaggia – le dice: “Sai che io a 4 anni ho ricevuto una lettera da Totti?

La mia nana, dopo un attimo di raccoglimento, replica così: “Sai che l’amica della mia mamma invece mi regala un sacco di libri?

Come a dire: due destini, due futuri…