Crema di caffè

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La mia crema di caffé – Photo by ViolaBlanca

Ingredienti:

tre tazzine di caffè (meglio se è espresso)

2 cucchiai di zucchero (o più, dipende dai gusti personali)

200 ml di panna da montare

20 g di cioccolato (io ho usato quello fondente)

Preparazione.

Cominciate con il riporre nel congelatore la panna da montare per un paio d’ore, nel frattempo preparate il caffè e lasciatele raffreddare, fino al raggiungimento della temperatura ambiente.

Riempite un pentolino con dell’acqua ed adagiateci all’interno un recipiente più piccolo, nel quale metterete il cioccolato e lasciate sciogliere dolcemente a bagnomaria.

A questo punto unite il caffè raffreddato con il cioccolato e amalgamate bene. Quindi tirate fuori dal congelatore la panna da montare e montatela insieme allo zucchero in un mixer, poi poco alla volta unite il caffè aromatizzato al cioccolato e continuate a montare fino al raggiungimento di una consistenza piuttosto compatta.

Trasferite in composto nei bicchierini in cui servirete nel congelatore e lasciate fino al giorno di utilizzo (io lo preparo sempre un paio di giorni prima e lo tiro fuori dal freezer la mattina del giorno in cui lo voglio consumare, mettendolo nel frigo per farlo scongelare pian piano).

La servo in bicchierini guarniti o con chicchi di caffè o con granella di macademia, a scelta.

Variazione:

Ho provato a farla anche con la panna vegetale già zuccherata. Squisita.

La mia crema di caffé - Photo by ViolaBlanca
La mia crema di caffé – Photo by ViolaBlanca

(Grazie per l’ispirazione a Come fare di Donna Moderna)

EatWith. Ovvero home restaurant. Ovvero casa mia come un ristorante

Il logo
Il logo

È la nuova moda. È il trend da seguire. E io ci sono.

Tutto nasce lo scorso settembre quando Lui torna a casa dal suo club del giuoco del pallone, la tifoseria insomma, e mi racconta che esiste questa cosa del far venire la gente a casa tua per mangiare. A pagamento. Che meraviglia.

Tra l’altro dopo che ormai sono un ottimo host con Airbnb, dopo che abbiamo provato a giugno ad utilizzare Bla Bla Car (ospiti in macchina a pagamento per brevi o lunghi tragitti, nostra era la macchina nella tratta Milano – Barcellona, 3 i diversi “autostoppisti moderni” con una prima tappa da Milano a Nizza per lasciare Francesca che andava in Provenza a raccogliere frutta per l’estate, mettere via un gruzzoletto con cui andare in autunno in India; e poi da Nizza a Barcellona abbiamo invece riportato a casa una coppia, molto signorile, che era rimata bloccata in Francia per uno sciopero aereo. Entusiasmante).

Quindi mi faccio trascinare dal vortice di questa sharing economy e mi metto anche io a spulciare il sito EatWith per capire il come, il cosa, il quando e tutto ciò che ruota attorno a questo nuovo fenomeno.

La trafila. Altrimenti detto il processo di inserimento nel network di host.

Quello che ho passato io è stato lungo, quindi posso solo parlare della mia esperienza (perché so di altri tentativi fatti da amici e/o conoscenti e per sentito dire che appena mandata la richiesta sono stati rispediti al mittente, senza una qualche spiegazione se non una generica).

Quindi io inizio subito a settembre compilando il format sul sito e mandando foto dei miei piatti e della mia cucina in una mail separata. Non contenta organizzo una cena con due fidate io e Lui e facciamo delle foto che mando in una seconda mail. Deve essere piaciuto!

Tempo di risposta: un paio di settimane forse. E nella loro mail mi dicono che il passo successivo consiste nell’organizzare una cena simulando un evento vero e proprio, con tanto di amici, e che loro avrebbero mandato un fotografo per immortalare la serata. Urrà!

Chiamo altre due fidate (una sempre la stessa), ci mettiamo in ghingheri, cucino senza un domani né un perché e aspettiamo.

Sì perché quello sciammannato di un fotografo si è presentato quasi due ore dopo l’orario stabilito.

Scatta quindi foto, sorseggia, mangiucchia e scatta di nuovo (poco importa se si è scordato di immortalare i padroni di casa e deve quindi tornare una seconda volta al volo, ah, l’inesperienza la fa da padrone, ma intanto le foto sono belle!).

Il fotografo manda le foto a quelli di EatWith che mi scrivono per fissare un colloquio via Skype (uh, ma allora è una cosa seria) con Andrea. Che io ormai avevo deciso essere un maschio senza pensare minimamente che oltre confine il nome è femminile. E infatti appena risponde alla mia chiamata eccola: da Tel Aviv con furore Andrea, la stessa che agita le acque sul forum di noi host, la stessa che tiene in mano le redini del nostro destino come host: sua la decisione finale.

La chiacchierata è stata molto veloce, una decina di minuti (dove credo volesse testare il livello di inglese) dopodiché mi dice che ora posso completare il mio profilo con una o più proposte di menù.

In tutto questo siamo a metà ottobre, più o meno. Inizio quindi ad inserire diligentemente i miei dati, scrivo chi sono cosa faccio e dove vado, ma anche perché lo faccio. Passo poi ai piatti, propongo un’idea di antipasti, main courses e dessert con varie ed eventuali e il menù è pronto.

Fosse finita lì.

Ora devo pensare al titolo che credevo fosse il minore dei mali.

Ah, quanto mi sbagliavo.

Dico solo che ad Andrea non andava mai bene un titolo, che mi rimbalza e mi rimbalzava ancora. E allora andavo avanti.

E passa novembre.

E arriva pure dicembre con le sue vacanze di Natale e il nostro viaggio. Credo a questo punto che per liberarsi di me, forse come regalo di Natale, mi autorizza. O forse, semplicemente, il titolo che mi ha suggerito la nana ha colpito:

Food takes life: not only pasta. (cliccateci sopra, si apre sul mio bel faccione!)

Sono host e siamo alla fine di dicembre. Il 3 gennaio arriva la prima prenotazione.

Si aprono le danze.

(Cercatemi sul sito EatWith come Valeria a Milano, siamo in pochissimi…)

Il mio sushi italiano - Credits: EatWith
Il mio sushi italiano – Credits: EatWith

Calamari ripieni

Il mio calamaro ripieno – Photo by ViolaBlanca
Il mio calamaro ripieno – Photo by ViolaBlanca

INGREDIENTI PER I CALAMARI:

Aglio 2 spicchi (uso quello che ho scartato dalla preparazione del ripieno – vedere più sotto)

Calamari 4

Vino bianco 1 spruzzata

Olio di oliva extravergine 3 cucchiai

Prezzemolo tritato 1 cucchiaio

Sale q.b.

Parmigiano reggiano grattugiato 30 gr

Pane mollica di grano duro 120 gr

INGREDIENTI PER IL RIPIENO:

Aglio 2 spicchi

Pepe macinato fresco a piacere

Vino bianco 1 spruzzata

Acciughe (alici) 6 filetti

Prezzemolo tritato 2 cucchiai

Uova 2 intere

Olio di oliva extravergine 3 cucchiai

 

Preparazione:

Pulire i calamari (qualora non lo avessero già fatto in pescheria. Nel caso, sapete farlo, vero?) conservando le tasche e i tentacoli dai quali occorre estrarre il “dente” (ocio eh?).

In un tegame mettere 3 cucchiai d’olio extravergine di oliva, due spicchi d’aglio che io lascio interi e i filetti di acciuga sminuzzati. Cuocere fino a che le acciughe non si saranno sciolte e poi incorporare i tentacoli tagliati finemente e sfumare con una spruzzata di vino.

Nel frattempo spezzettare e mettere in poca acqua tiepida la mollica del pane di grano duro (ma anche delle fette di pane in cassetta andranno benissimo). Fare ammollare e poi strizzare bene, quindi sbriciolare il pane nella pentola insieme ai ciuffi di calamari per farlo insaporire. Aggiungere il prezzemolo tritato (io non lo metto), dopodiché trasferire il tutto in una terrina per far raffreddare. Aggiungere dopo qualche tempo le uova intere (sempre meglio una per volta per evitare di avere il composto troppo bagnato) e il parmigiano grattugiato (che vi serve anche per asciugare), aggiustare di sale e pepe e mescolare fino a ottenere un impasto omogeneo.

Riempire i calamari con il composto per 3/4 (altrimenti in cottura scoppieranno!) e poi chiudere ogni calamaro con uno o più stuzzicadenti.

Mettere ora i due spicchi d’aglio che ho recuperato dal ripieno nell’olio e farli dorare a fuoco medio insieme ai calamari ripieni, girandoli di tanto in tanto con attenzione, sfumare con uno spruzzo di vino bianco e cuocere per 10 minuti circa, coprendo il tegame con un coperchio. Poco prima della fine della cottura, spolverizzare a piacere i calamari ripieni con il prezzemolo tritato (io non lo uso).

Il mio calamaro ripieno – Photo by ViolaBlanca
Il mio calamaro ripieno – Photo by ViolaBlanca

(Grazie per l’ispirazione a GialloZafferano)

Upstream. Il salmone di Claudio Cerati presentato ieri a Palazzo Parigi

foto-50Ieri sera a Palazzo Parigi, il meraviglioso hotel inaugurato a settembre in stile anni 20 con la cucina di Cracco (il suo secondo ristorante, porto ancora nel cuore la mia serata a cena da Cracco), si è tenuta la degustazione del salmone Upstream di Claudio Cerati. La serata come sempre è stata magnificamente orchestrata dalla meravigliosa Beatrice Pazi a cui rivoglo il mio doveroso ringraziamento (sei sempre la meglio, lo sai vero?).

Upstream letteralmente significa “risalire la corrente”, verbo che rispecchia perfettamente la fatica immane compiuta dai salmoni durante il periodo della riproduzione che dal mare risalgono sino al fiume natio. Provenienti dalle acque delle Faroe Islands, situate tra l’Islanda e la Scozia, grazie ad una commistione tra pratiche di allevamento e ottime politiche, questi salmoni sono completamente privi di antibiotici e ricchissimi di Omega 3.

Una volta pescato il salmone viene immediatamente trasferito in Irlanda per la lavorazione. Claudio Cerati ha messo a punto una speciale marinatura a secco (fatta con sale marino e zucchero) che mantiene il giusto equilibrio tra sapore e morbidezza. A seguire un’affumicatura delicata tutta “made in Italy”.

Se siete amanti del salmone Claudio Cerati consiglia anche come gustare le varie parti del nobile salmone. Io l’ho potuto fare ieri sera grazie ai piatti proposti dallo chef Diego Giglio, direttamente proveniente dalla cucina di Cracco.

Pic by ViolaBlanca
Pic by ViolaBlanca

Trancio di salmone
Spugna allo yogurt croccante e salmone
Rocher di ricotta, erba cipollina e salmone
Salmone e foie gras
Involtino di salmone e carote
Salmone tonic
Croissant farciti al salmone
Crema di rapa rossa e tartare di salmone
Pasta con salmone e lardo
Risotto al sesamo, mela e salmone
Diamante ai pistacchi e salmone
Macarons assortiti
Mini tatin
Operà

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Involtini di prugne e bacon con straccetti di burrata

Involtini di prugne e bacon con straccetti di burrata - Photo by ViolaBlanca
Involtini di prugne e bacon con straccetti di burrata – Photo by ViolaBlanca

Ingredienti per 10 involtini:

10 prugne secche baby denocciolate

10 fette di bacon Tulip (1 confezione da 150g)

straccetti di burrata

Preparazione.

Fare rinvenire in acqua per 15 minuti le prugne e asciugarle bene. Avvolgere ogni prugna nelle fettine di bacon e fermare gli involtini con uno stecchino.
Foderare con un foglio di carta da forno una placca su cui disponrre gli involtini: passare il tutto in forno caldo a 180-200 °C.
Lasciare cuocere per una ventina di minuti, estrarre dal forno e servire immediatamente.
In alternativa si può utilizzare una padella antiaderente, facendo rosolare a fuoco moderato gli involtini per una decina di minuti; il bacon dovrà risultare croccante (crispy).

Variante e suggerimenti: la ricetta originale prevede la decorazione di ogni involtino con un piccolo ciuffetto di menta che, grazie alla sua caratteristica nota aromatica, renderà il piatto decisamente fresco.

(Fonti e Ringraziamenti per l’ispirazione: La Cucina del Corriere della Sera)

Da Cracco. Per una cena di compleanno indimenticabile, unica, eccezionale. Ma spero ripetibile…

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Inutile che io mi dilunghi con parole e parole sulla grande serata che è stata. Il ristorante di Carlo Cracco è magnifico, nel cuore di Milano a davvero due passi dal Duomo. L’accoglienza è ineccepibile. Il servizio superbo. La qualità e la presentazione dei piatti eccellente, da far dire “mai provato una cosa del genere” (e da far pensare anche che io una roba così mica la so fare…). Sapori decisi, accostamenti inusuali, ricercatezza raffinata. Tutto meglio delle mie aspettative. E che emozione quando l’ho visto uscire nella sala…

Ringrazio il mio grande amore (LUI) che mi ha fatto questo splendido regalo.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Ma ringrazio anche i collaboratori di Cracco e lui, il grande in persona. Cosa che ho già avuto modo di fare personalmente, con mia grande faccia tosta e grande simpatia (per molti inaspettata) della star in questione. Perché per me Carlo Cracco è davvero una stella.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Abbiamo scelto entrambi il menù degustazione dei 10 anni, quello che raccoglie tutte le specialità di Cracco. E posso assicurare che si viene coccolati dalla prima portata all’ultima, dopo 3 ore e passa. E ci si alza da tavola inebriati, felici, soddisfatti e con già la voglia di tornare per provare dell’altro.

Cracco è un genio, un uomo affascinante e dal gusto impeccabile. Non poteva che creare dei piatti unici…

Per incominciare... - Photo by ViolaBlanca
Per incominciare… – Photo by ViolaBlanca
Per incominciare... - Photo by ViolaBlanca
Per incominciare… – Photo by ViolaBlanca
Insalata russa caramellata - Photo by ViolaBlanca
Insalata russa caramellata – Photo by ViolaBlanca

Granita al nocino, mandorle e caviale

Crema bruciata all’olio di vaniglia, garusoli e germogli di piselli - Photo by ViolaBlanca
Crema bruciata all’olio di vaniglia, garusoli e germogli di piselli – Photo by ViolaBlanca
Gamberi in salsa rosa, sedano in insalata - Photo by ViolaBlanca
Gamberi in salsa rosa, sedano in insalata – Photo by ViolaBlanca
Orata cotta appena su croccante di nocciole - Photo by ViolaBlanca
Orata cotta appena su croccante di nocciole – Photo by ViolaBlanca
Tuorlo d’uovo marinato - Photo by ViolaBlanca
Tuorlo d’uovo marinato – Photo by ViolaBlanca
Musetto di maiale fondente con scampi e pomodori verdi - Photo by ViolaBlanca
Musetto di maiale fondente con scampi e pomodori verdi – Photo by ViolaBlanca
Risotto e lenticchie - Photo by ViolaBlanca
Risotto e lenticchie – Photo by ViolaBlanca
Filetto di vitello gratinato alle erbe - Photo by ViolaBlanca
Filetto di vitello gratinato alle erbe – Photo by ViolaBlanca
Cremino di cioccolato, olive nere e capperi - Photo by ViolaBlanca
Cremino di cioccolato, olive nere e capperi – Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Lenti a contatto al caffè - Photo by ViolaBlanca
Lenti a contatto al caffè – Photo by ViolaBlanca

E per concludere…

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Grazie a Cracco anche per essersi prestato a fare con me la “magnum“…

Me & Cracco - Photo by ViolaBlanca
Me & Cracco – Photo by ViolaBlanca

Azienda agricola e Agriturismo La Costa, a Perego (LC). La Brianza pura

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Prenotato a metà marzo per un sabato di maggio (!!!), finalmente è arrivata ieri la fatidica data di questa tanto atteso ritrovo fra amici: noi, loro e anche lei. Un posto in cui i bambini sono ben accetti, anzi, il luogo speciale per loro se la giornata è favorevole. E la temperatura di ieri, sabato 4 maggio, era davvero pazzesca: il primo caldo ci ha anche un po’ spiazzati, ma l’atmosfera era quella perfetta. Sole, verde brillante, vita all’aria aperta, bambini felicissimi e accaldati.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Siamo all’interno del parco regionale di Montevecchia e della valle del Curone. La via per raggiungere l’agriturismo ad un certo punto si inerpica, finisce la parte asfaltata e inizia lo sterrato, la strada si stringe. Ci si trova dentro al bosco, quello che ti fa immaginare come possa essere d’inverno con la pioggia, ma anche e soprattutto con la neve. Oggi, per fortuna, è tutta un’altra storia. Quindi ci godiamo la salita verso questo luogo che non sappiamo come aspettarci. Ma la fiducia nell’amica che ha prenotato per noi è cieca, quindi…

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

All’ultima curva ecco l’indicazione per la Tenuta La Costa e una vallata si apre davanti a noi: sulla sinistra appena arrivati la Cascina Scarpata, dedicata al ristorante, più giù sulla destra la casa dei proprietari e la Cascina Costa, riservata agli alloggi perché all’agriturismo La Costa si può anche dormire. Oltre a poter degustare i vini che si producono in questa vigna che è stata riconvertita dopo anni di abbandono.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Il ristorante merita senz’altro una visita (la prenotazione è d’obbligo) sia per la meravigliosa e naturale location, sia per la particolarità dei piatti proposti, quelli della tradizione brianzola. Le sue sale mi hanno ricordato molto quelle del nostro abituale ritrovo per la mangiata di tartufo a novembre (La Commedia della Pentola): una dentro l’altra, arredate in maniera molto curata fin nei minimi particolari, con oggetti di grande gusto e ricercati. In più, la sala in cui ci trovavamo noi e anche altre, sono dotate di chiusure a vetrate automatiche per garantire una privacy maggiore, ma anche per non disturbare gli altri astanti.

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Logo SlowCooking

Il ristorante è abbinato allo SlowCooking. Che cos’è?
SlowCooking vuole portare i valori della terra sulla tavola, promuovere nuovi riti del consumo e favorire la filiera corta. Qui tutte le info.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Cosa abbiamo mangiato.
Un menù della Tradizione composto da:
Uova al cereghin con asparagi
Coppa al forno con verdure di stagione (patate e barba del frate)
Caprini freschi e stagionati di Montevecchia
Biscottini tradizionali con caffé

Cosa abbiamo bevuto.
Brigante bianco e rosso. Ma il bianco è notevolmente superiore al rosso. Parere unanime di tutti noi. Peccato non averne trovato nemmeno una bottiglia da acquistare alla cantina…

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

In realtà è un’ottima scusa per tornare alla Tenuta La Costa.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Torta pere e cioccolato

Ingredienti:

300 gr farina di farro

300 gr fruttosio

5 uova

50 gr cacao amaro in polvere

700 gr pere kaiser

un cucchiaio di olio d’oliva extravergine

una bustna lievito per dolci

vanillina

zucchero a velo

Accendere il forno a 180°. Sbucciare le pere e tagliarle a dadini, lasciandone intera una (per la decorazione finale, se gradita). Mettere in una ciotola grande le uova, lo zucchero e la vanillina. Montare con le fruste elettriche per circa 10 minuti, fino ad ottenere un composto bianco e molto spumoso. Unire al composto di zucchero e uova la farina, il cacao e il lievito setacciati insieme. Aggiungere anche l’olio. Infine unire al composto le pere tagliate a dadini.

Versare il tutto in uno stampo a cerniera ben imburrato di max 24 cm di diametro. Rivestite il fondo della tortiera con della carta forno (meglio, molto meglio!). Completare con 8 spicchi di pera disposti a raggera sulla torta.

Infornare nel forno preriscaldato a 180° e cuocere per circa 30 minuti (fare molta attenzione perchè la cottura più o meno lunga può dipendere da quanto succose sono le pere, quindi dopo circa 25 minuti, o quando ritenuto opportuno guardando la torta, fare la prova stecchino).

Far intipidire la torta e toglierla dallo stampo. Quando si sarà quasi del tutto raffreddata spolverizzarla con lo zucchero a velo.

(Fonti e Ringraziamenti per l’ispirazione: La cucina di D e Ricette Co.Co.Pro – per l’immagine)

Identità golose al Finger’s Garden (Milano)

Appuntamento con la Cucina d’Autore
Finger’s Garden – Photo by ViolaBlanca

Per la prima volta lunedì scorso 23 aprile le Identità Golose sono state ospitate da uno chef non italiano, bensì nippobrasiliano: Roberto Okabe nel suo celeberrimo, ma anche celebratissimo (e osannato) nuovo ristorante Finger’s Garden, che ormai ha visto la luce dall’autunno scorso. Terzogenito, il Finger’s Garden apre dopo il Finger’s di via San Gerolamo Emiliani 2 e dopo quello sulle dorate coste sarde.

Finger’s Garden è un posto incredibile, composto da tanti ambienti articolati su diversi livelli. Molto chic la zona dei tatami, che a seconda delle esigenze può diventare anche appartata grazie a pannelli scorrevoli che creano la giusta e desiderata intimità; la terrazza Maserati offre uno spazio all’aperto riscaldato grazie agli appositi funghi di calore (assicuro la loro efficacia anche al freddoo!) e amo la zona del banco sushi, dove poter ammirare i maestri all’opera nella preparazione di queste non solo esteticamente belle, ma anche assolutamente eccezionali, portate. Mentre vivo nell’attesa di poter finalmente cenare nel Giardino di Okabe, lo spazio esterno in cui è stato ricreato un vero e proprio giardino alla giapponese, con tanto di ponticello e di carpe che ti stanno a guardare.

Finger’s Garden non è un ristorante giapponese. Finger’s Garden porta alla scoperta della tradizione nipponica con la “saudade do Brasil”. Non potrete fare a meno di provare tutto quello che non è banale sushi o sashimi. Qui la storia è ben diversa.

Lo dimostra infatti la serata delle Identità Golose in cui sono stati presentati piatti normalmente presenti nel menù, ma anche alcune specialità.Qui di seguito il menù.

Cocktail di benvenuto (a base di passion fruit)

Bianchetti crispy allo yazu

Ebishingio carciofi con sunomono allo shisso

Accompagnati da Birra Moretti Gran Cru e Acqua Panna

Bianchetti crispy allo yazu, Ebishingio carciofi con sunomono allo shisso – Photo by ViolaBlanca

Tayo e Luna (capasanta scottata con besciamella, gelatina di soia e pasta kataifi croccante)

Millefoglie di tonno, pomodoro e burrata con salsa al tartufo

Seppioline spillo su crema di edamame allo zenzero e salsa yuzu-miso

Accompagnati da Ferrari Riserva Lunelli 2004 e Acqua S. Pellegrino

Tayo e Luna (capasanta scottata con besciamella, gelatina di soia e pasta kataifi croccante) – Photo by ViolaBlanca
Millefoglie di tonno, pomodoro e burrata con salsa al tartufo – Photo by ViolaBlanca
Seppioline spillo su crema di edamame allo zenzero e salsa yuzu-miso – Photo by ViolaBlanca

Saudade do Brasil: sushi di tartare di salmone, guacamole di avocado, uova di salmone e cream cheese

Niguiri sushi di toro e fois gras, Spoon di Gio di salmone e Gunkan e lamina di cetriolo e Riccio di mare fresco di Galicia

Nido di funghi (shitaki, enoki, chiodini e pleorotus) al wok e uova di quaglia cotto a bassa temperatura

Accompagnati da Curtefranca bianco di Cà Del Bosco e Acqua S. Pellegrino

Saudade do Brasil: sushi di tartare di salmone, guacamole di avocado, uova di salmone e cream cheese – Photo by ViolaBlanca
Niguiri sushi di toro e fois gras, Spoon di Gio di salmone e Gunkan e lamina di cetriolo e Riccio di mare fresco di Galicia – Photo by ViolaBlanca
Nido di funghi (shitaki, enoki, chiodini e pleorotus) al wok e uova di quaglia cotto a bassa temperatura – Photo by ViolaBlanca

Involtino di Wagiu Kobe beef con asparagi e umeboshi

Cartoccio di Dentice selavatico, funghi enoki, salsa ponzu e cuore di bambù

Bis di Robata di pollo alla brace su crema di patata al tartufo e merluzzo nero al miso con salsa al wasabi

Accompagnati da Morellino di Scansano Val delle Rose 2010 e Acqua S. Pellegrino

Involtino di Wagiu Kobe beef con asparagi e umeboshi – Photo by ViolaBlanca
Cartoccio di Dentice selavatico, funghi enoki, salsa ponzu e cuore di bambù – Photo by ViolaBlanca
Bis di Robata di pollo alla brace su crema di patata al tartufo e merluzzo nero al miso con salsa al wasabi – Photo by ViolaBlanca

Passione del Brasile con gelatina di passion fruit

Crema di cioccolato bianco al cocco, schiuma di latte di cocco e sorbetto di licis

Crema di cioccolato bianco al cocco, schiuma di latte di cocco e sorbetto di licis – Photo by ViolaBlanca

Caffè Lavazza

Ringraziamenti alla squisita cucina di Roberto Okabe, allo chef Gustavo Young e a tutto lo staff di Finger’s Garden, in particolare all’efficientissimo direttore Alessandro.

BON WEI Chinese Restaurant, il cinese chic a Milano

Lasciate ogni pensiero banale o voi che entrate in questo ristorante cinese. Chiudete gli occhi, poi riapriteli. Sbattete pure le palpebre e rifatevi gli occhi. Sì, siete a Milano, anche se il look interno ve ne farà scordare. Azzardare un new York, me ne rendo conto, è troppo, quindi decidete voi il luogo. Io devo sedermi perché ho una fame pazzesca.

Io e la mia combriccola di amiche del mercoledì sera (Mittwochabendfreundinnen) abbiamo scelto come meta il Bon Wei, un cinese di cui ho spesso sentito parlare, in cui volevo andare da un sacco (anche perché dietro casa), ma che ogni volta cadeva nel dimenticatoio delle possibili opzioni. Non questa volta.

Appena entrata noto subito che giocano a suo favore le luci: basta, basta e basta con i locali bui. L’atmosfera si può anche creare con delle luci sapientemente posizionate e direzionate. Cosa che al Bon Wei sono riusciti a fare. Il nostro tavolo, quello rotondo da occasioni speciali, ha un fascio luminoso che lo sovrasta senza accecare. Mi piace.

E poi toni scuri e rossi accessi. Un buddha qui, divanetti laterali, pietra a vista su alcune pareti là (quelle che ti fanno venire in mente che sarebbe bello avere a casa), intarsi, mobili veri cinesi e, naturalmente, personale cinese. Graziose ragazze dall’accento marcato, gentili e disponibili (anche quando con un secco e quasi urlato NO vietate loro di sottrarvi il piatto perché manca l’ultimo boccone, quello che pareva volutamente abbandonato). Servizio veloce. Mancanza totale della puzza di certi ristoranti cinesi. Unica vera pecca: le bacchette in ferro, sono scivolose e scomode. Saranno stilose, ma non adatte al loro reale scopo.

Credits: Bon Wei Chinese Restaurant

Sulla qualità. Ottima. Inutile girarci sopra. Vogliamo poi parlare delle decorazioni che accompagnano i piatti? No, ammiriamole!

Io ho mangiato:

involtini vietnamiti (non compare nella lista il classico involtino primavera, ma questo lo supera in particolarità – data dalla foglia di menta – eccellenza e leggerezza – fritto impalpabile, come riporta il sito e come posso confermare -)

Involtini vietnamiti – Photo by ViolaBlanca

ravioli di gamberi, eccellenti (anche se ho dovuto mangiare l’ultimo con le mani perché troppo scivoloso per quelle bacchette… Ci penso solo ora, non potevo chiederne di classiche?)

spaghetti di soia piccanti alla carne, dove il piccante, come dire, è deciso

gamberoni piccanti kong pao, leggermente piccanti con verdurine saltate alla wok.

Io mi sono fermata, ma ho potuto assaggiare il dolce:

polpettine di cocco e riso, buone, anche se l’effetto gomma da masticare è innegabile

budino alla zucca con panna, una vera prelibatezza.

Gamberoni saltati con verdure – Photo by ViolaBlanca
Calamari agropiccanti – Photo by ViolaBlanca

In più.

Se venite in macchina non dannatevi a cercare parcheggio: il ristorante Bon Wei è convenzionato con il garage di via Castelvetro 24, in parole povere quello dell’ospedale Buzzi, tanto per intenderci.

ATTENZIONE: non so se al parcheggiatore o al ristorante, ma allo scadere della terza ora si paga il tempo di permanenza eccedente. Naturalmente, come in ogni buona tradizione italiana che si rispetti, quella dei furbi e dei ladroni, non viene rilasciato alcuno scontrino. Anzi, provate a chiederlo. Il “simpatico” posteggiatore si farà beffa di voi dandovi un qualunque altro scontrino, magari quello della latteria dietro l’angolo. Ma si può?

Ci ritornerei? Ci devo ritornare!

BON WEI CHINESE RESTAURANT

Via Castelvetro, 16/18 – 20154 Milano

Tel. 02 341308

Chiuso il lunedì a pranzo