Uozzamericanbois. #weneverstop – Day 7 – 30 dicembre 2014. Ancora dall’Oceano…

Newport (Nye Beach)

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Nottata infame: Lui russa come se avessi al mio fianco un carrarmato, un cingolato, che ne so io… Mentre le due ladies se la dormono alla grande. Il rumore dell’oceano nel cuore della notte è attutito dallo spessore del vetro, peccato.

Quando spunta la luce lo sguardo va inevitabilmente fuori dalla finestra: scosto i tendoni e lo spettacolo è anche oggi imponente. Stamattina persino Lui che non fotografa mai nulla non resiste alla tentazione di immortalare la scena.

La Sammy è l’ultima a svegliarsi, nonostante Anna mi abbia detto che in genere tra le 6 e le 7 è già in piedi. Invece da noi si dorme. Loro. Sono le 8, con calma, molta calma, andiamo a fare colazione e devo dire che la sorpresa non è affatto piacevole: quello che offre il motel mi intristisce, waffles congelati da rinvenire mi intristiscono, quindi afferro una banana e ringrazio il cielo che la Dinky abbia bussato poco prima con un caffè di Starbucks.

Quando poi tutti sono pronti ci dirigiamo con le macchine alla volta della gita di oggi: Florence, lungo la 101, la nostra Aurelia in pratica, che corre lungo tutta la costa a sud. Ci fermiamo ogni tanto per catturare degli scorci scenografici da paura, come per esempio la spiaggia che ospita centinaia e centinaia di sea lions. Rumorosi, divertenti e tanti. Tantissimi.

E qui avviene la scena da film. Quella in cui noi stiamo parlando in italiano e un lui qualunque si avvicina e dice: “Italiani? Ciao, mi chiamo Massimiliano“. Vive a Eugene da 6 anni, sposato con una ragazza della zona, ma con la quale ha vissuto a Firenze fino al momento in cui, raccattata baracca e burattini, famiglia con 2 bambini annessa e connessa, ha deciso di mollare tutto per ricominciare qui, inseguendo il sogno americano. E a suo dire si sta bene, si sta molto bene, anche se la madre patria manca. Per tante e piccole cose. Ma la situazione italiana era (ed è) diventata esasperante. E bla bla… Non solo cervelli in fuga. Anche famiglie fatte e finite. Meditiamo gente, meditiamo…

Le soste sono anche caratterizzate dalla presenza di molti volontari pronti a spiegare cosa sta accadendo al largo, laggiù nell’Oceano: questa è infatti la settimana in cui le balene si muovono verso il Messico (ne avevo parlato a gennaio 2011 QUI). E molti si fermano nelle piazzole per osservare l’orizzonte, ma senza cannocchiale gli avvistamenti sono difficili. Tranne Lui che riesce in uno di questi stop a vedere gli sbuffi delle balene.

E anche gli altri.

Io no.

Sigh.

Rassegnata mi avvicino ai volontari che presenziano queste zone di avvistamento e che spiegano nel dettaglio il funzionamento della fisiologia dei cetacei, come si nutrono e come si muovono. Sono persone accomunate dalla passione per la natura, generose di particolari. Ascoltarli è un piacere e scopro così cose nuove. Come ad esempio che non hanno denti, ma una sorta di spatola su cui si deposita il cibo (costituito da piccoli organismi, il famoso plancton) e che viene poi leccato per essere ingerito. Una sorta di “forse non tutti sanno che…”.

Prima di arrivare a Florence ci fermiamo anche al Spouting Horn, una cavità naturale che a seconda delle maree e della quantità di acqua che vi entra crea il caratteristico sbuffo o geyser o spruzzo. Detto anche “sputo” (da qui il nome “spouting”).

Ah, la temperatura odierna? Oggi fa un freddo inenarrabile, impossibile stare senza guanti, mi si congelano le mani. Tanto che qui a Spounnting Hole le pozze d’acqua lungo la strada sono ghiacciate. Ma il blu del cielo in contrasto con quello del mare ha la sua sporca motivazione di essere così

Arriviamo a Florence che è ora di pranzo.

Florence mi ricorda molto Seaside, visitata lo scorso anno sempre tutti insieme mentre eravamo ad Astoria (QUI dove ne scrivevo): strada principale piccola, piena di negozietti tipici che vendono cose da mare (surf shop), ristorantini e t-shirt shop dove trovo delle magliette troppo belle a 5,00$. Poche macchine che passano per la strada, ne approfittiamo per portare a spasso i cani prima di andare a pranzo.

E andiamo al Margarita Deck dove mangio un burrito. Niente margarita da bere. Acqua.

Quando usciamo riprendiamo le macchine per dirigerci verso le dune, una zona vastissima che gli amanti dei quad conoscono bene, dove possono scorrazzare per miglia e miglia a bordo dell’Oceano. Purtroppo la temperatura è davvero insopportabile, il gelo è pesante. Scendiamo per avvicinarci ad un molo dove ci sono tre persone intente alla pesca del granchio, cosa che fanno abitualmente anche la Dinky e Michael.

Come avviene la pesca al granchio? In grosse gabbie di ferro viene piazzata un’esca, in genere qualche pezzo di carne di pollo puzzolente, fissata ad una cima e buttata giù. Il tempo di immersione è di circa una ventina di minuti. Poi si tira su e si fa la conta: non più di 12 crabs al giorno, solo i maschi e non le femmine.

L’aria è gelida, rientriamo in macchina per andare a cercare se qualcuno sta scalando le dune con i quad.

E troviamo un gruppo che è appena partito. Vederli arrampicarsi con il loro mezzo su queste dune gigantesche è spettacolare. Mi piacerebbe scalarne una perché immagino le foto spettacolari circondata dalla sabbia. Ma niente, è vietato.

E per la serie “lo sapevate che”… Lo sapevate che qui per andare sui quad occorre un patentino specifico? E lo sapevate che per la pesca al granchio e ai gamberi occorre una licenza dal costo annuale di 5,00$? Eh? Eh? Lo sapevate?

Io no.

Rientriamo a Newport in tempo per fare andare a sguazzare in piscina i bambini per un’oretta prima di cena. Cena che si consuma in un thai, nulla di speciale. A nanna.

Domani è l’ultimo dell’anno.

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Uozzamericanbois. #weneverstop – Day 6 – 29 dicembre 2014. Tutti in gita! Sull’Oceano a Newport

Albany – Newport (Nye Beach)

albany-newport

Oggi partiamo per una gita di un paio di giorni sull’Oceano. La nana ancora con i bambini dall’Anna, ci ritroviamo direttamente a Newport.

La Phoebe non appena vede i bagagli si agita come una vera bionda e non sta più nel…pelo, quindi salta in macchina felice e si parte.

La strada verso Newport (la US 20) è la stessa che abbiamo fatto la prima volta (QUI il post che ne parlava), solo che oggi la neve che ci accompagnava lungo certi tratti per fortuna non c’è. E il tragitto mi sembra anche più corto, tanto che poco dopo che alzo la testa da questa tastiera vedo in lontananza il blu dell’oceano. Siamo arrivati.

Ci fermiamo all’entrata della cittadina, al Newport Café per pranzare e riunirci finalmente alla nana. Che effetto vederla scendere dalla macchina e trovarmi di fronte una nuova lei con tanto di stivali a punta e jeans con simbolo della pace stampato sopra. Capelli incasinati e pellicciotto senza maniche. Bellissima. Non dovrei essere io a dirlo, chi mi conosce sa che non sono un cuore di mamma o, come mi chiama la Dinky, la classica “mama bear”, ma mi è mancata e sono felice ora di vederla e avere la certezza che è stata non bene, ma benissimo.

Ma veniamo al nostro pranzo, perché ne vale davvero la pena. Il Newport Cafè è un posto piccolo, pochi tavoli e sull’angolo di una via trafficata, forse uno di quesi posti che se non conosci non frequenti. Invece è così caratteristico e particolare e il cibo buonissimo che rimpiango di non averlo conosciuto prima e rimpiango pure il fatto che non ci tornerò, se non la prossima visita che ci vedrà qui a Newport.

Mentre non ci siamo ancora praticamente seduti i bambini al loro tavolo hanno già davanti ai loro musi una tazza di cioccolata calda con panna e cannuccia, noi allora ci piazziamo e posso iniziare a guardarmi in giro e leggere il menù. Anna e la Dinky mi dicono che qui la clam chowder è buonissima, quindi ne ordino una bowl. E con Lui divido come antipasto un piatto di popcorn shimps. E il piatto principale è lo steamed crab, il granchio. Che non avevo mai mangiato con tanto di pinze e mani. E che commozione… Buonissimo tutto. Di più.

Dopo pranzo andiamo al nostro hotel che scopro con piacere essere un motel. No, così, per dire, mi piace l’idea del motel… Siamo tutti al Waves Motel, le cui stanze affacciano tutte sul maestoso Oceano. E che tutti abbiamo voglia di toccare con mano, quindi ognuno con il proprio bicchierone di Starbacks in mano camminiamo fino alla spiaggia.

Che ogni volta mi fa lo stesso effetto.

Maestoso.

Da togliere il fiato.

Infinito.

Calmante.

Dove l’unica cosa che puoi fare è iniziare a camminarci in lungo e in largo, spingendoti prima verso la sua riva, poi seguendo un percorso immaginario che ti porta da qualche parte, ma sempre su quella sabbia. E il cielo azzurro intenso di oggi aiuta ad allargare la mente.

Inspiro.

E cammino.

E penso che l’unica cosa migliore da fare su quest’immensità sia camminare con un cane a farti compagnia.

Noi ne abbiamo due, 4 bambini rumorosi, ma tutto è perfetto così.

Non vorrei essere da nessun’altra parte se non qui.

Non potrei essere con nessun altro se non con tutti loro.

Prendiamo poi una salita che dalla spiaggia ci porta ad un parco giochi (giusto perché i 4 non si sono sfogati abbastanza sulla spiaggia, no?) e dopo poco rientriamo verso il motel perché vogliono andare a inaugurare la piscina interna. E Lui li accompagna, ci sarà anche la sauna da fare.

Mentre io sono qui in camera, con un panorama mozzafiato dalla mia finestra, il sole che tramonta e tinge tutto di arancione e rosso, a ricordare cosa è stato.

Quando ritornano tutti nelle camere, docce veloci, capelli perfettamente asciugati e via a cena. Scegliamo qualcosa di velcoe e vicino, ci fermiamo allo Chalet dove prendo solo una tomato soup bella calda.

Sammy dorme in camera con noi, quindi le due donzelle si piazzano nel loro Queen Size Bed vicino al nostro, Alice in Wonderland alla tele e poco dopo cala il silenzio. Tutti stravolti.

Ma felici.

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B-KINI milanomarittima, qui con me a Formentera

Anche quest’anno sono stata baciata… Dalla fortuna! Il giorno in cui mi è arrivata la comunicazione (efficacissima) del brand da mare, non avrei certo immaginato che da lì a breve ne sarei stata omaggiata.

BIKINI milanomarittima mi ha colpita subito per la linea pulita dei modelli, ma anche e soprattutto per due linee in particolare: la serie petali e quella microborchiette. Denotano originalità e stile.

Tutti i costumi da bagno Bikini milanomarittima sono prodotti esclusivamente in Italia, con materiali 100% made in Italy.

L’intera collezione di Bikini milanomarittima è disponibile nei concept store monomarca di Crema e Milano Marittima oltre che nei negozi esclusivi di Forte dei Marmi, Cattolica ed Ascona (Svizzera).

Il brand è presente nelle più prestigiose località italiane: Capri, Santa Margherita Ligure, Portocervo , Roma, Milano e in vari paesi esteri quali Spagna, Grecia, Stati Uniti, Russia e Giappone.

Per chi fosse interessato i negozi rivenditori a Milano sono:

HIGH TECH, piazza XV Aprile 12

MAISON GIGOLETTE, Piazzale Bacone 9

– LA BONNETTERIE, Via S. Michele del Carso 18.

Un ringraziamento doveroso van quindi a Giancarlo e a Beatrice (gusto impeccabile nella scelta del colore che mi hai inviato!).

Grazie!

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Pics by BC & Violablanca, gracias!

Leggi anche: Alla playa con la linea Playa di Roberta Corti

Alla playa con la linea Playa di Roberta Corti

Io che a Formentera ci vivo non potevo mica farmi scappare questa nuova linea di costumi!!! Meno male che la mia amica Stefania Nascimbeni ogni tanto mi pensa e, ovvio che io le sia venuta in mente. Chi meglio di me poteva scrivere, sfoggiare e mettere in mostra questa meravigliosa linea di costumi (ma non solo) che della mia isla porta il marchio ovunque?

Questo deve aver pensato Roberta Corti mentre disegnava la linea Playa. Le acque incredibilmente turchesi dell’isla, le sue spiagge infinite o raccolte (le mie segrete, quelle che prediligo), la movida ma anche la pace che qui si può assaporare, e poi ancora l’unica puesta del sol, la natura da celebrare fuori stagione e la quiete da ritrovare nella propria finca.

Andrei avanti a parlare per ore di questo incredibile posto che è Formentera

Ma oggi tutto è dedicato a Roberta Corti che con il costume della mia vita (quello nelle foto con il simbolo della pace), non poteva farmi regalo più gradito. Date un’occhiata anche voi al sito di Roberta e fate la vostra scelta.

Che la pace sia con noi.

Me y Playa - Photo by M.R.
Me y Playa – Photo by M.R.
Me y Playa - Photo by M.R.
Me y Playa – Photo by M.R.
Me y Playa - Photo by ViolaBlanca
Me y Playa – Photo by ViolaBlanca
Me y Playa - Photo by ViolaBlanca
Me y Playa – Photo by ViolaBlanca
Me y Playa - Photo by ViolaBlanca
Me y Playa – Photo by ViolaBlanca

Dal comunicato stampa:

Playa nasce nel 2007 a Formentera, e da questa piccola e bellissima isola prende vita e ispirazione la primavera estate firmata dalla stilista Roberta Corti. Una collezione che fa vivere i sapori e le atmosfere di quel luogo speciale, che conserva l’anima hippy del passato e ancora oggi luogo ideale per chi ama vivere in sintonia con la natura. Questo un mood che la stilista ha reso suo e che con gli anni si è fuso con altre atmosfere e altri luoghi. Il mondo PLAYA, si può concretizzare attraverso tre principi: flessibilità, originalità e qualità.

Flessibilità che fa rima con versatilità: i pezzi della collezione sono infatti proposti in tutte le fantasie, in tutti colori e in tutte le taglie, un look da interpretare e combinare a proprio piacimento. Il risultato è uno stile personale e personalizzabile, e soprattutto modificabile a seconda del mood del momento o dell’umore. Capi versatili e reversibili: i pantaloni lunghi diventano shorts, le t-shirt e il poncho – vero must del marchio – si tramutano in gonne, i pantaloni in coprispalle, le camicie in un abito lungo. Il massimo della praticità senza rinunciare allo stile.

Originalità come creatività: ogni donna racchiude in sé non una, ma tante personalità diverse con cui giocare e divertirsi. Playa non propone quindi uno stile predefinito, ma tanti look quante sono le tante sfumature dell’animo femminile: sexy, romantiche, sognatrici, trasgressive, un po’ bambine. Non ci sono limiti alla fantasia, basta usare la propria immaginazione. Con Playa è semplice creare il costume più adatto alla propria età e al proprio fisico, grazie alla varietà di modelli appositamente studiati per esaltare le diverse caratteristiche delle donne, e all’ampia scelta di colori.

La palette cromatica, come nelle stagioni passate, propone 9 varianti colore, di cui 3 stampe e 6 tinte unite. Quest’anno protagoniste in passerella le stampe ispirate al mood degli anni ’70, tratto distintivo del marchio che rivela, insieme alla passamaneria, la mano della stilista e il mondo a cui s’ispira. Così romantici motivi floreali e fiorellini stilizzati si alternano a minuscoli rettangoli e micro fantasie geometriche, che si ripetono in serie come tante piccole greche. L’ispirazione di stampo hippie è evidente anche nell’uso del simbolo della pace, che diventa all’occasione la chiusura di uno slip, un fermaglio, una collana.  I colori di questi accessori, così come quelli delle stampe, sono gli stessi che ritroviamo nelle varianti a tinta unita e che, una volta abbinate tra loro, creano originali contrasti e insolite armonie. Verde acqua e ruggine, giallo e avio, rosa e nero sono una presenza costante all’interno dell’intera collezione, ora nei tessuti, ora nei bottoni utilizzati come chiusure degli abiti e dei bikini, o ancora negli anelli decorativi e nei gioielli realizzati con i materiali più diversi. Questi bijoux, così come le cinture, sono pezzi unici fatti a mano che completano il look con un tocco di pura creatività.

Qualità che vuol dire: cura nella scelta dei materiali, attenzione al processo produttivo 100% made in Italy, e amore per la lavorazione artigianale. I costumi sono realizzati nella microfibra più pregiata, doppiata per ottenere l’effetto double-face, mentre i capi fuori-acqua sono realizzati in garza di cotone, georgette di seta, e cinzato. A ognuno il suo Playa.

AAA affittasi camere in villa a Formentera. The place to be…

Come già accaduto per un precedente annuncio di affitto per le vacanze all’Isola d’Elba (qui), anche oggi mi occupo di vacanze. E che vacanze…

Si tratta di un annuncio che ho appena pubblicato sul sito Airbnb: cliccate qui per visualizzarlo.

Se già conoscete l’isola, la perla delle Baleari (Spagna), già sapete di cosa sto parlando. Ma specialmente per chi non ci è mai stato, una vacanza a Formentera offre la possibilità di scoprire tutto quanto questa sa offrire: un’acqua cristallina incredibile, nulla da invidiare ai lidi più lontani, a solo un’ora e mezza di volo da Milano. Ma anche una natura selvaggia che incontra perfettamente lo spirito hippy dell’isola.

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AAA affittasi casa vacanze a Cavo (Isola d’Elba)

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Cari voi tutti dedico questo spazio ad una cara amica che ha questa grande casa all’Isola d’Elba – precisamente a Cavo – da affittare per le vacanze estive. Può interessare a qualcuno? Leggete qui sotto, trovate tutte le info.

L’intera costruzione (terminati i lavori nel 2012), è composta da tre appartamenti.

Piano terreno:
– bilocale sul davanti, una camera da letto grande, soggiorno con cucina a parete e bagno, per un totale di 2/3 posti letto;
– trilocale sul retro, due camere grandi, soggiorno con cucina a parete e bagno, per un totale di 5/6 posti letto.

Primo piano:
– 2 camere grandi, cucina, soggiorno e 2 bagni, grande terrazzo, per un totale di 6 posti letto.

Tutti gli appartamenti sono dotati di aria condizionata e posto auto. Parabola, lavatrice e lavastoviglie. Anche un ampio spazio esterno per gli appartamenti del piano terreno.

Per maggiori informazioni telefonate ai numeri riportati più sopra o scrivete all’indirizzo mail indicato.

Welcome to Miami, Bienvenido a Miami. 1 jan 2013

E poi arriva il nuovo anno.

Con la sua sveglia all’alba. Con Vittorio che è il primo arzillo e ci dà il suo personale buongiorno. Con gli inutili tentativi della mia Chiara di tenerlo buono, ma con il mio super-udito a cui nulla sfugge (ok, d’ora in poi tappi). Con gli occhi e le orecchie degli altri due che pian piano si rianimano. Prima ad andare in bagno, stamattina voglio esagerare e accendo il video che troneggia in bagno. Perché se lo hanno messo allora va usato! E parte un documentario sui cacciatori delle paludi, gli alligatori che ci accoglieranno, speriamo non a fauci aperte, tra qualche giorno.

Tutti pronti.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Lui ci guida a far colazione: l’11th Street Diner a Miami Beach. Attraversiamo quindi uno dei ponti che collegano la Florida tutta alla sua isola più ruggente: Miami Beach, direzione South Beach. Con tanto di cartello Welcome to Miami Beach ad accoglierci.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

La colazione è come dovrebbe essere: abbondante, poco salutare (uova e bacon), insomma tutto da copione. Con la particolarità del nostro cameriere, apparentemente di origine hawaiana e dall’evidente orientamento sessuale. Happy New Year! Qui in giro poca, pochissima gente, qualche temerario o che ha deciso di alzarsi presto o forse non è ancora andato a letto (e il gruppetto di uomini attempati tutti in abito sberluccicante lo dimostra in pieno). È una vera meraviglia fare foto con il sole bollente e le decorazioni di Natale…

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Pancia satolla, ci alziamo e ci dirigiamo a piedi qui dietro: la spiaggia di South Beach. Grande, gigante, ventilata e con un colore del mare (pardon oceano) mozzafiato. Gli ombrelloni non possono per evidenti motivi essere infilati nel terreno e ricoprire il loro naturale servizio, ma qui sono delicatamente appoggiati sulla sabbia a voler riparare più dal vento che dal sole. Che in tutto questo è caldo. Molto caldo. E pian piano ci invita a toglierci gli abiti già leggeri e a rilassarci al sole. Mentre i due nani giocano con questa sabbia sottile e chiara, Lui e lei si sollazzano con la scoperta del free wifi in tutta la spiaggia, io mi concentro con le foto. Per esempio a quella bottiglia di champagne abbandonata sulla sabbia dai bagordi del precedente veglione.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Per il resto tutto sembra essere tornato alla normalità: spiaggia perfettamente pulita che, con il passare delle ore si affolla di gente di tutti i tipi (comprese le due giapponesi che non la smettono di farsi foto in tutte le posizioni possibili e inimmaginabili. E quando dico possibili e inimmaginabili intendo proprio quello!).

Io e Lui ci alziamo per andare a prendere qualcosa da mangiare per tutti. Purtroppo la frutta qui in zona sembra un miraggio, ci si deve accontentare. Vogliamo parlare della Ocean Drive? E parliamone! Per i giorni dei bagordi (presumo da ieri) e per tutta la giornata, la lunga via che costeggia la spiaggia è chiusa al traffico. Una fiumana di gente la attraversa in lungo e in largo, i locali che vi si affacciano si sono spinti un po’ più verso l’esterno e tutti, ma proprio tutti, ti invitano a provare il loro piuttosto che gli altri.

Ci fermiamo dove una lunga coda di persone aspetta il proprio turno per farsi la foto sotto al cartello che indica la data odierna, 1° gennaio 2013 e la temperatura, 27°C. Meraviglia!

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Prima di tornare in spiaggia sono rapita: eccoli, i tanto agognati corpi statuari non alloggiano lontano da qui. In un lembo di parchetto alle spalle della spiaggia, un gruppo di ragazzi dai corpi scolpiti, si esibiscono in esercizi che catturano la mia attenzione. Devo portarci la Chiara assolutamente, credo apprezzerà!

ViolaBlanca @southbeach
ViolaBlanca @southbeach

Il pomeriggio si consuma quindi in spiaggia, dove tra un morso e l’altro un irriverente gabbiano cerca di rubare alla nana il suo pezzo di pizza. Foto alla torretta del Life Guard, alla spiaggia, alla polizia sul quad, alla polizia in macchina con la tavola da surf sul tetto, passeggiata di rito sul bagnasciuga, aerei che volano avanti e indietro con striscioni pubblicitari (tra cui il concerto di Shaggy il prossimo 5 gennaio al Casinò) e via che ci andiamo a prendere un aperitivo. Non prima di aver portato la Chiara a lustrarsi gli occhi con i palestrati, i suoi cialitroni. Con tanto di foto di rito immediatamente postata, grazie alla quale il nostro “gabbiano” vince il premio per la miglior battuta di inizio anno: “Ma gli occhiali sono per nascondere gli occhi lucidi?” riferita alla evidente emozione provata dalla nostra eroina nel posare al fianco di cotanto corpo.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Dai, andiamo a prenderci questo mega-bicchiere di mojito!

Prima di rientrare in hotel (la città si è palesemente svegliata, il traffico è da delirio per uscire da Miami Beach) allunghiamo la strada per sbirciare qualche negozio. Abominio! Qui in zona ci sono scarpe che solo Lady Gaga potrebbe indossare. Che Miami sia davvero tamarra come usmavo prima di partire? Che sia il luogo in cui la Minetti non può non trovarsi a suo agio?

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Cena: da Lulu a Coconut Grove (skirt steak meravigliosa!). I due nani devastati. Portiamoli a letto va…

Welcome to Miami, Bienvenido a Miami. 31 dec 2012 (part 2)

L’arrivo.

Si perde troppo tempo: dogana e ritiro della macchina, dove tutti sembrano preferire la compagnia Alamo (ovvio, quando è il tuo turno il personale ti accoglie con una calorosa stretta di mano chiedendoti come stai e se il tuo viaggio è andato bene…). Io in fila al suo posto, Lui che cerca di fare il ritiro automatico, i due ragazzi italiani davanti a me con cui inizio a chiacchierare, quei tipi che sembrano non voler perdere occasione per sentirsi dire “che bello che vivi qui…”.

Poi tocca finalmente a noi.

Ed eccoci in auto. Diretti al nostro hotel, scelta saggia del nostro Lui che ci porta al Coconut Grove. Con tappa obbligata in un market sulla strada per rifocillarci di acqua (poi me lo spiegate perché la gasata costa così tanto?) e snack (leggasi patatine e popcorn che qualche genio rovescia all’istante nella macchina linda e pulita).

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

E finalmente la stanza d’albergo, il Mayfair Hotel & Spa. La nostra suite: non grande, gigante. Perfetta per accogliere la nostra famiglia allargata!

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Qui sono le 19 passate, in Italia tutto quello che doveva succedere è successo. Buon Anno e buon botto. Noi siamo al punto di partenza. Ma non reggiamo certo l’arrivo, figuriamoci il podio.

Una doccia veloce per capire chi siamo e dove siamo e poi giù in strada. La certezza di avere un Victoria’s Secret (la cui qualità peggiora anno dopo anno) praticamente attaccato, una nail spa di fronte, il parrucchiere dietro l’angolo (urge portare la nana a sistemare quella cosa che si porta in testa) e cerchiamo un posto dove rifocillarci. Che poi, a volerla dire tutta, è proprio vero quello che mi ha detto in aereo la hostess: “ahahah, in aereo si mangia sempre…”. Ma ci comportiamo come se non fosse accaduto. E il radar, il suo radar, ci porta in un luogo meraviglioso: il Johnny Rockets, il pianeta anni ’50 dell’hamburger. Un ambiente incredibilmente retrò, con tanto di arredo e soundtrack anni ’50.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

L’hamburger, inutile dirlo, eccezionale. Noi qui, con birre, coca light e le loro fanta, ci facciamo gli auguri.

Buon Anno cari membri della nostra famiglia allargata, meno male che ci siamo.

Welcome to Miami, Bienvenido a Miami. 31 dec 2012 (part 1)

Milano-MIami

Tutto ebbe inizio alle 3,45 di notte, del mattino o di quel diavolo che dir si voglia. In parole povere la notte che ci ha condotti alla partenza. Noi che ci diamo la buonanotte, noi che andiamo a letto, Lui che tira l’alba (o la sveglia), io che mi rigiro nel letto insonne e accaldata (leggasi: sudata fradicia), mentre lei al mio fianco dorme rumorosamente e il gatto sul letto russa fragorosamente.

Poi la sveglia. Quando mi pare di aver dormito solo cinque minuti, forse venti. In sala lui con le cuffie guarda imperterrito con occhio pallato un film, l’ennesimo chissà…

Tutti svegli, tutti in pista, peccato solo che quel taxi prenotato la sera prima non si degni di farsi vedere. Poco male, ne chiamo altri due.

Ed eccoci in volo. Prima Parigi, poi la meta finale. Non contano gli inconvenienti, non contano le corse e il fiatone. Ciò che conta sono le turbolenze. Fiato corto, champagne che si versa, mano sudata, un pensiero solo: e se….?

Poi tutto fila liscio: pranzo, bagno, merenda, sonno, sveglia, bocca impastata, bambini che guardano cartoni e ogni secondo chiamano “mamma”, “papà”, “mamita” (una new entry)…

E ancora turbolenze, musica alta, cartoni, film, occhiali da sole per vedere meglio o solo nascondere le occhiaie della notte precedente, cuffie, scarpe buttate a terra, copertina rovesciata addosso, cd selezionato, byte, audio basso, audio alto, vicini di posto, acqua, aperitivino, e la colonna sonora perfetta che fa scattare quel qualcosa…

Doors. Break on through. E le chiacchiere post prandiali: i reality sui sepolti in casa e sui mille modi per morire. Poi le tasse e il fisco, la casa nuova chissà quando.

Light my fire. Lo sci ai bambini, portarli o non portarli. Quando e come. Ma soprattutto perché. È il mio turno per il bagno, ora ci vado io. Ma cosa faccio, le scarpe me le infilo o no? Ma che, sei matta, certo che te le devi infilare.

People are strange. Dai che facciamo cambio, tu stai con lui, io con lei. Poi pensi alla gente che popola l’abitacolo: allo stewart che fino che serve l’aperitivo allora tutto va bene, ma quando si ritira per la turbolenza allora vuol dire che qualcosa inizia a non quadrare. E al tizio laziale ma che vive a Cesena e ha la casa vicino a Fort Lauderdale e ogni anno torna a Miami per svernare, che ha quella “z” presa dalla riviera, ma nei panini che si porta a bordo per compensare l’ultimo viaggio andato male lo squacquerane non se lo porta perché gocciola troppo, ah, beh., allora…

Moonlight drive. Che quando sali in aereo passi per la classe quella figa dove lo stewart sta già aprendo lo champagne e tu invece sei in fila per andare oltre. E vicino a te, ma già accomodati ci sono i ragazzi siciliani che parlando quasi con la erre moscia, ma poi che vuoi, quell’accento inconfondibile e stupendo se lo portano dentro… E una di questi che dice che la Hillary Clinton è in ospedale per attacco o trombosi ora non ricordo, ma nel frattempo mentre tu passi oltre si dicono “oh, ma che belle quelle borse delle tizie (che poi siamo noi) chissà se le troviamo anche noi a Miami”…

Riders on the storm. Che ora che abbiamo fatto cambio di posti, cioè Lui davanti solo e addormentato, lei dietro con il suo nano a vedere film e cartoni solo per farlo dormire e la mia di nana invece con me che appena si è seduta qui accanto con la copertina sulle gambe mi è crollata addormentata. Perché è bene che loro dormano in previsione di stasera, che poi dico io, chissà cosa deve accadere stasera solo perché è la fine di quest’annata tutt’altro che memorabile…

Hello I love you. E penso che anche se avessimo avuto quel bambino di stamattina qui vicino che frigna chi lo sentiva…

Roadhouse blues. Perché quello che conta ora siamo noi, loro, io e lui, io e lei, noi tutti. E questo volo che ci sta consegnando un’altra fine d’anno in cui tutto ci separa e non vogliamo che nulla ci accomuni. Il vecchio fa parte del passato. Da dimenticare. Come uno degli anni peggiori. Siamo qui per dimenticare e andare avanti. Oltre. Senza mai voltarsi. E quello che ci sta consegnando è il nuovo. Per noi. Da dividere e condividere se lo vogliamo, con chi lo vogliamo.

Pink Floyd. The great gig in the sky. Ripetitiva, lo so. Con un’idea fissa in testa, sempre quella. Lo so. Un’isola. Perché quel sole che ci scalderà adesso non potrà mai essere il nostro… Solo e sempre quello. A cui dedico questa canzone. Il luogo che me l’ha proposta per la prima volta anni fa, in una memorabile puesta del sol. La dedico ai miei compagni di viaggio. Che so apprezzeranno. Ma la dedico anche alle nuove scoperte.

Per sempre lei. Per sempre noi. Perché se è vero che niente dura per sempre e di certezze ce ne sono poche, una si è cementata saldamente nel mio cuore, nella mia testa, nei miei occhi. Per quello, tutto quello che potranno sempre ricordare e vedere.

Buon Anno viaggiatori.