Angeli per una sera (#angeliperunasera). Ringraziamenti

Natale con gli autori 2015

 

Gli scrittori, angeli per una sera a Milano

Martedì 1 dicembre 2015 si è svolta la Terza Edizione ufficiale di “Natele con gli autori“, questa volta intitolata “Angeli per una sera“: un gruppo di scrittori e giornalisti si è riunito intorno alla Stazione Centrale di Milano per trascorrere la serata insieme ai City Angels, soccorrendo i bisognosi, preparando cibo, vestiti e tè caldo per i senzatetto.

Tutto si è svolto per le strade, partendo dalla sede operativa dei City Angels (sotto ai tunnel alle spalle della Stazione). Guidati dai capi squadra di Mario Furlan, gli autori si sono resi disponibili per la ronda serale.

Insieme a Stefania Nascimbeni e Valeria Merlini, rispettivamente ideatrice e direttrice artistica del progetto, hanno partecipato:

Roberto Rasia Dal Polo

Chiara Beretta Mazzotta

Massimo Milone

Lucia Tilde Ingrosso

Isa Grassano

Ilaria Sicchirollo

Giovanni Gastel Jr

Alex Corlazzoli

Valeria Benatti

Marina Perzy

Giulia Martelli per le riprese del video

e gli amici

Raffaele Falappi e Andrea Galli Larghi

Il gruppo degli Angeli per una sera
Il gruppo degli Angeli per una sera

– MA NON E’ TUTTO! –

Il 3 dicembre 2015, Stefania Nascimbeni e Valeria Merlini hanno consegnato personalmente allo IEO, Istituto Oncologico Europeo, 200 libri (tra romanzi e saggi) autografati dagli autori e con una dedica speciale per i pazienti ricoverati.

Lo stesso giorno un centinaio di libri per bambini sono andati alla OBM Onlus con sede presso l’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi.

Mentre entro Natale altri 200 libri verranno consegnati al carcere di San Vittore.

 

Valeria Merlini, in particolar modo, ringrazia le seguenti case editrici per aver gentilmente e puntualmente risposto all’appello di voler donare libri come pensiero di Natale per i malati di tumore.

 

Un doveroso ringraziamento quindi a:

Add editore

Babel Agency (Maddalena Cazzaniga)

Baldini & Castoldi

Castelvecchi, Arcana, Ultra, Elliot

Einaudi ragazzi

Emons audiolibri

Garzanti

Giunti

Guanda

Harper Collins Italia

Iperborea

Marsilio

Mondadori

Morellini

NEO

Neri Pozza

Newton Compton

NNE

Nord, TEA (Limina, Tre60)

Nutrimenti

Sinnos

Sonda

Wingsbert House

 

 

Ma anche agli autori che hanno donato i loro testi:

Stefania Nascimbeni

Alessandra Appiano

Rossella Calabrò

Irene Cao

Roberto D’Incau

Giulia Gambaro

Giovanni Gastel jr.

Isa Grassano

Lucia Tilde Ingrosso

Massimo Milone

Marina Perzy

Roberto Rasia Dal Polo

Ilaria Sicchirollo

Stefano Vignaroli

 

E per finire grazie ai semplici” lettori che hanno risposto all’appello lanciato su facebook dall’amico Gian Paolo Serino.

 

In attesa della prossima edizione di “Natale con gli autori 2016“, porgiamo a tutti i nostri più calorosi auguri di Buone Feste.

 

 

 

 

Stefania Nascimbeni

Valeria Merlini

Valeria Merlini (sx) e Stefania Nascimbeni (dx) consegnano i libri allo IEO
Valeria Merlini (sx) e Stefania Nascimbeni (dx) consegnano i libri allo IEO

 

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Angeli per una sera (#angeliperunasera)

In occasione del Natale autori e giornalisti si riuniscono di nuovo per sensibilizzare alla lettura, questa volta offrendosi volontari dei City Angels

 

Milano. 1 dicembre 20015. Piazza San Babila / Stazione Centrale.

Volge ormai alla sua QUARTA EDIZIONE il progetto “NATALE CON GLI AUTORI” ideato dalla scrittrice e giornalista Stefania Nascimbeni: scrittori e giornalisti si riuniscono ogni anno durante le feste natalizie allo scopo di dare il proprio contributo alla comunità per diffondere l’incredibile valore terapeutico, e non solo, della lettura.

La prima edizione fu nel 2011 insieme con l’Ass. di Com. Resp. Sobjective: un “Bookcrossing Day” intitolato “io libro, tu libri”, che raccolse oltre 2.000 volumi in sole 24/h, tutti destinati agli ospedali della città; la seconda fu nel 2013 con la direzione artistica di Valeria Merlini, durante la quale venne realizzato un simpatico video “Harlem Shake” con protagonisti alcuni importanti scrittori che donarono i propri capolavori autografati al reparto oncologico dell’Ospedale San Carlo Borromeo; la terza nel 2014, di nuovo in collaborazione con la Merlini, nella quale gli scrittori si misero nei panni dell’altro, in questo caso il non vedente, partecipando alla mostra percorso “Dialogo nel buio” all’Istituto dei Ciechi di Milano, registrando i propri racconti con le proprie voci e raccogliendo diversi audiolibri in donazione all’Istituto.

Nel 2015, il primo dicembre GLI AUTORI SARANNO VOLONTARI DEI CITY ANGELS per tutta la sera, aiutando gli stessi a preparare i pasti per i senza tetto, caricando abiti e beni di prima necessità sulle loro unità mobili, distribuendo cibo e vigilando per le strade e sui mezzi di trasporto.

Un’idea accolta fin da subito con grande slancio da Mario Furlan, leader e ideatore dei City Angels, formatore, giornalista e scrittore a sua volta. Entrambi, Furlan e la Nascimbeni, legati dall’amicizia con il da poco scomparso genio delle mode, più che della moda, Elio Fiorucci, a cui sarà infatti dedicato il video che gli autori realizzeranno durante la serata.

Naturalmente non mancheranno le donazioni di libri che gli scrittori, i giornalisti, le case editrici e i critici letterari manderanno con una dedica speciale ai pazienti dello IEO – Istituto Europeo di Oncologia, come regalo di Natale!


Chi siamo.

 

Stefania Nascimbeni è giornalista freelance di moda e costume dal 2005, pubblica libri dal 2009: “101 Motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi”, Newton Compton, “Tutti pazzi per Gaia”, Fanucci, “Expo and the City” (cameo di Elio Fiorucci), JMendell Books London, e diversi racconti in e-book, come “I No che fanno bene all’amore” e “Next Month”.

Valeria Merlini è giornalista freelance e su Panorama.it è attanagliata nel mondo del Sexy & Co. Anche lei ha pubblicato racconti (non solo erotici) in diverse antologie, tra cui “Sensi” (Armando editore); “Le porte aperte” (“Milano forte e piano 3”, Happy Hour edizioni) e “Spirito di osservazione” (“Milano forte e piano”, Happy Hour edizioni); ospite nell’edizione “Formentera senza vie di mezzo” (ediz. Pendragon); finalista alla prima edizione dell’IMAFestival con pubblicazione del racconto “My name is Ben”.

Si sono conosciute al corso di scrittura creativa di Raul Montanari nel 2009 e non si sono mai più lasciate!

 

 

 

 

 

 

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Me & Nasci @Lucky (Formentera, agosto 2015)

PARLANO DI NOI:

tgcom24.movida

add editore

il Giornale

 

Expo 2015, Milano. German Pavillon

Il Padiglione della Germania è sicuramente quello che ha fatto centro!

Il tema food si accavalla a quello della sostenibilità e della sharing economy, la tecnologia impiegata per utilizzare al meglio le risorse mette al centro di tutto l’uomo. Tanta interattività, compreso il magico “Seedboard“, magico cartoncino su cui scorreranno filmati e immagini che illustreranno meglio le tematiche trattate.

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Expo 2015, Milano. Cose (semiserie) da sapere

Expo, il logo
Expo, il logo

Come affrontare l’Expo? Quando andarci? Da dove iniziare? Cosa vedere? Cosa saltare?
A questa e ad altre domande cercherò di rispondere grazie alla giornate, mattinate, pomeriggi, momenti liberi che mi fanno andare all’Esposizione Universale.

Prima di tutto: andare con i bambini, sì o no?
Ma ovvio che sì (basta che non rompano).
Io ci sono stata con la mia e con 2 sue amiche, tutte di 9 anni. D’accordo, non sono delle piccole mocciose e le si può portare a vedere quasi tutto (siamo perfino riusciti a scamparci il padiglione della Coca Cola che si erano imposte di visitare….). Quindi c’è talmente tanto da far vedere anche a loro, così da renderli partecipi, che una visita con i figli è davvero un dovere morale.
Detta questa che pare un monito da nonna, basta poco per fare felici anche i nostri adorabili mostri, ehm, creature. Uno zainetto con una bottiglia d’acqua da casa, viveri che possono sbocconcellare in ogni momento (MAI all’interno dei padiglioni) e per tutto il resto l’Expo ha da offrire quanto vi serve.

Acqua.
Di sete non si muore..
In più punti sono presenti i rifornimenti d’acqua (CASE DELL’ACQUA – WATER KIOSK) – ANCHE FRIZZANTE – tanto che vi sembrerà paradisiaco bere dalla fontanella acqua con le bolle.

Bagni.
Fare pipì è un diritto internazionale.
In più punti anche i servizi, puliti, colorati, giganteschi e non ho mai trovato fila. Mal che vada vi capiterà di trovare un corridoio chiuso perché lo stanno lavando.

Facendo un passo indietro, cioè ancor prima di arrivare all’Esposizione….
Biglietto della metro.
Mica vero che costa 2,50€ sempre, ovunque e comunque.
A seconda di dove prendete il metro troverete prezzi differenti. Per esempio, dall’ultima fermata del metro in Milano, Molino Dorino, il suo prezzo è di 1,90€. Da Lotto invece 2,00€.
Quindi ocio, non date all’edicolante già 2,50€, che non si sa mai.

Ma torniamo dentro all’Expo.
Consiglio di non arrivare all’apertura, ma qualche minuto (momento, mezz’ora) dopo se volete evitarvi le code disumane di questi giorni. Vi ricordo che si passa al metal detector come e manco fossimo all’aeroporto, quindi se pensate di portarvi la forbicina perché volete farvi le unghie all’aria aperta, ecco, lasciate stare. Anche voi che volete piazzare una bella bomba, lasciate perdere, ve la beccano. E pure quel fucile a canne mozze, aria gente, aria.

Timbri.
Come il Cammino di Santiago.
Potrete testimoniare (e conservare per i posteri) il vostro passaggio a Expo Milano 2015: voi c’eravate! Ogni padiglione ha infatti in dotazione un magnifico timbro (di ogni fattezza e dimensione) che potrete apporre in ogni dove. Il primo posto che mi viene in mente è la mappa di cui dovete dotarvi una volta superati i tornelli di entrata. Troverete dei gentilissimi signori con giubbottino giallo fluo che ve ne forniranno uno, centomila.
Una gioco in più per coinvolgere la prole.

Cibo.
Non si vive di solo scarpinare.
E quindi la pancia va riempita. Ne ho sentite di tutti i colori (e di tutti i prezzi). In realtà ce n’è per tutti: lo street food dei caratteristici kart, le mense alla buona, i baretti, i ristoranti sparsi un po’ ovunque e i ristoranti di alcuni (non di tutti) i padiglioni.
Esempio: il primo giorno ho pranzato “per dovere” al German Pavillon – cibo tipico naturalmente: dallo stinco, al crauto, dal Bratwurst al cavolo rosso passando per il purè e finendo con la classica birra. Prezzo: 20€ a persona.
Il risottino di Oldani (Davide) è ancora lì che mi aspetta, ah, ma arrivo prima o poi…

Consiglio se venite per la prima volta.
Poiché la sede espositiva di Expo ha delle proporzioni davvero enormi, mettevi il cuore in pace e rassegnatevi al fatto che tutto non lo potrete vedere (con una sola visita intendo – a quel punto intervengo io che ci vado spesso, sempre, assai… e vi racconto tutto).
Entrati dopo i controlli di sicurezza il mio suggerimento è di prendere la navetta che fa il giro (esterno) e che passa molto frequentemente; dalla prima fermata (F1o F2) scendete alla fermata F6, lato opposto del Decumano (sapete vero che il lungo corridoio che conduce dall’inizio alla fine si chiama Decumano e che forma insieme al Cardo bla bla…? Toh, leggi QUI).
Dalla F6 rientrate nell’area e che il tour abbia inizio!

Code.
Della serie “ma quando farà veramente caldo, l’ora e quaranta di attesa al Padiglione del Giappone cosa sarà mai?”.
Eh, non lo so davvero, diciamo che se sono cortesi, furbi e intelligenti tutti i padiglioni si dovranno dotare di parasol dalle proporzioni inenarrabili come quelli che ho visto fuori dalla Malaysia (spero non fosse un caso).

E per finire…
Farmacia: se ne avete bisogno, c’è.
Polizia, esercito, caramba, pompieri, ambulanze, crocerossine, infermiere, buttafuori e chi più ne ha più ne metta: ne abbiamo.
Pallino rosso del “voi siete qui”: che vi importa, avete lo smartphone!
Voglie improvvise di bollicine: Ferrari Spazio Bollicine, esiste!
Manganelli per randellare le orde di scolaresche che vi schiacciano i piedi, che fanno caciara e casino: trovateli!

Insomma, mi pare di aver detto le cose principali.
Non so se dirò cosa vedere e non vedere, credo che ognuno debba camminare e valutare. Io pubblico fotografie, ma poiché sono rana dalla bocca larga chissà dove mi spingerò…

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EatWith. Ovvero home restaurant. Ovvero casa mia come un ristorante

Il logo
Il logo

È la nuova moda. È il trend da seguire. E io ci sono.

Tutto nasce lo scorso settembre quando Lui torna a casa dal suo club del giuoco del pallone, la tifoseria insomma, e mi racconta che esiste questa cosa del far venire la gente a casa tua per mangiare. A pagamento. Che meraviglia.

Tra l’altro dopo che ormai sono un ottimo host con Airbnb, dopo che abbiamo provato a giugno ad utilizzare Bla Bla Car (ospiti in macchina a pagamento per brevi o lunghi tragitti, nostra era la macchina nella tratta Milano – Barcellona, 3 i diversi “autostoppisti moderni” con una prima tappa da Milano a Nizza per lasciare Francesca che andava in Provenza a raccogliere frutta per l’estate, mettere via un gruzzoletto con cui andare in autunno in India; e poi da Nizza a Barcellona abbiamo invece riportato a casa una coppia, molto signorile, che era rimata bloccata in Francia per uno sciopero aereo. Entusiasmante).

Quindi mi faccio trascinare dal vortice di questa sharing economy e mi metto anche io a spulciare il sito EatWith per capire il come, il cosa, il quando e tutto ciò che ruota attorno a questo nuovo fenomeno.

La trafila. Altrimenti detto il processo di inserimento nel network di host.

Quello che ho passato io è stato lungo, quindi posso solo parlare della mia esperienza (perché so di altri tentativi fatti da amici e/o conoscenti e per sentito dire che appena mandata la richiesta sono stati rispediti al mittente, senza una qualche spiegazione se non una generica).

Quindi io inizio subito a settembre compilando il format sul sito e mandando foto dei miei piatti e della mia cucina in una mail separata. Non contenta organizzo una cena con due fidate io e Lui e facciamo delle foto che mando in una seconda mail. Deve essere piaciuto!

Tempo di risposta: un paio di settimane forse. E nella loro mail mi dicono che il passo successivo consiste nell’organizzare una cena simulando un evento vero e proprio, con tanto di amici, e che loro avrebbero mandato un fotografo per immortalare la serata. Urrà!

Chiamo altre due fidate (una sempre la stessa), ci mettiamo in ghingheri, cucino senza un domani né un perché e aspettiamo.

Sì perché quello sciammannato di un fotografo si è presentato quasi due ore dopo l’orario stabilito.

Scatta quindi foto, sorseggia, mangiucchia e scatta di nuovo (poco importa se si è scordato di immortalare i padroni di casa e deve quindi tornare una seconda volta al volo, ah, l’inesperienza la fa da padrone, ma intanto le foto sono belle!).

Il fotografo manda le foto a quelli di EatWith che mi scrivono per fissare un colloquio via Skype (uh, ma allora è una cosa seria) con Andrea. Che io ormai avevo deciso essere un maschio senza pensare minimamente che oltre confine il nome è femminile. E infatti appena risponde alla mia chiamata eccola: da Tel Aviv con furore Andrea, la stessa che agita le acque sul forum di noi host, la stessa che tiene in mano le redini del nostro destino come host: sua la decisione finale.

La chiacchierata è stata molto veloce, una decina di minuti (dove credo volesse testare il livello di inglese) dopodiché mi dice che ora posso completare il mio profilo con una o più proposte di menù.

In tutto questo siamo a metà ottobre, più o meno. Inizio quindi ad inserire diligentemente i miei dati, scrivo chi sono cosa faccio e dove vado, ma anche perché lo faccio. Passo poi ai piatti, propongo un’idea di antipasti, main courses e dessert con varie ed eventuali e il menù è pronto.

Fosse finita lì.

Ora devo pensare al titolo che credevo fosse il minore dei mali.

Ah, quanto mi sbagliavo.

Dico solo che ad Andrea non andava mai bene un titolo, che mi rimbalza e mi rimbalzava ancora. E allora andavo avanti.

E passa novembre.

E arriva pure dicembre con le sue vacanze di Natale e il nostro viaggio. Credo a questo punto che per liberarsi di me, forse come regalo di Natale, mi autorizza. O forse, semplicemente, il titolo che mi ha suggerito la nana ha colpito:

Food takes life: not only pasta. (cliccateci sopra, si apre sul mio bel faccione!)

Sono host e siamo alla fine di dicembre. Il 3 gennaio arriva la prima prenotazione.

Si aprono le danze.

(Cercatemi sul sito EatWith come Valeria a Milano, siamo in pochissimi…)

Il mio sushi italiano - Credits: EatWith
Il mio sushi italiano – Credits: EatWith

Il video di cosa è stato “Dialogo nel buio”, gli scrittori spengono la luce… Il Natale degli scrittori

Eccolo finalmente online, il video con le nostre emozioni di cosa è stato affrontare per ognuno di noi il percorso al buio.

Voglio ringraziare ancora Stefania Nascimbeni per avermi letteralmente “trascinata“; Marco Pagani per averci aiutato ad assemblare i racconti che ognuno di noi ha dedicato come regalo all’Istituto dei Ciechi di Milano; la calda accoglienza dimostrata da tutto l’Istituto nella persona di Franco Lisi; la Emons Audiolibri che ha donato un sostanzioso bottino di audiolibri e tutti, ma proprio tutti quelli che hanno voluto partecipare anche quest’anno ad una bellissima iniziativa. Last but non least, Gianni Paolella per averci supportati (e sopportati).

Leggi anche:

“Dialogo nel buio”, gli scrittori spengono la luce… Il Natale degli scrittori

Il giorno dopo. “Dialogo nel buio”, gli scrittori spengono la luce… Il Natale degli scrittori

Il giorno dopo. “Dialogo nel buio”, gli scrittori spengono la luce… Il Natale degli scrittori

Cose serie.
È il secondo anno che quella sciammanata della Stefania Nascimbeni mi coinvolge in qualità di direttore artistico (che poi lo devo ancora capire cosa significa) nelle sue folli iniziative a scopo benefico. Folli da una parte come lo scorso anno l’Harlem Shake. Folle come quest’anno il Dialogo nel buio. a cui ero reticente se non terrorizzata, toccandomi molto da vicino l’argomento.
A parte le ovvie banalità che si possono dire sull’esperienza che in tanti abbiamo fatto ieri sera, io posso ricredermi sull’avventura che mi ha condotta da una stanza all’altra, da un oggetto al successivo, da un profumo a una sensazione tattile e poi ancora alla percezione dello spazio in totale, totalissima assenza di luce. Con iniziali vertigini del tutto simili al mar di terra affronto questo dialogo con la nostra guida, Filippa, e con i miei compagni di merende, Andrea, Irene, Luca, Carmen e Alessandro. Man mano che però si procede, si arranca direi pure, il cuore abbassa il ritmo. Si placa.
E una consolante sicurezza dettata da quel bastone bianco e dal tatto della mia mano destra mi fanno procedere, passo dopo passo, guidata dalla voce positiva di Filippa. Il buio riesce a non far paura, quel buio nero pece che non sono abituata a vivere perché un raggio di luce filtra sempre. Al buio vero ci si può abituare.
Per un tempo contato, sì.
Non per la vita, non voglio nemmeno pensarci. E mi fermo qui perché andare oltre vorrebbe dire mettermi a nudo e mostrare la mia irrequietezza. Non è questo il tempo e il luogo.

È invece il momento di esprimere la mia più sincera e non scontata gratitudine a coloro che hanno anche quest’anno aderito, ai nuovi incontri e agli scrittori che si sono uniti per la prima volta. Mai come in questa occasione eravamo tutti sullo stesso piano. Esiste un’esperienza che ci accomuna tutti così intimamente?
Grazie quindi a Stefania Nascimbeni prima di tutto. Grazie poi a tutti voi: Andrea Galli Larghi (per esserti unito e aver patito), Massimo Milone (che si presenta senza cappellino natalizio d’ordinanza), Lucia Tilde Ingrosso (con la sua inseparabile e irresistibile “erre”), Carmen Fiore (homeschooling what?) e Ale (ma non avevi paura del buio?), Irene Cao (quante perle, quanti spunti, quanti appunti hai preso?), Luca Dal Bo (una molla, mai fermo, mai zitto, positività contagiosa), Federico Baccomo (così cinico da non essere nemmeno credibile), Ilaria Sicchirollo (ne sei uscita meglio di una 10km, dai), Roberto Rasia Dal Polo (ti mancherò, ah se ti mancherò!), Chiara Beretta Mazzotta (non ci siamo nemmeno salutate…), Francesca Lovatelli Caetani (ma il cappellino?), Frederich Gebhard con Elvis (siete meravigliosi, lo dico come non l’ho mai detto), Eva Clesis (hai visto che alla fine non sono cattiva?), Giovanni Gastel jr. (ma sei sparito così?) e Giuseppe Franco (fondamentale il tuo cappello!). Grazie al nostro irrinunciabile regista, Gianni Paolella (occhio al montaggio!).
Grazie anche a Marco Pagani per aver riunito in un unico cd i racconti audio che gli autori hanno regalato all’Istituto dei Ciechi.
Doveroso ringraziamento alla Emons per aver donato una preziosa confezione di audiolibri all’Istituto (grazie Francesca Tabarrani). E infiniti complimenti all’Istituto dei Chiechi di Milano per l’amore con cui fanno tutto e per averci accolti con tanto di discorso introduttivo.
Tutti preziosi.

Il buio non ti lascia il tempo di riflettere perché devi andare avanti.
La luce che ci accoglie di nuovo stordisce.

Cose facete.
Grande plauso alla mia tentazione di schiacciare il tastino di accensione posto sul retro dei miei nuovi orecchini natalizi.

E adesso? Non occorre altro che attendere il video. Coming soon…

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