Upstream. Il salmone di Claudio Cerati presentato ieri a Palazzo Parigi

foto-50Ieri sera a Palazzo Parigi, il meraviglioso hotel inaugurato a settembre in stile anni 20 con la cucina di Cracco (il suo secondo ristorante, porto ancora nel cuore la mia serata a cena da Cracco), si è tenuta la degustazione del salmone Upstream di Claudio Cerati. La serata come sempre è stata magnificamente orchestrata dalla meravigliosa Beatrice Pazi a cui rivoglo il mio doveroso ringraziamento (sei sempre la meglio, lo sai vero?).

Upstream letteralmente significa “risalire la corrente”, verbo che rispecchia perfettamente la fatica immane compiuta dai salmoni durante il periodo della riproduzione che dal mare risalgono sino al fiume natio. Provenienti dalle acque delle Faroe Islands, situate tra l’Islanda e la Scozia, grazie ad una commistione tra pratiche di allevamento e ottime politiche, questi salmoni sono completamente privi di antibiotici e ricchissimi di Omega 3.

Una volta pescato il salmone viene immediatamente trasferito in Irlanda per la lavorazione. Claudio Cerati ha messo a punto una speciale marinatura a secco (fatta con sale marino e zucchero) che mantiene il giusto equilibrio tra sapore e morbidezza. A seguire un’affumicatura delicata tutta “made in Italy”.

Se siete amanti del salmone Claudio Cerati consiglia anche come gustare le varie parti del nobile salmone. Io l’ho potuto fare ieri sera grazie ai piatti proposti dallo chef Diego Giglio, direttamente proveniente dalla cucina di Cracco.

Pic by ViolaBlanca
Pic by ViolaBlanca

Trancio di salmone
Spugna allo yogurt croccante e salmone
Rocher di ricotta, erba cipollina e salmone
Salmone e foie gras
Involtino di salmone e carote
Salmone tonic
Croissant farciti al salmone
Crema di rapa rossa e tartare di salmone
Pasta con salmone e lardo
Risotto al sesamo, mela e salmone
Diamante ai pistacchi e salmone
Macarons assortiti
Mini tatin
Operà

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Da Cracco. Per una cena di compleanno indimenticabile, unica, eccezionale. Ma spero ripetibile…

Photo by ViolaBlanca
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Inutile che io mi dilunghi con parole e parole sulla grande serata che è stata. Il ristorante di Carlo Cracco è magnifico, nel cuore di Milano a davvero due passi dal Duomo. L’accoglienza è ineccepibile. Il servizio superbo. La qualità e la presentazione dei piatti eccellente, da far dire “mai provato una cosa del genere” (e da far pensare anche che io una roba così mica la so fare…). Sapori decisi, accostamenti inusuali, ricercatezza raffinata. Tutto meglio delle mie aspettative. E che emozione quando l’ho visto uscire nella sala…

Ringrazio il mio grande amore (LUI) che mi ha fatto questo splendido regalo.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Ma ringrazio anche i collaboratori di Cracco e lui, il grande in persona. Cosa che ho già avuto modo di fare personalmente, con mia grande faccia tosta e grande simpatia (per molti inaspettata) della star in questione. Perché per me Carlo Cracco è davvero una stella.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Abbiamo scelto entrambi il menù degustazione dei 10 anni, quello che raccoglie tutte le specialità di Cracco. E posso assicurare che si viene coccolati dalla prima portata all’ultima, dopo 3 ore e passa. E ci si alza da tavola inebriati, felici, soddisfatti e con già la voglia di tornare per provare dell’altro.

Cracco è un genio, un uomo affascinante e dal gusto impeccabile. Non poteva che creare dei piatti unici…

Per incominciare... - Photo by ViolaBlanca
Per incominciare… – Photo by ViolaBlanca
Per incominciare... - Photo by ViolaBlanca
Per incominciare… – Photo by ViolaBlanca
Insalata russa caramellata - Photo by ViolaBlanca
Insalata russa caramellata – Photo by ViolaBlanca

Granita al nocino, mandorle e caviale

Crema bruciata all’olio di vaniglia, garusoli e germogli di piselli - Photo by ViolaBlanca
Crema bruciata all’olio di vaniglia, garusoli e germogli di piselli – Photo by ViolaBlanca
Gamberi in salsa rosa, sedano in insalata - Photo by ViolaBlanca
Gamberi in salsa rosa, sedano in insalata – Photo by ViolaBlanca
Orata cotta appena su croccante di nocciole - Photo by ViolaBlanca
Orata cotta appena su croccante di nocciole – Photo by ViolaBlanca
Tuorlo d’uovo marinato - Photo by ViolaBlanca
Tuorlo d’uovo marinato – Photo by ViolaBlanca
Musetto di maiale fondente con scampi e pomodori verdi - Photo by ViolaBlanca
Musetto di maiale fondente con scampi e pomodori verdi – Photo by ViolaBlanca
Risotto e lenticchie - Photo by ViolaBlanca
Risotto e lenticchie – Photo by ViolaBlanca
Filetto di vitello gratinato alle erbe - Photo by ViolaBlanca
Filetto di vitello gratinato alle erbe – Photo by ViolaBlanca
Cremino di cioccolato, olive nere e capperi - Photo by ViolaBlanca
Cremino di cioccolato, olive nere e capperi – Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Lenti a contatto al caffè - Photo by ViolaBlanca
Lenti a contatto al caffè – Photo by ViolaBlanca

E per concludere…

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
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Photo by ViolaBlanca

Grazie a Cracco anche per essersi prestato a fare con me la “magnum“…

Me & Cracco - Photo by ViolaBlanca
Me & Cracco – Photo by ViolaBlanca

SHIKI restaurant, via Solferino 35, MIlano. L’evento con red carpet più cool della settimana

Si è svolta martedì 14 maggio la serata per festeggiare la nuova stella della cucina fusion, lo chef Alex Seveso.

All’arrivo una discreta folla riempiva lo spazio adiacente il ristorante che, per l’occasione, è stato “imbellettato” con tanto di red carpet. La mente della festa? La super-organizzatrice Francesca Lovatelli Caetani, direttore di Webspot magazine, che insieme alla mia amica nonché scrittrice, blogger, giornalista (e chi più ne ha più ne metta), Stefania Nascimbeni, hanno accolto le centinaia di ospiti della serata.

Protagonista dell’evento lui, lo chef Alex, che si aggirava per il “suo” ristorante stringendo mani, sorridendo di quel sorriso un po’ maliardo ed evidentemente felice per una serata più che riuscita. Tantissima gente, amici, giornalisti, fotografi, personaggi, un po’ tutti insomma, anche semplici curiosi. Il tam tam ha funzionato, la bella serata complice ha sicuramente invogliato ad acclamare, anzi riverire la stella dello Shiki.

Photo by ViolaBlanca
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Cos’altro manca? Se non siete riusciti ad assaggiare i piatti offerti, non resta che prenotare un tavolo allo Shiki.

Grazie Francesca e Stefania.

(Media Partner: Webspot Magazine. Virgin Active. Stellina Fabbri, Pianeta)

Federica Torti & Chef Alex - Credits: Carmine Arrichiello
Federica Torti & Chef Alex – Credits: Carmine Arrichiello
Francesca Lovatelli Caetani, Federica Torti & Stefania Nascimbeni - Credits: Carmine Arrichiello
Francesca Lovatelli Caetani, Federica Torti & Stefania Nascimbeni – Credits: Carmine Arrichiello

Azienda agricola e Agriturismo La Costa, a Perego (LC). La Brianza pura

Photo by ViolaBlanca
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Prenotato a metà marzo per un sabato di maggio (!!!), finalmente è arrivata ieri la fatidica data di questa tanto atteso ritrovo fra amici: noi, loro e anche lei. Un posto in cui i bambini sono ben accetti, anzi, il luogo speciale per loro se la giornata è favorevole. E la temperatura di ieri, sabato 4 maggio, era davvero pazzesca: il primo caldo ci ha anche un po’ spiazzati, ma l’atmosfera era quella perfetta. Sole, verde brillante, vita all’aria aperta, bambini felicissimi e accaldati.

Photo by ViolaBlanca
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Siamo all’interno del parco regionale di Montevecchia e della valle del Curone. La via per raggiungere l’agriturismo ad un certo punto si inerpica, finisce la parte asfaltata e inizia lo sterrato, la strada si stringe. Ci si trova dentro al bosco, quello che ti fa immaginare come possa essere d’inverno con la pioggia, ma anche e soprattutto con la neve. Oggi, per fortuna, è tutta un’altra storia. Quindi ci godiamo la salita verso questo luogo che non sappiamo come aspettarci. Ma la fiducia nell’amica che ha prenotato per noi è cieca, quindi…

Photo by ViolaBlanca
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All’ultima curva ecco l’indicazione per la Tenuta La Costa e una vallata si apre davanti a noi: sulla sinistra appena arrivati la Cascina Scarpata, dedicata al ristorante, più giù sulla destra la casa dei proprietari e la Cascina Costa, riservata agli alloggi perché all’agriturismo La Costa si può anche dormire. Oltre a poter degustare i vini che si producono in questa vigna che è stata riconvertita dopo anni di abbandono.

Photo by ViolaBlanca
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Il ristorante merita senz’altro una visita (la prenotazione è d’obbligo) sia per la meravigliosa e naturale location, sia per la particolarità dei piatti proposti, quelli della tradizione brianzola. Le sue sale mi hanno ricordato molto quelle del nostro abituale ritrovo per la mangiata di tartufo a novembre (La Commedia della Pentola): una dentro l’altra, arredate in maniera molto curata fin nei minimi particolari, con oggetti di grande gusto e ricercati. In più, la sala in cui ci trovavamo noi e anche altre, sono dotate di chiusure a vetrate automatiche per garantire una privacy maggiore, ma anche per non disturbare gli altri astanti.

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Logo SlowCooking

Il ristorante è abbinato allo SlowCooking. Che cos’è?
SlowCooking vuole portare i valori della terra sulla tavola, promuovere nuovi riti del consumo e favorire la filiera corta. Qui tutte le info.

Photo by ViolaBlanca
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Cosa abbiamo mangiato.
Un menù della Tradizione composto da:
Uova al cereghin con asparagi
Coppa al forno con verdure di stagione (patate e barba del frate)
Caprini freschi e stagionati di Montevecchia
Biscottini tradizionali con caffé

Cosa abbiamo bevuto.
Brigante bianco e rosso. Ma il bianco è notevolmente superiore al rosso. Parere unanime di tutti noi. Peccato non averne trovato nemmeno una bottiglia da acquistare alla cantina…

Photo by ViolaBlanca
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In realtà è un’ottima scusa per tornare alla Tenuta La Costa.

Photo by ViolaBlanca
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Identità golose al Finger’s Garden (Milano)

Appuntamento con la Cucina d’Autore
Finger’s Garden – Photo by ViolaBlanca

Per la prima volta lunedì scorso 23 aprile le Identità Golose sono state ospitate da uno chef non italiano, bensì nippobrasiliano: Roberto Okabe nel suo celeberrimo, ma anche celebratissimo (e osannato) nuovo ristorante Finger’s Garden, che ormai ha visto la luce dall’autunno scorso. Terzogenito, il Finger’s Garden apre dopo il Finger’s di via San Gerolamo Emiliani 2 e dopo quello sulle dorate coste sarde.

Finger’s Garden è un posto incredibile, composto da tanti ambienti articolati su diversi livelli. Molto chic la zona dei tatami, che a seconda delle esigenze può diventare anche appartata grazie a pannelli scorrevoli che creano la giusta e desiderata intimità; la terrazza Maserati offre uno spazio all’aperto riscaldato grazie agli appositi funghi di calore (assicuro la loro efficacia anche al freddoo!) e amo la zona del banco sushi, dove poter ammirare i maestri all’opera nella preparazione di queste non solo esteticamente belle, ma anche assolutamente eccezionali, portate. Mentre vivo nell’attesa di poter finalmente cenare nel Giardino di Okabe, lo spazio esterno in cui è stato ricreato un vero e proprio giardino alla giapponese, con tanto di ponticello e di carpe che ti stanno a guardare.

Finger’s Garden non è un ristorante giapponese. Finger’s Garden porta alla scoperta della tradizione nipponica con la “saudade do Brasil”. Non potrete fare a meno di provare tutto quello che non è banale sushi o sashimi. Qui la storia è ben diversa.

Lo dimostra infatti la serata delle Identità Golose in cui sono stati presentati piatti normalmente presenti nel menù, ma anche alcune specialità.Qui di seguito il menù.

Cocktail di benvenuto (a base di passion fruit)

Bianchetti crispy allo yazu

Ebishingio carciofi con sunomono allo shisso

Accompagnati da Birra Moretti Gran Cru e Acqua Panna

Bianchetti crispy allo yazu, Ebishingio carciofi con sunomono allo shisso – Photo by ViolaBlanca

Tayo e Luna (capasanta scottata con besciamella, gelatina di soia e pasta kataifi croccante)

Millefoglie di tonno, pomodoro e burrata con salsa al tartufo

Seppioline spillo su crema di edamame allo zenzero e salsa yuzu-miso

Accompagnati da Ferrari Riserva Lunelli 2004 e Acqua S. Pellegrino

Tayo e Luna (capasanta scottata con besciamella, gelatina di soia e pasta kataifi croccante) – Photo by ViolaBlanca
Millefoglie di tonno, pomodoro e burrata con salsa al tartufo – Photo by ViolaBlanca
Seppioline spillo su crema di edamame allo zenzero e salsa yuzu-miso – Photo by ViolaBlanca

Saudade do Brasil: sushi di tartare di salmone, guacamole di avocado, uova di salmone e cream cheese

Niguiri sushi di toro e fois gras, Spoon di Gio di salmone e Gunkan e lamina di cetriolo e Riccio di mare fresco di Galicia

Nido di funghi (shitaki, enoki, chiodini e pleorotus) al wok e uova di quaglia cotto a bassa temperatura

Accompagnati da Curtefranca bianco di Cà Del Bosco e Acqua S. Pellegrino

Saudade do Brasil: sushi di tartare di salmone, guacamole di avocado, uova di salmone e cream cheese – Photo by ViolaBlanca
Niguiri sushi di toro e fois gras, Spoon di Gio di salmone e Gunkan e lamina di cetriolo e Riccio di mare fresco di Galicia – Photo by ViolaBlanca
Nido di funghi (shitaki, enoki, chiodini e pleorotus) al wok e uova di quaglia cotto a bassa temperatura – Photo by ViolaBlanca

Involtino di Wagiu Kobe beef con asparagi e umeboshi

Cartoccio di Dentice selavatico, funghi enoki, salsa ponzu e cuore di bambù

Bis di Robata di pollo alla brace su crema di patata al tartufo e merluzzo nero al miso con salsa al wasabi

Accompagnati da Morellino di Scansano Val delle Rose 2010 e Acqua S. Pellegrino

Involtino di Wagiu Kobe beef con asparagi e umeboshi – Photo by ViolaBlanca
Cartoccio di Dentice selavatico, funghi enoki, salsa ponzu e cuore di bambù – Photo by ViolaBlanca
Bis di Robata di pollo alla brace su crema di patata al tartufo e merluzzo nero al miso con salsa al wasabi – Photo by ViolaBlanca

Passione del Brasile con gelatina di passion fruit

Crema di cioccolato bianco al cocco, schiuma di latte di cocco e sorbetto di licis

Crema di cioccolato bianco al cocco, schiuma di latte di cocco e sorbetto di licis – Photo by ViolaBlanca

Caffè Lavazza

Ringraziamenti alla squisita cucina di Roberto Okabe, allo chef Gustavo Young e a tutto lo staff di Finger’s Garden, in particolare all’efficientissimo direttore Alessandro.

BON WEI Chinese Restaurant, il cinese chic a Milano

Lasciate ogni pensiero banale o voi che entrate in questo ristorante cinese. Chiudete gli occhi, poi riapriteli. Sbattete pure le palpebre e rifatevi gli occhi. Sì, siete a Milano, anche se il look interno ve ne farà scordare. Azzardare un new York, me ne rendo conto, è troppo, quindi decidete voi il luogo. Io devo sedermi perché ho una fame pazzesca.

Io e la mia combriccola di amiche del mercoledì sera (Mittwochabendfreundinnen) abbiamo scelto come meta il Bon Wei, un cinese di cui ho spesso sentito parlare, in cui volevo andare da un sacco (anche perché dietro casa), ma che ogni volta cadeva nel dimenticatoio delle possibili opzioni. Non questa volta.

Appena entrata noto subito che giocano a suo favore le luci: basta, basta e basta con i locali bui. L’atmosfera si può anche creare con delle luci sapientemente posizionate e direzionate. Cosa che al Bon Wei sono riusciti a fare. Il nostro tavolo, quello rotondo da occasioni speciali, ha un fascio luminoso che lo sovrasta senza accecare. Mi piace.

E poi toni scuri e rossi accessi. Un buddha qui, divanetti laterali, pietra a vista su alcune pareti là (quelle che ti fanno venire in mente che sarebbe bello avere a casa), intarsi, mobili veri cinesi e, naturalmente, personale cinese. Graziose ragazze dall’accento marcato, gentili e disponibili (anche quando con un secco e quasi urlato NO vietate loro di sottrarvi il piatto perché manca l’ultimo boccone, quello che pareva volutamente abbandonato). Servizio veloce. Mancanza totale della puzza di certi ristoranti cinesi. Unica vera pecca: le bacchette in ferro, sono scivolose e scomode. Saranno stilose, ma non adatte al loro reale scopo.

Credits: Bon Wei Chinese Restaurant

Sulla qualità. Ottima. Inutile girarci sopra. Vogliamo poi parlare delle decorazioni che accompagnano i piatti? No, ammiriamole!

Io ho mangiato:

involtini vietnamiti (non compare nella lista il classico involtino primavera, ma questo lo supera in particolarità – data dalla foglia di menta – eccellenza e leggerezza – fritto impalpabile, come riporta il sito e come posso confermare -)

Involtini vietnamiti – Photo by ViolaBlanca

ravioli di gamberi, eccellenti (anche se ho dovuto mangiare l’ultimo con le mani perché troppo scivoloso per quelle bacchette… Ci penso solo ora, non potevo chiederne di classiche?)

spaghetti di soia piccanti alla carne, dove il piccante, come dire, è deciso

gamberoni piccanti kong pao, leggermente piccanti con verdurine saltate alla wok.

Io mi sono fermata, ma ho potuto assaggiare il dolce:

polpettine di cocco e riso, buone, anche se l’effetto gomma da masticare è innegabile

budino alla zucca con panna, una vera prelibatezza.

Gamberoni saltati con verdure – Photo by ViolaBlanca
Calamari agropiccanti – Photo by ViolaBlanca

In più.

Se venite in macchina non dannatevi a cercare parcheggio: il ristorante Bon Wei è convenzionato con il garage di via Castelvetro 24, in parole povere quello dell’ospedale Buzzi, tanto per intenderci.

ATTENZIONE: non so se al parcheggiatore o al ristorante, ma allo scadere della terza ora si paga il tempo di permanenza eccedente. Naturalmente, come in ogni buona tradizione italiana che si rispetti, quella dei furbi e dei ladroni, non viene rilasciato alcuno scontrino. Anzi, provate a chiederlo. Il “simpatico” posteggiatore si farà beffa di voi dandovi un qualunque altro scontrino, magari quello della latteria dietro l’angolo. Ma si può?

Ci ritornerei? Ci devo ritornare!

BON WEI CHINESE RESTAURANT

Via Castelvetro, 16/18 – 20154 Milano

Tel. 02 341308

Chiuso il lunedì a pranzo


I Vigili di Milano. Predicano bene, ma razzolano male…

Venerdì sera. Rientriamo dalla nostra cena (al Santo Bevitore, acquisto Groupon), e facendo una romantica – si fa per dire – passeggiata, eccoci quasi a casa.

In via Govone passiamo davanti al ristorante Al Borgo, e curiosiamo osservando la desolazione che regna all’interno: pochi, pochissimi tavoli occupati. Ma facciamo che è ancora presto (sono quasi le 22,00)??? Sì, dai!

Uno dei tavoli è occupato però da 2 vigili. Fin qui nulla di strano. Chiaro. Peccato che fatti i pochi passi che ci separano dall’angolo con la via Gran San Bernardo vediamo la volante simpaticamente parcheggiata dove non si potrebbe. Anzi, dove proprio non si può.

Ecco la volante incriminata, parcheggiata tra la via Govone e la via Gran San Bernardo – Photo by ViolaBlanca

Mi fermo e inizio a scattare qualche foto. Appena in tempo, perché i due vigili in questione stanno uscendo dal ristorante e risalgono in macchina.

Perché a loro è concesso? Non ditemi per esempio che non avete mai assistito ai parcheggi selvaggi della Polizia Locale o di vedere il conducente di una di queste macchine al cellulare…

Volevo complimentarmi personalmente per questo gesto che scusanti non ha. Complimenti all’esempio dato da nostri vigili.

A cena da Capra e Cavoli (ex-Circolo Sassetti), quartiere Isola, Milano.

Ritrovo tra superstiti di un corso di scrittura creativa, pardon DEL corso di scrittura creativa. Quartiere scelto, l’Isola. Luogo proposto l’ex-Circolo Sassetti, ora Capra e Cavoli, per far contenta un’mica dal passato, non troppo lontano, vegano. Infatti la dicitura del Circolo Sassetti dice: “bio bar con cantina e ristoro vegan” e “un’isola di tranquillità al centro del quartiere Isola”. Perfetto, tutti concordi.

L’ambiente è molto informale, mi piace molto. I libri che una volta erano a farla da padroni negli scaffali vicino ai tavoli, ora sono stati in parte sostituiti da bottiglie di vino. Ci piace lo stesso, ovviamente. Tutte donne a servizio (all’inizio non fatevi spaventare dai modi un po’ così, rientra nel costume del locale: a fine serata, quando sarete gli ultimi, ancora con i calici pieni, ma presi dallo scrupolo di andarvene perché stanno pulendo e sistemando per la chiusura, sarà una vera sorpresa quando voi chiederete il conto e loro risponderanno di no, che prima devono finire….ahahahaha!!!).

La cucina è naturale vegetariana molto rigorosa nella scelta di prodotti biologici ed attenta a rispettare la stagionalità degli ingredienti, i metodi di cottura e i condimenti che sono esclusivamente vegetali. I cuochi specializzati in cucina bio vegetariana preparano ogni giorno piatti che spaziano dal tradizionale mediterraneo all’etnico.

A pranzo un punto di riferimento per chi desidera un pasto normale ed equilibrato, una pausa che permette di riprendere le proprie attività appagati e rinvigoriti.

La sera si spengono le luci, si accendono le candele e ci si può fermare ad interrompere il ritmo frenetico della giornata per un distensivo aperitivo o per una cena con due chiacchiere e un buon calice di vino e per gli astemi succhi d’uva fragola, veri nettari dalla natura. Fino a mezzanotte anche per un tranquillo dopocena.

Ci tornerei? Assolutamente sì!

P.S. Capra e Cavoli (ex-Circolo Sassetti) è un punto d’incontro: nella sua taverna accadono feste per grandi e piccini, fotografi, poeti, artisti, artigiani si presentano mettendo in “circolo” energie che creano straordinarie alchimie.

BeautiFULL Puglia. Cosa fare.

Quando ci si sente in colpa per il troppo benessere, o relax che dir si voglia, occorre muovere le chiappe. E farsi portare al porticciolo di Mattinata per un noleggio davvero ad hoc. Il Noleggio Mazzone farà al caso vostro. Gentili, cortesi, disponibili ad assecondare ogni richiesta (anche quella legata allo sconto per un noleggio di più giorni) non faranno mai e poi mai rimpiangere il noleggio ligure. Anche in termini di prezzo.

That’s ammore in Puglia! – Credits: ViolaBlanca

E poi, che costa…

Le bianche calette – Credits: ViolaBlanca

Il Gargano è davvero unico, il bianco della scogliera e dei sassi sulla spiaggia è accecante. Il verde dell’acqua e l’azzurro del cielo sono sogni ad occhi aperti. Le innumerevoli grotte presenti sulla costa permettono, in parecchi casi, di entrare da un lato e di uscire dall’altro. Però, anche il solo entrare nella sua oscurità e nel suo silenzio per poi uscirne arretrando, beh, vale sempre la pena. A meno di non soffrire di oppressione da roccia che sembra volerti cadere addosso da un momento all’altro… Altra cosa particolare è avvicinarsi il più possibile, meglio se non ci sono pescatori in zona, agli allevamenti di branzini (o spigole che dir si voglia), che giacciono sotto costa, un po’ spostati rispetto alla Locanda del Carrubo. E, per finire, come non arrivare fino alla Baia delle Zagare, riconoscibilissima per il cavalluccio che beve in acqua, che altro non è se non una formazione rocciosa che per l’erosione del vento. Molto particolare, anzi spettacolare.

Baia delle Zagare – Credits: ViolaBlanca
La Locanda del Carrubo dal mare – Credits: ViolaBlanca

Quando poi giunge il momento del pranzo ci si deve dirigere assolutamente alla baia di Mattinatella. Poiché, nel nostro caso, la stagione non era ancora decollata (cosa che avviene da metà giugno) il mitico Leonardo ci ha concesso di arrivare sulla spiaggia direttamente con il nostro super-gommone.

Chi è Leonardo? Il proprietario di Cala Rosa, un bagno paradisiaco, reso ancor più paradisiaco dal ristorante. E dal fedele Raffaele. Non esistendo alcun sito (non trovo nemmeno il gruppo su Fb di cui parlava Leonardo), allego i numeri di telefono segnati sul biglietto da visita:

Cala Rosa, info: 0884 – 50918.

Come ci ricordavamo bene, il pranzo è una garanzia. Cosa abbiamo mangiato.

Antipasto di mare, fritto di calamari, scampi e calamari alla griglia, melone, fragole e ananas. Il tutto annaffiato da un buon prosecco ghiacciato. Che si va sempre sul sicuro! Prezzi? Modici, modicissimi…

Da tornarci. E ci torneremo.

Ci siamo trovati talmente bene, a nostro agio, coccolati e accuditi, che Filomena ormai ha quest’incombenza: trattarci sempre così. Se non prima, all’anno prossimo.

La costa, particolare – Credits: ViolaBlanca

Un ringraziamento speciale a tutti quelli che si sono fatti in 4 per noi: a cominciare da Leonardo stesso (lui sa perchè), proseguendo poi con il proprietario del bar centrale di Mattinata che ha rintracciato non so quale parente alla lontana per farci aprire appositamente il negozio di fiori (era lunedì mattina) e permetterci così di comprare un cadeau a Filomena che quella mattina ci ha prestato la sua macchina. E che macchina. Di conseguenza ringraziamo il Piccolo Giardino di via Vittorio Veneto, 4.

Com’è quel detto? Fuggi Foggia non per Foggia ma per i foggiani? Mi permetto di dissentire…