SeTuttoFosseViola 6 anni dopo…

Oggi mi prendo un giorno di vacanza.
Dalle mie cose, dalla mia quotidianità, dalle cose di sempre, per fare un passo in avanti. Per iniziare il mio mese preferito, il mio mese. Per coccolarmi e coccolare. Per apprezzare ed essere storidta da questa nuova ritrovata solitudine che ci regalerò, ne sono certa, momenti di felicità e momenti intensi, frenetici, pieni.” – 01 aprile 2015.

Me @Finger's Garden (2014) by BC
Me @Finger’s Garden (2014) by BC

Così iniziava il post che stavo scrivendo per il sesto compleanno di SeTuttoFosseViola. Poi, black out!
Della serie faccio cose, rifaccio cose e le faccio ancora. Insomma, casino. Ho mancato per la prima volta un suo compleanno, ma non mi preoccupo, né mi allarmo. Del resto stavo lavorando per SeTuttoFosseViola, l’ho rimesso in forma, l’ho ripulito e rivestito di una nuova immagine. E per fare questo ci è voluto tempo. Tanto tempo.
Un lavoro immane, durato mesi.
E, sembra quasi ridicolo, ma i lavori che mi stanno sommergendo in casa, hanno in realtà fatto in modo di:
a) trasformarmi in una donna zen (vediamo quanto duro)
b) rivestire di una nuova pelle SeTuttoFosdeViola.
E io, di pelle nuova, me ne intendo parecchio.

Auguri!

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SeTuttoFosseViola 5 anni dopo…

Su di me (Milano Forte e Piano 3, Happy Hour edizioni, 2013) - Credits: BC
Su di me (Milano Forte e Piano 3, Happy Hour edizioni, 2013) – Credits: BC

Le nostre prime 5 candeline.

Un anno dopo. Sempre meno rispetto a quella del mio Viola che corre come una saetta sempre più avanti, sempre più grande, sempre più irraggiungibile.

Cosa è cambiato da un anno ad oggi?
La cosa più gratificante? 2 racconti pubblicati nello stesso anno, 2 racconti all’attivo, neanche sullo stesso argomento. Brava me!
La cosa più stuzzicante? Quell’ingrediente con cui dosiamo e condiamo la nostra vita quotidiana. Tu sai chi sei, tu sai perché.
La cosa che mi causa più sofferenza? La cattiveria delle persone, la loro meschinità, il voltafaccia, ma anche l’intenzione cercata nel ferire, nell’assestare un colpo dopo l’altro, il non dare, solo il prendere. Nell’illudere consapevolmente secondo un piano preciso. Vorrei aiutarti, tu che fai parte di me, tu che stai soffrendo così ingiustamente, perché ogni lacrima spesa è una ferita che si allaga sempre di più.

Caro SeTuttoFosseViola cresco con te. Ma nel cuore resto sempre la stessa ragazza consapevole, più o meno, che essere nostalgica non mi fa necessariamente chiudere gli occhi sul futuro. Perché anche se amo guardare indietro, laggiù dove trionfa la luce, mi muovo in avanti, inciampo ogni tanto, sbatto di qua e di là, ma fermo ogni istante con le immagini che custodisco nel cuore. L’unico posto che non potrà mai essere oscurato. Spezzato forse, ma non demolito fino a scomparire.

La nuova me continua ad andare avanti. Ad esserci, con la sua ingombrante presenza e con il suo caratterino. L’ariete non si stanca di sbattere le sue corna e di mostrarsi con caparbietà (o irriducibile stoltezza). O mi si ama o mi si odia. Ancora oggi, alla mia veneranda età, qualcuno proferisce questa frase. Che colgo non più con vanagloria, ma con la consapevolezza che non ho più voglia di farmi andare bene cose o situazioni o persone che non mi interessano. Perché il tempo sta scorrendo. E l’unica cosa che conta è… Sono… Poche. Davvero poche.

Buon compleanno SeTuttoFosseViola. Auguri VB. Vai avanti.

Caro Babbo Natale… (2013)

Bambina_arrabbiata_con_cappello_di_Babbo_NataleCaro Babbo Natale ciao.

Anche quest’anno sono qui a scriverti la letterina, cioè, la sta scrivendo la mamma, anche se io sono nella seconda classe, ma mi piace la tradizione che abbiamo: io chiedo, la mamma scrive brontolando e dicendo “questo sì, questo no”, e ovviamente anche questa volta non ha perso occasione per farlo. Ma ho controllato, ho visto che ha comunque scritto tutto.

Come sono stata io? Beh, tutto sommato direi brava. A parte aver preso proprio venerdì scorso la mia prima nota, ma legata al comportamento, ok, ci sta, no? Io non ci credo che tu sei stato sempre così bravo, guarda che so come funzionano le cose. Nessuno si salva, nessun escluso. A scuola vado bene, ok, quando non sono distratta, ma non è colpa mia. E poi dico io, come si fa a stare sempre attenti? Io voglio vivere, voglio divertirmi, i miei amici contano. A partire dalla Vicky, sempre presente, poi Oliver, Niccolò (che ha un posto speciale nel mio cuore, ma non lo dire a nessuno), poi la Dodi, Ale e tutti gli altri.

Ma non divaghiamo.

La mamma dice che se non mi comporto bene inizia a levare un regalo per volta, fino a quando, lei pensa, non ne resterà nemmeno uno. Non oso pensarci! Può davvero farlo? Dimmelo, ti prego. Può davvero fare in modo che io non riceva i regali? Che tragedia sarebbe!

Io ci provo a fare la brava, davvero, ma ogni tanto mi distraggo. Poi anche la mamma, diciamola tutta, non è questo stinco di santa. Mica è facile fare tutto quello che vuole lei…

Quindi spero di ricevere questi regali, mi sembrano anche pochi. Poi del resto, la mamma e il papà lo dicono sempre, non sono brava, sono bella!

Grazie Babbo Natale, sei sempre il mio mito.

Tua Viola

  1. Macchina elettrica della Barbie (seeeeeee, sogna bella, e poi, dove pensi di parcheggiarla? Zero! Guai solo se qualcuno osa pensarci! Inoltre, grazie al cielo ormai non ci entrerebbe più!)
  2. Cavallo della Barbie che va da solo
  3. Skylanders (le foto dei personaggi che vorrebbe sono più sotto: Rattle Shake già preso)
  4. 2 maschi della Berbie, il Ken insomma (e qui c’è l’imbarazzo della scelta, anche se quello vestito da gran galà con la giacca bianca è il suo top…santa miseria)
  5. Barbie Freundebuch (già commissionato alla teutonica numero 5)
  6. Vestiti per Ken (poveraccio, mica lo vorremo far girare per casa con il bigolo al vento…)
  7. Orologio (che sarebbe pure l’ora che imparasse a leggerelo)
  8. Microfono superglitterato vero che si trova solo da Buba (il mitico negozio delle drag queen a Porta Venezia che lo so che fa un po’ specie, ma vuoi mettere?)
  9. Libri in tedesco (già commissionati alla teutonica)
  10. Libri in italiano sui vampiri (della serie Vampiretto)

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Leggi anche:

Caro Babbo Natale… (2012)

Caro Babbo Natale… (2011)

Caro Babbo Natale… (2010)

Caro Babbo Natale… (2009)

Da Cracco. Per una cena di compleanno indimenticabile, unica, eccezionale. Ma spero ripetibile…

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Inutile che io mi dilunghi con parole e parole sulla grande serata che è stata. Il ristorante di Carlo Cracco è magnifico, nel cuore di Milano a davvero due passi dal Duomo. L’accoglienza è ineccepibile. Il servizio superbo. La qualità e la presentazione dei piatti eccellente, da far dire “mai provato una cosa del genere” (e da far pensare anche che io una roba così mica la so fare…). Sapori decisi, accostamenti inusuali, ricercatezza raffinata. Tutto meglio delle mie aspettative. E che emozione quando l’ho visto uscire nella sala…

Ringrazio il mio grande amore (LUI) che mi ha fatto questo splendido regalo.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Ma ringrazio anche i collaboratori di Cracco e lui, il grande in persona. Cosa che ho già avuto modo di fare personalmente, con mia grande faccia tosta e grande simpatia (per molti inaspettata) della star in questione. Perché per me Carlo Cracco è davvero una stella.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Abbiamo scelto entrambi il menù degustazione dei 10 anni, quello che raccoglie tutte le specialità di Cracco. E posso assicurare che si viene coccolati dalla prima portata all’ultima, dopo 3 ore e passa. E ci si alza da tavola inebriati, felici, soddisfatti e con già la voglia di tornare per provare dell’altro.

Cracco è un genio, un uomo affascinante e dal gusto impeccabile. Non poteva che creare dei piatti unici…

Per incominciare... - Photo by ViolaBlanca
Per incominciare… – Photo by ViolaBlanca
Per incominciare... - Photo by ViolaBlanca
Per incominciare… – Photo by ViolaBlanca
Insalata russa caramellata - Photo by ViolaBlanca
Insalata russa caramellata – Photo by ViolaBlanca

Granita al nocino, mandorle e caviale

Crema bruciata all’olio di vaniglia, garusoli e germogli di piselli - Photo by ViolaBlanca
Crema bruciata all’olio di vaniglia, garusoli e germogli di piselli – Photo by ViolaBlanca
Gamberi in salsa rosa, sedano in insalata - Photo by ViolaBlanca
Gamberi in salsa rosa, sedano in insalata – Photo by ViolaBlanca
Orata cotta appena su croccante di nocciole - Photo by ViolaBlanca
Orata cotta appena su croccante di nocciole – Photo by ViolaBlanca
Tuorlo d’uovo marinato - Photo by ViolaBlanca
Tuorlo d’uovo marinato – Photo by ViolaBlanca
Musetto di maiale fondente con scampi e pomodori verdi - Photo by ViolaBlanca
Musetto di maiale fondente con scampi e pomodori verdi – Photo by ViolaBlanca
Risotto e lenticchie - Photo by ViolaBlanca
Risotto e lenticchie – Photo by ViolaBlanca
Filetto di vitello gratinato alle erbe - Photo by ViolaBlanca
Filetto di vitello gratinato alle erbe – Photo by ViolaBlanca
Cremino di cioccolato, olive nere e capperi - Photo by ViolaBlanca
Cremino di cioccolato, olive nere e capperi – Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Lenti a contatto al caffè - Photo by ViolaBlanca
Lenti a contatto al caffè – Photo by ViolaBlanca

E per concludere…

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Grazie a Cracco anche per essersi prestato a fare con me la “magnum“…

Me & Cracco - Photo by ViolaBlanca
Me & Cracco – Photo by ViolaBlanca

SeTuttoFosseViola 4 anni dopo…

ViolaBlanca @Christmas dinner, 2012
ViolaBlanca @Christmas dinner, 2012 – Credits: BC

Le nostre prime 4 candeline…

Un anno dopo. Caro blog ti scrivo. Ma non per distrarmi un po’, perché credo di essermi distratta anche troppo, allontanata da te per dedicarmi a cose meno piacevoli, credo tu lo sappia. Il 2012 è stato dipinto come un anno funesto (anno bisesto) e porca di quella miseria ladra, avevano ragione. Calamità (terremoti vari), attentati (tra cui la scuola di Brindisi), crisi politica, il Papa che già meditava di andarsene, i ladri, le pessime compagnie, medici incompetenti, la fine del mondo secondo i Maya. Brutte esperienze.

Che avrebbero dovuto insegnarmi cosa? La pazienza? Scemenze, una perdita di tempo. La solidarietà umana? Non esiste, esiste solo la mera curiosità spinta al pettegolezzo. La fiducia? In chi? In cosa?

La lezione più importante che ho imparato invece è che la gente dimentica, in fretta, troppo in fretta. Oppure si distrae facilmente, ecco. Peccato che la mia sia una memoria da elefante. Passo sopra, ma non dimentico. Il dolore e la sofferenza sono state compagne di viaggio. Un viaggio che mi ha marchiata per sempre. E che ho affrontato alla mia maniera, e continuo ad affrontare.

Poche, pochissime le certezze della mia vita: gli affetti, le passioni. Tutto il resto è noia, volgarità, cattiveria e meschinità.

Che un altro anno abbia inizio. Auguri caro SeTuttoFosseViola, auguri cara VB.

Una nuova pagina: Au Pair, season 1

Copyright Manusch Badaracco
Copyright Manusch Badaracco

Lei è stata la nostra prima au pair. Come a dire, la prima volta.

Come ho scritto qui tempo fa, la Deutsche Schule Mailand mi ha svecchiata, mi ha insegnato un nuovo vocabolo che, ignoravo, sarebbe entrato a forza, come una furia, sgomitando e scalciando nella nostra vita. Già perché la scuola non te lo dice: te lo impone. O ti procacci una di queste rare specie di giovani teutoniche che verranno a vivere con te, a dividere la tua carta igienica, il tuo formaggio preferito e l’insalata di carciofi, in alcuni casi anche il tuo gatto, i grissini quelli che adori e che pensavi mai nessuno ti toccasse, o “il suo tenero figlioletto non potrà continuare a frequentare la nostra scuola”.

Scene apocalittiche si erano prospettate. Sono state proposte torture inimmaginabili da parte di docenti irreprensibili, scene del tipo “Portate i vostri bambini fuori dai cancelli di una scuola pubblica italiana, fategliela vedere e minacciateli che se non imparano il tedesco quella è la fine che faranno”. Sembra atroce? Realmente accaduto, non è leggenda.

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Divagando. O vaneggiando

« Quant’è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
Del doman non v’è certezza »

(Lorenzo de’ Medici, Canzona di Bacco)

Perchè io mi sforzo di guardare avanti. Ma non vedendoci benissimo…

E se mi giro indietro è tutto velato, offuscato, come se una tormenta di neve o un vento fortissimo spirasse ad una velocità elevata trascinando foglie e polvere, così da impedire la netta visione degli oggetti, delle cose, dei volti, delle persone. Del tutto. O del niente.

Welcome to Miami, Bienvenido a Miami. 1 jan 2013

E poi arriva il nuovo anno.

Con la sua sveglia all’alba. Con Vittorio che è il primo arzillo e ci dà il suo personale buongiorno. Con gli inutili tentativi della mia Chiara di tenerlo buono, ma con il mio super-udito a cui nulla sfugge (ok, d’ora in poi tappi). Con gli occhi e le orecchie degli altri due che pian piano si rianimano. Prima ad andare in bagno, stamattina voglio esagerare e accendo il video che troneggia in bagno. Perché se lo hanno messo allora va usato! E parte un documentario sui cacciatori delle paludi, gli alligatori che ci accoglieranno, speriamo non a fauci aperte, tra qualche giorno.

Tutti pronti.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Lui ci guida a far colazione: l’11th Street Diner a Miami Beach. Attraversiamo quindi uno dei ponti che collegano la Florida tutta alla sua isola più ruggente: Miami Beach, direzione South Beach. Con tanto di cartello Welcome to Miami Beach ad accoglierci.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

La colazione è come dovrebbe essere: abbondante, poco salutare (uova e bacon), insomma tutto da copione. Con la particolarità del nostro cameriere, apparentemente di origine hawaiana e dall’evidente orientamento sessuale. Happy New Year! Qui in giro poca, pochissima gente, qualche temerario o che ha deciso di alzarsi presto o forse non è ancora andato a letto (e il gruppetto di uomini attempati tutti in abito sberluccicante lo dimostra in pieno). È una vera meraviglia fare foto con il sole bollente e le decorazioni di Natale…

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Pancia satolla, ci alziamo e ci dirigiamo a piedi qui dietro: la spiaggia di South Beach. Grande, gigante, ventilata e con un colore del mare (pardon oceano) mozzafiato. Gli ombrelloni non possono per evidenti motivi essere infilati nel terreno e ricoprire il loro naturale servizio, ma qui sono delicatamente appoggiati sulla sabbia a voler riparare più dal vento che dal sole. Che in tutto questo è caldo. Molto caldo. E pian piano ci invita a toglierci gli abiti già leggeri e a rilassarci al sole. Mentre i due nani giocano con questa sabbia sottile e chiara, Lui e lei si sollazzano con la scoperta del free wifi in tutta la spiaggia, io mi concentro con le foto. Per esempio a quella bottiglia di champagne abbandonata sulla sabbia dai bagordi del precedente veglione.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Per il resto tutto sembra essere tornato alla normalità: spiaggia perfettamente pulita che, con il passare delle ore si affolla di gente di tutti i tipi (comprese le due giapponesi che non la smettono di farsi foto in tutte le posizioni possibili e inimmaginabili. E quando dico possibili e inimmaginabili intendo proprio quello!).

Io e Lui ci alziamo per andare a prendere qualcosa da mangiare per tutti. Purtroppo la frutta qui in zona sembra un miraggio, ci si deve accontentare. Vogliamo parlare della Ocean Drive? E parliamone! Per i giorni dei bagordi (presumo da ieri) e per tutta la giornata, la lunga via che costeggia la spiaggia è chiusa al traffico. Una fiumana di gente la attraversa in lungo e in largo, i locali che vi si affacciano si sono spinti un po’ più verso l’esterno e tutti, ma proprio tutti, ti invitano a provare il loro piuttosto che gli altri.

Ci fermiamo dove una lunga coda di persone aspetta il proprio turno per farsi la foto sotto al cartello che indica la data odierna, 1° gennaio 2013 e la temperatura, 27°C. Meraviglia!

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Prima di tornare in spiaggia sono rapita: eccoli, i tanto agognati corpi statuari non alloggiano lontano da qui. In un lembo di parchetto alle spalle della spiaggia, un gruppo di ragazzi dai corpi scolpiti, si esibiscono in esercizi che catturano la mia attenzione. Devo portarci la Chiara assolutamente, credo apprezzerà!

ViolaBlanca @southbeach
ViolaBlanca @southbeach

Il pomeriggio si consuma quindi in spiaggia, dove tra un morso e l’altro un irriverente gabbiano cerca di rubare alla nana il suo pezzo di pizza. Foto alla torretta del Life Guard, alla spiaggia, alla polizia sul quad, alla polizia in macchina con la tavola da surf sul tetto, passeggiata di rito sul bagnasciuga, aerei che volano avanti e indietro con striscioni pubblicitari (tra cui il concerto di Shaggy il prossimo 5 gennaio al Casinò) e via che ci andiamo a prendere un aperitivo. Non prima di aver portato la Chiara a lustrarsi gli occhi con i palestrati, i suoi cialitroni. Con tanto di foto di rito immediatamente postata, grazie alla quale il nostro “gabbiano” vince il premio per la miglior battuta di inizio anno: “Ma gli occhiali sono per nascondere gli occhi lucidi?” riferita alla evidente emozione provata dalla nostra eroina nel posare al fianco di cotanto corpo.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Dai, andiamo a prenderci questo mega-bicchiere di mojito!

Prima di rientrare in hotel (la città si è palesemente svegliata, il traffico è da delirio per uscire da Miami Beach) allunghiamo la strada per sbirciare qualche negozio. Abominio! Qui in zona ci sono scarpe che solo Lady Gaga potrebbe indossare. Che Miami sia davvero tamarra come usmavo prima di partire? Che sia il luogo in cui la Minetti non può non trovarsi a suo agio?

Photo by ViolaBlanca
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Cena: da Lulu a Coconut Grove (skirt steak meravigliosa!). I due nani devastati. Portiamoli a letto va…

Welcome to Miami, Bienvenido a Miami. 31 dec 2012 (part 2)

L’arrivo.

Si perde troppo tempo: dogana e ritiro della macchina, dove tutti sembrano preferire la compagnia Alamo (ovvio, quando è il tuo turno il personale ti accoglie con una calorosa stretta di mano chiedendoti come stai e se il tuo viaggio è andato bene…). Io in fila al suo posto, Lui che cerca di fare il ritiro automatico, i due ragazzi italiani davanti a me con cui inizio a chiacchierare, quei tipi che sembrano non voler perdere occasione per sentirsi dire “che bello che vivi qui…”.

Poi tocca finalmente a noi.

Ed eccoci in auto. Diretti al nostro hotel, scelta saggia del nostro Lui che ci porta al Coconut Grove. Con tappa obbligata in un market sulla strada per rifocillarci di acqua (poi me lo spiegate perché la gasata costa così tanto?) e snack (leggasi patatine e popcorn che qualche genio rovescia all’istante nella macchina linda e pulita).

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

E finalmente la stanza d’albergo, il Mayfair Hotel & Spa. La nostra suite: non grande, gigante. Perfetta per accogliere la nostra famiglia allargata!

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

Qui sono le 19 passate, in Italia tutto quello che doveva succedere è successo. Buon Anno e buon botto. Noi siamo al punto di partenza. Ma non reggiamo certo l’arrivo, figuriamoci il podio.

Una doccia veloce per capire chi siamo e dove siamo e poi giù in strada. La certezza di avere un Victoria’s Secret (la cui qualità peggiora anno dopo anno) praticamente attaccato, una nail spa di fronte, il parrucchiere dietro l’angolo (urge portare la nana a sistemare quella cosa che si porta in testa) e cerchiamo un posto dove rifocillarci. Che poi, a volerla dire tutta, è proprio vero quello che mi ha detto in aereo la hostess: “ahahah, in aereo si mangia sempre…”. Ma ci comportiamo come se non fosse accaduto. E il radar, il suo radar, ci porta in un luogo meraviglioso: il Johnny Rockets, il pianeta anni ’50 dell’hamburger. Un ambiente incredibilmente retrò, con tanto di arredo e soundtrack anni ’50.

Photo by ViolaBlanca
Photo by ViolaBlanca

L’hamburger, inutile dirlo, eccezionale. Noi qui, con birre, coca light e le loro fanta, ci facciamo gli auguri.

Buon Anno cari membri della nostra famiglia allargata, meno male che ci siamo.