J’accuse…

23 11 2009

Zola lo fece per altri scopi. Non i miei. E poi io non voglio accusare. Bensì chiarire a chi non ha capito.

Questa è la modalità con cui lo so fare, quindi scusate se occupo uno spazio che è pubblico, ma che diventa per quest’occasione privato.

Vi permetto quindi di sbiriciare. E anche se non capirete, non rammaricatevene.

Non pensare che siamo alle solite. No, non è questo il caso. Io non ci ho pensato, tu forse sì.

Però ho pensato una cosa al riguardo. Non mi assumo responsabilità per quanto succederà. E mi tolgo anche le colpe per il passato. Perchè ci ho pensato e non intendo attribuirmi colpe che derivano da comportamenti inaccettabili, da una parte (e già sono stati chiariti) e da evidenti incompatibilità dall’altra (vale a dire “una volta raggiunto il livello di saturazione mi defilo”). Verificato che siamo ad un livello superiore, certi atteggiamenti che sono insiti nel carattere non se vanno. Ma mentre io ho cercato aiuto, tu hai pensato bene che di aiuto non ne avevi più bisogno perchè avevi già dato, diciamo così. E qui ti sbagli. Ovviamente io sto parlando, quindi il giudizio è il mio. Scrivo perchè è il mio mezzo, e perchè da parte tua mi sembra che si sia eretto un muro. Di intolleranza e non comprensione. Risolvi la faccenda definendola “tristezza”. Che grosso errore. L’errore di non sapere come stanno le cose, perchè non ti sei mai preoccupata di domadare e interessarti a quella parte della mia vita. Io che, invece, mi sono sorbita dei pipponi pazzeschi su questa e su quella e MAI, dico MAI (e non puoi assolutamente dire il contrario) mi sono permessa di criticare. Giudicare ovvero esprimere un parere è un conto. Ma sputare veleno gratuitamente su aspetti fisici, di personalità o altro, IO non l’ho mai fatto. Perchè mi piace ascoltare e cercare di capire le persone. Anche capire se la persona che mi sta davanti in tutti questi anni è cambiata in qualcosa. E ahimè devo ammettere che ben poco è cambiato. Io invece posso con fierezza ammettere il contrario: il dolore trasforma dentro le persone, radicalmente, le aiuta a capire anche che chi hai davanti può restare al tuo fianco, anche se c’è questo o quello che non ti va poi così bene. Non sta scritto da nessuna parte che debba esistere una compatibilità al 100%. Accade veramente poco nella vita, e in quei casi il dono è davvero prezioso. Non è il nostro caso, perchè ora hai tirato fuori una cattiveria e incomprensione inaudite. Scrivi che riaccettare un’amica è una tristezza, “soprattutto dopo essere state demolite”. Non conosci il rapporto, perchè ti sei sempre creduta al di sopra delle parti in questione. Riaccettare vuol dire cambiare idea, quindi essere in grado di discernere il bene dal male, quindi ragionare. Ti ricordo che l’ho sempre fatto anche con te…forse avevi rimosso. E mi sento, anche oggi, anche dopo le cattiverie gratuite di questi giorni, in dovere, per amicizia in primo luogo e per rispetto in secondo luogo, di essere qui, stasera a scriverti questi miei pensieri. Che non vogliono essere, mi ripeto, una saracinesca sbattuta sul muso, ma una porta accostata. Se entri, entraci per sempre in maniera dignitosa. Smettendo di essere la persona egoista che sei. Perchè in primo luogo fai male solo a te stessa. E vivi male. Lo sai anche tu che vivi male, e non pavoneggiarti dietro false persone che ti vogliono far sentire come in realtà non sei. E che tu, in fondo, non sembri stimare particolarmente. Non capisco davvero cosa te ne fai di certe persone sterili nella tua vita. Ma forse sono io che sbaglio e penso che nella vita ci si debba circondare sempre e solo di persone speciali…

Perchè io l’amicizia la vedo così. Anche con urla, sfoghi e pianti, ma la sincerità al primo posto. La generosità, che sappiamo mancarti. E il sacrificio. Perchè mantenere un’amicizia è faticoso. Si fa una fatica bestia. Forse è una delle cose più faticose da conquistare. Tu sai che non l’ho sempre fatto. Sai a chi mi riferisco (o dovresti ricordartene, se sei stata attenta), ma anche in questo caso non ti sei mai preoccupata di approfondirne le motivazioni. Ora, invece, lo sto facendo. Sto facendo fatica anche a scrivere questo. Perchè non so come altro comportarmi. Se mi fossi comportata come la “vecchia io”, avrei cementato quella porta per sempre, questa volta. Ma ho aspettato e ci ho pensato. Nonostante le sferzate che arrivavano.

Se non ti servirà per noi, che ti serva per altri momenti…

E poi penso: “Com’è difficile essere donne…”





Le più belle fiabe Disney… Oggi a Milano.

21 11 2009

Cosa non si fa per passare un week end diverso (leggi: per lasciare LUI in casa a fatturare e dargli così il cambio… “Ehi, domani tocca a te! Domani mattina Parco Sempione e trenino“).

Quindi, ieri si fanno i numeri per trovare questi benedetti biglietti…che sembravano esauriti ovunque!

Ma alla fine le nostre eroine ce l’hanno fatta.

Non starò a domandarmi perchè a queste manifestazioni ti tentano sempre con mille cazzatine pre-entrata (della serie che se non lo hai sei tagliato fuori dallo show)… Quindi, non starò a raccontare dell’orrido cerchietto rosachepiùrosanonsipuò con orecchie a forma di cuoricino che si illuminano… E non specificherò nemmeno che durante tutto lo spettacolo l’orridume l’ho indossato io…

Ma invece vi racconterò della sciocchina che sono. E che mi sono emozionata, non tanto per l’ingresso sul palco di un Pippo, poi di un Paperino, seguito da una Minnie e infine da un Topolino accolto come un trionfatore.

Sì, mi sono emozionata per il loro ingresso in scena.

Per quell’ingenuotta di Biancaneve (la prima storia) e dei 7 nani (in realtà dei giganti). E anche per la strega e il suo specchio (sarà perchè sono stata la strega della mela nella recita al liceo…).

E poi per quella quaglia di Cenerentola (la seconda storia) e delle sue sorellastre, la Genoveffa e l’Anastasia (in parole povere, io e la smart a caccia di un paio di Jimmy Choo).

E sì, anche per Bella (la terza e ultima storia) e la sua Bestia…. sarà perchè mi sento un pò Bella…sempre con il naso nei libri…

Molto bello, stile uatsammericanboy, costumi magnifici. Da vedere.

Ma poi arriva lei, una delle mie solite domande: “ma cosa rende così magiche queste fiabe da sempre? Non solo i magnifici abiti che fanno sognare queste nane… Un atroce pensiero: in tutte manca sempre la mamma…





Sull’amicizia, sulla difesa…

20 11 2009

Cara amica che vivi lontano ti scrivo (e forse quindi dovrei scriverti bello forte).

Ci ho pensato e ripensato.

Avevo già pronto un altro tipo di post, ma “a che pro“, mi sono detta?

Noi siamo diverse.

Quindi volevo comunicarti queste mie riflessioni con il punto interrogativo.

E’ un piccolo sfogo. Diciamo pure di fronte alla miseria umana. Ma che fa aprire gli occhi (sai che nel mio caso la realtà appare subito evidente, non si confonde tra il destro e il sinistro, ma è lì, bel bella come deve essere, senza tanti palleggi tra un nervo – ottico – e l’altro!).

Quindi ti pongo delle domande. Sta a te rispondermi…

Occorre specificare che le persone non si conoscono mai abbastanza?

Occorre specificare che certe persone ci sono molto più amiche di altre che lo dichiarano ai 4 venti (ma non lo sanno dimostrare se non a parole “scritte“)?

Occorre specificare che per essere amici non serve conoscersi da sempre, ma basta quell’intesa e quel feeling che in anni e anni mai ci saranno?

Occorre specificare che l’amicizia non è mettere zizzania tra le persone?

Occorre specificare che il vino ormai inacidito dagli anni e dalla vita non può certo trasformarsi in champagne (ovvero “l’invidia ti fa brutta“)?

Ocorre specificare che l’altruismo in amicizia non è obbligo, ma spontaneità?

Occorre specificare che “chi nasce tondo, proprio non ce la può fare a morire quadrato“?

Insomma, occorre specificare altro?





Caro Babbo Natale…

19 11 2009

Caro Babbo Natale,

visto che sono una bambina moooolto vivace e un pò birichina,

ti chiedo questi doni:

  1. Lala dei teletubbies (anche se la mia mamma dice che ormai sono grande, io la voglio! (mamma: “Ma tesorino bello mio, è Babbo Natale che decide cosa portare…e mi sa che Lala gli elfi non la sanno proprio costruire, o forse si rifiutano!)
  2. Alexa e Liana che cantano (mamma: “Certo che dopo aver scoperto che su e-bay queste due barbie in versione ariana costano il doppio della versione afro-americana – per usare un termine politically correct – sarebbe da rifiutarsi davvero di comprarle…queste due sceme… E poi sai che palle sentire ogni secondo la loro canzone?“)
  3. un gioco con le calamite (mamma: “La gita alla Triennale per la mostra  Vietato NON Toccare almeno a qualcosa è servita…”)
  4. puzzle delle principesse (mamma: “E sia, altre sceme che entrano in casa, ma almeno il puzzle ha il suo perchè!“)
  5. ciondolo “insieme a Parigi” e carillon di Anastasia (mamma: “Qui davvero gli elfi non ce la possono fare, il ciondolo non esiste, ma sul carillon ci possiamo lavorare…che fissa assurda questa: si appiccica ad ogni vetrina in cui ne vede uno…“)
  6. bambola di Anastasia (mamma: “Che ovviamente NON deve esistere sulla faccia di tutta la terra!“)
  7. orologio rosa o viola, perchè devo imparare a leggere le ore (mamma: “Se imparassi anche come ti chiami e dove abiti non sarebbe male…“)
  8. gonna o vestitino tipo Minnie (mamma: “Le fiabe Disney creano dei piccoli mostri, con grandi desideri…“)

Caro Babbo Natale,

confido nella tua infinita bontà (per me) e comprensione (per la mamma).





Se stiamo insieme ci sarà un perchè…

18 11 2009

E poi, dopo ” Le persone migliori “, un altro argomento scabroso tra me e LUI è stato: “ma tu perchè stai insieme a me?

A parte la premessa: EVITATELO SE POTETE, veniamo al succo del discorso.

LUI che mi domanda: “Tu stai con me perchè non trovi un’alternativa?

Io che replico con un “tu stai con me perchè sei troppo pigro! E con questo dico tutto!

Tutto tra il serio e il faceto.

Al che gli dico: “Mi puoi domandare perchè sto con te tra un annetto?

LUI dice di esserselo segnato.

Si sta insieme davvero solo perchè manca un’alternativa?

Si sta insieme perchè non la si vuole trovare l’alternativa (perchè sai che quanto offre il mercato è di una miseria sconvolgente… Come a dire “i migliori, le migliori, sono già stati presi!“)?

Si sta insieme per pigrizia: perchè dove si sta è tutto più facile?

Si sta insieme perchè si ha paura ad affrontare la vita da soli?

Si sta insieme perchè ci si amava… E si è quindi legati a quel ricordo?

Oppure…

Si sta insieme per l’unico motivo che in fondo in fondo non è stato detto?

Che poi non è altro che il più semplice, il più banale, ma quello vero…





Sex & the City 2: ci sono anche Liza e Penelope…

16 11 2009
Si arricchisce di due special-guest il film del secondo film di ‘Sex and the City‘, nelle sale a maggio 2010. Accanto a Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda ci saranno anche Penelope Cruz e Liza Minnelli.
La 35enne attrice spagnola è stata già vista sul set newyorkese, insieme a Chris Noth (Mr. Big), in una scena girata nell’Empire Hotel.
Per Liza Minnelli, tre giorni di riprese e una canzone, ‘Everytime i say goodbye’.
Della trama si sa che il nuovo Sex and the city dovrà affrontare il tema della crisi economica. Mr. Big, l’eterno fidanzato e ora novello sposo di Carrie, sarà costretto (secondo alcune fughe di notizie) a trasferirsi a Londra e, depresso, finirà tra le braccia di un’altra donna. Forse, proprio Penelope Cruz…
(Fonte Repubblica.it del 16/11/2009)





Le persone migliori.

16 11 2009

72011869Ieri, durante la nostra cena, LUI mi riferisce un complimento ricevuto da una cliente (donna sì, ma carampana sposata, con marito al suo fianco): “Sei il giovane più in gamba che io conosca!

Ovviamente me lo riferisce per cercare approvazione, oltre che per pura vanità.

Una volta sola soletta penso: “Ma la persona in questione è sempre e automaticamente quella vicno a noi?

Valuto le diverse categorie: in primo luogo il campo lavorativo, poi la persona umana (anche se l’esserea privi di coscienza fa traballare la classifica!).

E la mia risposta è stata positiva: , la migliore persona che conosco, stupefacente sul lavoro, come si dice oggi “una brava persona”, senza grilli strani per la testa, è il mio LUI. Fuori categoria il suo essere mio fidanzato (questa voce è troppo complicata e attualmente all’ultimo posto in classifica).

Funziona sempre così? E’ sempre la persona al nostro fianco quella che reputiamo “migliore”?

Ovviamente ho pensato alle persone che conosco, bene o male. Il paragone è stato inevitabile. E mi stupirei davvero molto nel sentire questo e quella dire altrettanto della persona al loro fianco, quando ai miei occhi, per talune persone, lo spettacolo è davvero misero….

Ma ognuno ha il suo metro di giudizio… Per fortuna!





Jimmy Choo for H&M (part 4): Così fan tutte!

16 11 2009

In fila dalle 2 per Jimmy Choo da H&M

Veglie in tutta Europa per scarpe e accessori disegnati dalla stilista

MILANO – Veglia notturna, in Italia e non solo, per le scarpe e gli accessori disegnati da Jimmy Choo per H&M, la famosa catena svedese di moda low cost. A Milano si sono messi in fila dalle 2 di notte trasformando la lunga attesa in un happening e quando il negozio a piazza San Babila ha aperto i battenti, alle 10, in coda c’erano mille persone. Guido Salini, 25 anni, è stato uno dei primi, in coda dalle 2, per fare “un fantastico regalo alla mia fidanzata che é a Parigi”. La quale, con un boy-friend così affettuoso, avrà potuto dormire invece di mettersi in coda anche lei, insieme con un migliaio di persone, davanti al negozio H&M di Boulevard Hausmann.

Sempre a Milano, nella lunga coda che si snodava in Galleria Passerella, c’é Allegra Abis, 27 anni, in attesa “dalle 7,15 perché – spiega – non potevo mancare!”. Claudia Riva (22 anni), Federica Riva (30 anni) e Alessandra Pozzi (22 anni) hanno fatto la ronda ogni mezz’ora giocando a carte nell’auto parcheggiata vicino. Camilla Berteni, 26 anni, é lì davanti dalle 7 in compagnia del fidanzato. Sara Marelli, 21 anni, si è messa in fila alle 4: “non posso non avere il sandalo borchiato, le ballerine e i bracciali”. E’ il nuovo giovane popolo della moda, quello davanti al negozio H&M di Milano e delle altre grandi città del mondo. A Tokyo – informano i portavoce della catena svedese – i pezzi firmati ‘Jimmy Choo for H&M’ sono andati tutti esauriti in sole 2 ore. A Parigi sono stati presi d’assalto da una valanga umana in attesa davanti alle vetrine di Boulevard Haussman. In Italia oltre a Milano, la collezione è stata venduta a Firenze (e la coda dalla Loggia del Porcellino arrivava al Ponte Vecchio), a Bari, a Roma in via del Corso, dove la coda era lunga e gruppi di giovani hanno dormito anche nelle auto in sosta.

SWITZERLAND FASHION

(Notizia ANSA.it)




Jimmy Choo for H&M (part 3): I fatti!

13 11 2009

high heel sandals Jimmy Choohigh heel shoes Jimmy Choo

Ed eccomi dunque a relazionare il Come.

Inizio presentazione previsto per le 19,00. Arrivo e già c’è un certo movimento. “Oddio, la fila anche ora?“, mi prende un accenno di sconforto. Avvicinandomi però mi rendo conto che è roba da poco. Tutti molto rilassati, molto larghi, con l’ambito cartoncino blu elettrico in mano.

Io e la Prescelta ci posizioniamo.

E non starò ad elencare gli innumerevoli e le innumerevoli che passando e vedendo la folla fuori da H&M mi domandava: “Ma cosa c’è?… Perchè siete qui?… Che fate qui in fila?…” Ma dico io, sono domande da farsi?

Arriva colei che ha permesso il realizzarsi di tutto, l’Autrice, e via. Più o meno ordinatamente ci accodiamo per le liste di entrata. Ed eviterò di raccontare di come l’Autrice mi ha dato della Samantha Jones… Forse sono stata un pò aggressive (direi gran faccia di tolla!), ma di fronte allo shopping sono davvero un panzer!

Entriamo.

Scendiamo.

Gioiamo.

Quello che ai nostri occhi, di comuni mortali, si è sempre presentato come l’abituale H&M, ora ha le sembianze di un parterre fashionissimo e luccicante. Con tanto di consolle e dj.

E a questo punto tutto ha inizio. Ma io non ero preparata.

Tanto per cominciare perdo di vista l’Autrice. “Beh“, mi dico “ci ritroviamo tra poco“. Illusa!

Mi butto quindi sulle esposizioni. Tocco, ma ancora non prendo nulla.

E faccio malissimo.

Avevo la mia personale lista, il mio budget prestabilito.

Ma nulla mi aveva preparata a questo…

L’aggressività l’ha fatta da padrona. Donne con occhi iniettati di sangue si catapultano su scatole di scarpe (la scatola delle scarpe rappresenta la perfezione del packaging!), toccano abiti che strappano dalle grucce, si caricano come dei muli da soma.

Insomma, delle insospettabili che perdono il contegno. Oltre alla capacità di ragionare.

Ho giusto il tempo di realizzare che quanto esposto non verrà più rimpiazzato, che inizio a correre da un angolo all’altro della zona adibita a Jimmy Choo. Arraffo finalmente uno dei due modelli di scarpe che mi ero promessa di comprare, ma non trovando più il secondo paio, ne prendo un altro. A caso (ma che risulterà quello più apprezzato da LUI).

Poi le borse. Sparite tutte le pochette. La borsa grande che voleva la Prescelta sfumata.

Il mio top luccicante…scomparso.

Afferro un vestito grigio in suede. Taglia 40 (quindi una 44). Enorme, ma non lo mollo. Lo proverà, ingrasserò, lo indosserò.

E poi arraffo un portafoglio assolutamente inutile.

Non è rimasto altro.

Non più quelle bustine con i meravigliosi braccialetti (che non avrei comprato, ma che ora diventano così indispensabili), niente più orecchini.

Le cavallette hanno fatto piazza pulita.

Persino dalle esposizioni.

E prima di trovare un angolino tranquillo tutto nostro, le vedo.

2 borse, size big, abbandonate lì. Le afferro senza indugiare.

Ora le abbiamo!

bracelet Jimmy Choo

Io e la Prescelta ci mettiamo quindi in un angolo del reparto uomo con il nostro malloppo a provare le scarpe.

La meraviglia.

Senza parole.

Perfette.

Insospettabilmente comode.

Insospettabilmente pelle 100%, non plasticose.

Uniche.

Magnifiche.

Ne prendo due paia. Mi servono!

In più ci offorno anche da bere.

Come ha detto una ragazza: “Ma che figata è fare shopping e tracannare ettolitri di prosecco?

Senza paragone.

La mia attenzione si sposta ora alla borsa. Morbidissima. Anche questa pelle 100%. Enorme. Come piacciono a me.

La prendo. E poi mi serve!

Lascio la Prescelta a presidiare il nostro prezioso malloppo (più volte insidiato da mani avide di passaggio a cui mi sono vista obbligata a rispondere ringhiando!), e vado in cerca dell’eventuale paio di scarpe rosse abbandonate o lasciate incustodite.

Le vedo. Se le sta provando una ragazza. Magari non le piaccono. Oppure non le stanno.

Attendo come un falco.

Niente, le prende.

Butto l’occhio in giro per cercare superstiti e vedo un sacchettino di tulle blu che mi guarda. Al suo interno un bracciale. Lo afferro prima che sia troppo tardi. Ed ecco la prima buona azione della serata: un ragazzo, forse impietosito dalla scena, o schifato dalla mia bavetta all’angolo della bocca, mi porge un altro sacchettino con l’identico braccialetto dicendomi con un sorriso (forse di compatimento): “Vuoi anche questo?“. La mia mano risponde prima della mia voce.

Prendo e scappo.

Torno dalla Prescelta con i trofei, uno per me, l’altro per lei.

Manca l’abito. Ma così non ci possiamo muovere. Occorrono delle shopping bags. Ci pensa la Prescelta. Che nel frattempo “libera” anche un paio di scarpe e la borsa grande, optando per una versione più piccola e meno appariscente. Pare che alla liberazione si sia assistito ad un accapigliamento.

Mentre l’aspetto quello che è ormai il mio cameriere di fiducia mi propina bicchieri su bicchieri. E arrivano anche i primi stuzzichini.

Insomma qui è una pacchia vera.

Via, verso i camerini. Con bicchiere in mano. Borsa a tracolla, scatola di scarpe nell’altra mano. Sudata fradicia. Ma felice.

A nulla valgono i tentativi di camuffare l’enorme sacco di patate che è l’abito. Anche con tutta la buona volontà è impossibile. Chiedo alla ragazza dei camerini se per caso, per sbaglio, qualcuno ha abbandonato il top sberluccicoso. Lo cerca. Mi guarda scuotendo la testa. Nel frattempo la Prescelta ha deciso che è più grassa di me e lei, nel vestito ci starà. Sciocca, povera illusa. Altro sacco di patate.

E ora, la seconda buona azione della serata: mentre affrante “liberiamo” anche quell’abito, arriva la ragazza dei camerini e con un sorriso mi dice: “Ce l’ho!” “Taglia?” chiedo io capendo subito e speranzosa… “36” mi risponde sorridendo. Perchè già sa che mi starà. E finalmente respiro. Eccolo, la taglia è la mia, il top è quello che volevo. Quando avrò capito come indossarlo sarà bellissimo da vedere.

Bottino della serata: due paia di scarpe, una borsa, un top, un braccialetto. Sacchetti fashionissimi. Pesanti.

Alleggerita di molti euro…. Ma ne vale sempre la pena.

E, non contente, all’uscita veniamo omaggiate con un sacchettino contenente un altro braccialetto.

Questa sì che è vita!

Sequins top Jimmy Choobag Jimmy Choo





Jimmy Choo for H&M (part 2): Missione compiuta!

12 11 2009

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